18/11/2021 07:27:42

La giustizia nel nuovo libro di Antonio Pitta

Bibbia e Giurisprudenza in dialogo sul tema della giustizia. Cos’è per l’una e cos’è invece per l’altra lo spiegano due illustri professori, Antonio Pitta e Nicolò Lipari, che hanno pubblicato con la Gregorian & Biblical Press il volume intitolato appunto “La Giustizia. Bibbia e Giurisprudenza in dialogo”. 
Nelle sue 142 pagine il libro interroga e fa riflettere l’uomo contemporaneo, credente o meno, sul tema cruciale della giustizia, aprendo di fatto un dibattito. 

“È una sfida – così lo presenta Pitta a Luceraweb - perché questo testo a quattro mani inaugura una collana breve (Perle, ndr) molto divulgativa su temi incrociati che coinvolgono diverse discipline”.
Antonio Pitta, originario di Lucera, è professore ordinario di esegesi del Nuovo Testamento presso la Pontificia Università Lateranense e professore invitato presso la Pontificia Università Gregoriana. Tra i più importanti studiosi delle lettere paoline, ha pubblicato commenti esegetici su Galati, Romani, Seconda Corinzi e Filippesi. 

Diritto e fede si incontrano nella storia che è, all'un tempo, luogo concreto di verifica del modo in cui la ricerca della regola si confronta con l'aspirazione al conseguimento di un risultato di giustizia, nonché strumento essenziale del disegno redentivo. Accennate in altre lettere, le tensioni tra giustizia e Legge sono affrontate soprattutto nella Lettera ai Romani: l'evangelo di Dio in cui Paolo raccoglie le sfide sulla Legge e la giustizia per dipanarle con qualsiasi destinatario.
A ciò risponde Nicolò Lipari, professore emerito di Istituzioni di diritto privato presso l'Università La Sapienza di Roma. La sua più recente produzione scientifica è incentrata sul superamento del formalismo giuridico e sull'accentuazione del necessario raccordo tra diritto e giustizia.

“La giustizia è relazionale – chiarisce il professor Pitta - non è un caso che ogni volta che c’è un nuovo governo c’è la riforma della giustizia. È sempre una questione scottante perché relaziona le persone e, nel caso della Bibbia, le relaziona a Dio. La mia parte di questo testo è dedicata proprio alla giustizia di Dio nella Lettera ai Romani, che è anche giustificazione, giudizio. Questo avviene anche a livello giuridico: definire la giustizia è anche una delle sfide più ampie e più attuali perché definire ciò che è giusto per una persona non lo è per altre”.

Dal dibattito moderno sulla giustizia, tra le altre cose, emerge anche la difficoltà dell’uomo contemporaneo a distinguere tra ciò che è giusto e ciò che non lo è e a cogliere l’ingiustizia.
“La giustizia implica la ricerca di ciò che è giusto o retto, ciò che è diritto della persona umana, che determina la giustizia. Se un non credente è posto di fronte alla giustizia, ha ragione Lipari ad evidenziare che il principio di ragionevolezza determina la giustizia nelle relazioni umane.
Per il credente la giustizia è la capacità, la forza che Dio ha di rendere giusti: è un dono, non è un diritto. Sono prospettive diverse ma certamente complementari”.

L’uomo di oggi fa più affidamento sulla legge che sulla giustizia?
“Nel mio intervento – per rendere accessibile la tematica della giustizia nella Lettera ai Romani - mi sono servito di una metafora ampia, quella del labirinto; è noto quello di Dadalo. E nel labirinto della giustizia la legge è la lanterna, la luce che guida, non è la giustizia. Confondere la legge con la giustizia è estremamente pericoloso, perché altrimenti si cade nel legalismo. Per questo la legge è la lanterna mentre la fede è il filo che guida attraverso il labirinto. Il pericolo oggi è di rendere tutto legalista senza perseguire la giustizia, che è il valore più ampio”.

Per l’uomo contemporaneo e il credente la bilancia, come rappresentazione della giustizia, è ancora un simbolo ancora valido?
“Il simbolo della giustizia vale anche per il credente, per tutti. La bilancia richiede di essere ben tarata proprio perché è un simbolo che rende ragione della giustizia. Non bisogna confondere l’equità con la giustizia. La bilancia rimanda l’idea che bisogna dare a ciascuno il suo, la giustizia no, pone al centro della taratura di una bilancia così pensata la persona umana. Guai se pensassimo la giustizia come il dare semplicemente a ciascuno il suo, sarebbe giudizio. Non dobbiamo confondere la giustizia col giudizio, sono due realtà estremamente diverse. 
Dunque è fondamentale questo rapporto simbolico tra il dare a ciascuno il suo e la giustizia, ma l’equità è una parte della giustizia, non è la giustizia. Perché la giustizia è giustificazione per il credente ed è reintegrazione della persona umana, per chi non crede, lo ha spiegato bene Lipari”.

Il giudice è colui che amministra la giustizia, ma come deve essere per essere giusto?
“È significativo che proprio nella Lettera ai Romani di San Paolo il termine giustizia attraversa tutta la lettera ma non si parla mai di Dio come giudice, perché Dio è dalla parte dell’uomo che ha bisogno di essere giustificato. Anche se è giusto, non è mai presentato come giudice, compie azioni di giudice, perché ci sarà il giudizio finale per tutti, ma non si presenta mai come giudice, perché Dio cerca di giustificare in tutti i modi la persona che vale più di qualsiasi bilancia”.

Enza Gagliardi

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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