18/07/2021 22:39:44

Tutolo da risarcire per le accuse di Montagano

Sebbene conclusa da un anno e mezzo la questione penale, è andata avanti comunque la vicenda della presunta diffamazione ai danni di Antonio Tutolo che aveva invocato la condanna per Stefano Montagano.
L’imprenditore di San Severo nel 2012 lo aveva accusato di aver preso tangenti da un ristoratore nelle vicinanze di Ripatetta per far chiudere proprio la Bio Ecoagrim e per far questo si sarebbe pure fatto aiutare da qualche giornalista. 
Furono diffusi comunicati stampa (pubblicati da alcune testate locali) e distribuiti volantini in tutta la città per far sapere del comportamento di quello che allora era consigliere comunale di minoranza. 
Un anno e mezzo fa Montagano era stato assolto dal giudice del tribunale di Foggia Andrea Giannone perché il fatto non costituisce reato.

Ma il difensore di Tutolo, costituitosi parte civile nel processo, aveva subito annunciato che la cosa non sarebbe finita lì, e in effetti Giacomo Grasso si è rivolto alla Corte di Appello, chiedendo di riformare la sentenza ai soli fini civilistici.
E a Bari sono state accolte le sue tesi, visto che i giudici hanno dichiarato Montagano, difeso dagli avvocati Michele Vaira e Giuseppe Pesce responsabile dei danni provocati dalla sua condotta, condannandolo al pagamento delle spese processuali del doppio grado di giudizio (1.600 euro in totale, oltre agli accessori) e soprattutto al risarcimento danni da quantificare in un separato procedimento civile. 
“Lo avevamo detto che non ci saremmo arresi e i fatti ci hanno dato ragione – ha commentato l’avvocato Giacomo Grasso che ha riferito di non voler nemmeno attendere l’eventuale pronunciamento della Cassazione – per cui ora al giudice civile chiederemo adeguato e ragguardevole ristoro di quanto subito dal mio assistito, il quale conferma la sua intenzione di donare poi tutto in beneficenza”. 

Nelle motivazioni delle sentenza di assoluzione, per Montagano non è stato ravvisato il cosiddetto “dolo”, che poi starebbe alla base dell’eventuale crimine commesso. In buona sostanza, l’imputato non avrebbe affermato certe cose perché ne fosse convinto autonomamente, ma solo perché a conoscenza di quanto riferito da tale Benvenuto Petrella, il quale si sarebbe trovato casualmente presente al momento della dazione del denaro, tanto da essere poi andato subito a Ripatetta a riferirlo alla famiglia, all’epoca unica proprietaria dello stabilimento di compostaggio, e successivamente ai carabinieri in una propria deposizione. Data l’enorme rilevanza sociale e pubblica che a quei tempi rappresentava la questione “puzza”, secondo il giudice la contesa tra le parti avrebbe giustificato il legittimo “diritto di critica”, escludendo attacchi personali o aggressione della morale altrui e quindi giustificando l’esasperazione dei toni utilizzati.

Red. 

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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