22/07/2021 12:29:12

Sulla ‘Festa’, Pitta risponderà

Non si può certo dire che si tratti di un argomento nuovo o poco conosciuto, fatto sta che la vicenda della famosa “festa” attribuita a Giuseppe Pitta in occasione della sua investitura da avvocato è sbarcata apertamente in Consiglio comunale.
Nell'ultima seduta l’ha riportata e rinfocolata Francesco Di Battista che aveva invocato una risposta da mesi, quasi subito dopo quel 26 marzo quando un piccolo party sarebbe stato celebrato a casa di un amico del sindaco. In quei giorni erano in vigore diverse restrizioni di carattere epidemiologico, specie sugli incontri al chiuso tra non conviventi.
Per la prima volta anche lo stesso presidente del Consiglio Pietro Di Carlo ha sollecitato a chiarire una vicenda che lo stesso Di Battista ha definito “tutt’altro che di carattere privato, perchè noi dobbiamo sapere se e cosa sia accaduto quando tutti i lucerini erano sottoposti a ordinanze e obblighi da rispettare. Si tratta di una richiesta che era stata fatta anche da chi oggi fa parte della maggioranza”.
E Pitta, anche lui per la prima volta, si è pronunciato su un’accusa che privatamente ha sempre rigettato con un certo sdegno, nonostante siano girati parecchi particolari circostanziati in relazione all’identità dei partecipanti e anche alla ditta che avrebbe allestito il catering in una tenuta di campagna poco fuori città.
“Risponderò per iscritto – ha detto Pitta – anche se non sarei tenuto a darne conto, perché sono tranquillo sul mio operato. Finora ho evitato perché sarei stato sottoposto a un processo senza giudice e senza avvocato, con una condanna preordinata che era stata già emessa”.

Quello che è certo è che il “giuramento” da avvocato davanti al Consiglio dell’Ordine forense sia avvenuto proprio quella mattina. La breve cerimonia c’è stata al tribunale di Foggia dove si erano ritrovati tutti gli iscritti all’Albo dell’ultimo periodo e che avevano superato l’esame per l’esercizio della professione. In realtà quello dei neo avvocati è tecnicamente un “impegno solenne” a osservare “con lealtà, onore e diligenza” i propri doveri, anche deontologici, da manifestare con un’apposita formula verbale.

r.z.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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