20/11/2021 09:21:09

Nicola oltre gli ostacoli, con Silvana

Alzi la mano chi non conosce a Lucera Nicola Capogrosso e sua moglie Silvana. Magari c’è chi non ha mai fruito dei loro servizi fotografici, ma sono sempre stati un punto di riferimento del settore, non fosse altro per signorilità e correttezza di comportamenti.
Esattamente da tre anni e mezzo stanno vivendo, naturalmente ancora insieme, un nuovo segmento della vita di coppia e di famiglia, mostrando apertamente un esempio pratico e concreto di resilienza. 
Nicola a 65 anni potrebbe festeggiare varie ricorrenze, ma c’è soprattutto un nuovo compleanno per lui che ricade il 20 maggio 2018, quando è iniziato un nuovo cammino, sebbene senza più l’ausilio di gambe e braccia. Ma con la sua sedia a rotelle, assieme alla moglie Silvana, potrebbe tranquillamente di salire in cattedra (e lo fanno già!) e insegnare a tutti come si possa reagire a una situazione drammatica, quasi del tutto irreversibile, e dimostrare che molti affrontano spesso con rabbia e vittimismo le vicende più complicate della vita, loro innanzitutto le hanno accolte nella propria.

Tutto nasce da quell’assolato primo pomeriggio in cui stava portando alle stampe gli scatti di un servizio per una prima comunione, quando l’incidente frontale più banale del mondo (la sua auto viaggiava a 12 km/h e l’altra a non più di 40!) sulla complanare della SS.17 ha spento il suo corpo dal collo in giù. A quel punto è diventato quasi un dettaglio insignificante che per 2 soli millimetri più in basso quella lesione delle vertebre cervicali non avrebbe provocato danni così pesanti e quindi oggi sarebbe ancora alla sua attività. 
Ma nove giorni di coma, due interventi chirurgici, quattro ospedali visitati sono solo le tappe riferite da entrambi con il sorriso, perché senza troppe spiegazioni e rimuginamenti è iniziata una nuova vita personale. Sempre e comunque insieme. 

E il loro esempio, fatto di azioni, prima che di parole, è servito come testimonianza diretta di come non ci si arrende alle avversità, specie nei confronti di pazienti e familiari di altri compagni di stanze o di situazioni che hanno trovato nei loro gesti quotidiani la forza per reagire e andare avanti. 
La moglie è diventata ancora una volta la prima assistente del marito, però con un coefficiente di difficoltà decisamente più alto, in termini di prestazioni e sacrifici.
“Se ami una persona ti viene spontaneo – ha raccontato Silvana a Luceraweb – e quindi non c’è molto da pensare e calcolare. Noi poi amiamo troppo la vita e sentiamo forte la presenza del Signore che non mi ha mai abbandonata anche quando era molto più facile farsi vincere dalla disperazione. Se ci guardiamo indietro, capiamo che molte cose fatte nei giorni più duri e dolorosi non avremmo potuto compierle con le sole nostre forze. E sembra quasi divertente ricordare che i problemi più grossi li ho avuti nella logistica e per la burocrazia che da queste parti è ancora più complessa, ma ho trovato sempre chi mi ha aiutata ad aiutare Nicola”. 

La base di partenza per tutto è stato l’ospedale Montecatone di Imola, un centro specializzato nel recupero riabilitativo, dove Nicola ha ricominciato a rimettere insieme tutte le sue risorse fisiche e mentali. O come dice lui "a riconfigurarsi”.
E l’arte per lui è stata sempre la seconda compagna di vita, perché proprio in quella sede ha letteralmente ripreso colore un amore giovanile mai rinnegato: la pittura. E poco importa se le mani non possono reggere il pennello, perché ora ci pensa uno speciale caschetto a trasformare i movimenti della testa in tocchi sulla tela da dove spuntano paesaggi straordinari, quasi sempre marittimi, che molto spesso un normodotato non saprebbe riprodurre.
“Io dipingo da oltre 40 anni – ha aggiunto Nicola - e non avevo mai abbandonato l’attività, anche se era molto più saltuaria. Quando sono sceso dal letto, l’impatto con il laboratorio dell’ospedale non mi ha fatto un bell’effetto, perché guardavo le mie mani e le mie braccia. Invece ci sono voluti pochi giorni per trovare una strada alternativa che oggi mi da’ soddisfazione e mi impegna nelle pause della preziosa fisioterapia
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Eppure gli avevano dato zero speranze di un recupero anche minimo delle proprie funzionalità motorie. E invece da qualche giorno cambia i canali con il suo telecomando e muove le braccia verso il suo cuore.
Non gliene avevano date molte anche subito dopo la disgrazia, ma è stato lui stesso a dettare all’infermiere soccorritore il numero di telefono della moglie, nei pochi secondi che avevano separato lo svenimento dopo l’incidente e il successivo stato di coma. 
E queste cose la scienza non potrà spiegarle mai.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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