02/10/2021 09:54:12

Si allarga l'inchiesta dopo il blitz della Finanza

Pur essendo stato sentito assieme all'assessore alla polizia municipale Alfonso Trivisonne come persona informata sui fatti, il sindaco Giuseppe Pitta continua a ripetere di non saperne nulla, né ufficialmente, né informalmente e perciò si considera impossibilitato a considerare un qualunque eventuale provvedimento. Attorno al comando dei vigili di Lucera è calata una cappa di silenzio imbevuto di timori e sospetti, mentre il diretto interessato risulta essere regolarmente in servizio. Nel frattempo il blitz della Guardia di finanza di dieci giorni fa sta scatenando in città un festival di ipotesi e dicerie, anche a sfondo boccaccesco, che forse solo ulteriori sviluppi potranno meglio spiegare, o perlomeno restituire alla popolazione una parola di maggiore chiarezza e serenità.
Su questa vicenda di cose certe ce ne sono davvero poche, ma l’iniziativa pubblica delle fiamme gialle sembra essere solo la punta di un iceberg dai contorni ancora poco definiti e senza dubbio piuttosto complessi, almeno a dar seguito ai risvolti che si sono verificati nei giorni successivi. Anzitutto è emerso che i militari provenienti dalla Tenenza di Lucera e dalla Compagnia di San Severo si sono presentati sia al comando di Viale Libertà che alla sede centrale del Comune in Corso Garibaldi. A Palazzo Mozzagrugno si sono concentrati in particolare sull’ufficio Personale, portando via atti riguardanti la posizione di alcuni dipendenti dell’ente, mentre in Viale Libertà (dove sono tornati anche lunedì scorso) hanno acquisito materiale all’Ufficio Contravvenzioni e soprattutto hanno sequestrato una parte dei documenti della stanza del comandante Beniamino Amorico, al quale sono stati prelevati anche i due cellulari in suo possesso, circostanza confermata dal suo stesso difensore Giuseppe Bizzarri.
Il maggiore, a capo del Corpo da 18 anni, tuttavia non sarebbe l’unico indagato per ipotesi di reato che restano custodite nel segreto assoluto, anche perché gli investigatori sono rinchiusi nel totale riserbo. 
Ma a finire sotto l’esame della procura in realtà ci sarebbero almeno un altro paio di persone, come un imprenditore del settore automobilistico, anche lui destinatario di un sequestro di smartphone. L’altro è invece un secondo appartenente alle forze dell’ordine, anch’egli “visitato” nel suo ufficio di Lucera, con il quale Amorico sarebbe stato visto molto spesso nelle ultime settimane, entrambi fuori dall’orario di servizio.
Per tutti non sono escluse intercettazioni telefoniche e ambientali, mentre quello che è certo è che le modalità quasi solenni e articolate con cui si stanno muovendo gli inquirenti in questi giorni lasciano trasparire la loro concentrazione su più possibili tracce investigative, anche perché a voler unire le estrazioni professionali dei tre presunti indagati verrebbe fuori un quadro di difficile interpretazione. Altro aspetto tutto da scoprire, inoltre, è se l’iniziativa giudiziaria sia partita da un input dell’ufficio del pubblico ministero, o se siano stati i militari a sottoporre alla procura risultanze derivanti magari da una segnalazione anonima di chi evidentemente aveva dimostrato di conoscere bene determinati retroscena, naturalmente ancora tutti da riscontrare. 

Red. 

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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