17/11/2021 15:19:01

La pandemia del diabete, 32 nuovi pazienti

C’è una pandemia silenziosa che si vede poco e si racconta ancora meno, eppure è dilagante. Basta dare un’occhiata ai dati della giornata di screening sul diabete svolta a Lucera domenica scorsa all’ospedale Lastaria di Lucera per comprendere quanto sia diffusa la patologia e a quali potenziali rischi di complicanze è soggetta la popolazione colpita.
Del resto, la sala d'aspetto piena di persone di ogni fascia di età, anche prima dell'apertura delle porte, rappresenta meglio di qualunque discorso o teoria la circostanza. L’iniziativa del Dipartimento di Medicina è stata letteralmente presa d'assalto, con 105 accessi al sistema di controlli e verifiche allestito sotto il coordinamento della dottoressa Katia Monteleone, specialista in Diabetologia ed Endocrinologia. L’età media è stata di 56 anni, con una spiccata prevalenza di situazioni di sovrappeso (44) o addirittura obesità (41). Molto frequenti anche i riscontri su tabagismo (23), ipertensione arteriosa (39), alcool (15) e familiarità per diabete (61). 
L’occasione è stata data proprio dalla celebrazione della Giornata mondiale del diabete, e la ricorrenza festiva non ha affatto scoraggiato tante persone, magati inviate dai rispettivi medici di famiglia, che hanno potuto verificare con maggiore precisione il proprio stato di salute, soprattutto in relazione alla glicemia. L’iniziativa si rivolgeva alla cittadinanza locale e con estensione fino ai Monti dauni. 
Alla fine sono emerse 32 situazioni cliniche che hanno portato subito allo stato di paziente sul quale operare successivi approfondimenti. Le incidenze riguardano sempre le stesse causalità: 9 persone in sovrappeso, 19 obese, 8 con tabagismo, 19 con ipertensione arteriosa, 5 alle prese con alcol e 22 con familiarità. 

"Siamo molto contenti dell’interesse suscitato e dell’affluenza che abbiamo registrato – ha riferito la dottoressa Monteleone che gestisce anche l’ambulatorio annesso al Dipartimento – perché ci siamo rivolti proprio a chi non sapeva ancora di essere affetto da diabete mellito ma che era fortemente a rischio. Importante è stata anche la possibilità di fornire adeguate indicazioni dietetico-comportamentali (alimentazione a basso indice glicemico e regolare motricità), mirate a procrastinare o magari a evitare quanto più possibile l’insorgenza della patologia. L’obiettivo era proprio quello di sensibilizzare i pazienti su una sindrome così frequente ed invalidante, sottolineando la necessità e l’utilità di un pur semplice screening, così da garantire l’accesso alle cure mediche e di ritardare così l’insorgenza delle complicanze croniche”.

Le attività sono consistite in rilievi antropometrici, misurazione della pressione e della glicemia, oltre a colloqui mirati a informare adeguatamente sui rischi derivanti dall'eccesso di zucchero nel sangue e sui corretti stili di vita da tenere a scopo preventivo. 

r.z.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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