25/11/2021 08:46:11

La lotta della medicina contro il dolore cronico

Il dolore non va sopportato, ma va combattuto e controllato. Lo dicono gli anestesisti. E ci sono tanti modi per farlo, anche a Lucera dove esiste un apposito centro attivo all’ospedale Lastaria in cui operano due specialisti che hanno un bagaglio formativo legato anche alle terapie antalgiche. 
La medicina, con l’ausilio della ricerca e della tecnologia, negli ultimi anni ha fatto grandissimi progressi in termini clinici.
Dal punto di vista legislativo, inoltre, l’Italia è un Paese leader, visto che dal 2010 esiste una legge, la 38, che sancisce il diritto alle cure specifiche per alleviare le sofferenze e migliorare la qualità della vita. Il vero problema è l’informazione ai cittadini che spesso nemmeno immaginano le possibilità fornite da cure non solo farmacologiche per quella che è una vera e propria malattia sociale, in aggiunta a quella che ha generato il dolore cronico, cioè superiore ai sei mesi. 
Il Rotary Club venerdì scorso ha promosso la conoscenza di qusti argomenti e possibilità, con l’organizzazione di un convegno divulgativo animato dagli stessi medici del centro lucerino, i quali hanno spiegato che le cure possono consistere anche nel ricorso agli oppiacei e alla chirurgia neurologica, strade sempe più praticate, ma per le quali ci vuole consapevolezza e disponibilità da parte dei medici e degli stessi pazienti. 

“In questo campo, quando sembra che non ci sia più niente da fare, c’è ancora molto da fare – ha subito provocato il dottor Leonardo Consoletti, responsabile della struttura lucerina – anche perché ogni malato del genere costa in media 5 mila euro all’anno, e quindi ci sono risvolti anche economici. Bisognerebbe ringraziarlo il dolore, perché è il segnale che qualcosa non va nel nostro organismo. Ma se si tratta di un’insorgenza acuta, si pone rimedio al sintomo e si risolve velocemente. Il problema vero è quando bisogna conviverci, e il paziente si deve poter curare. Non bisogna sopportare ma controllare con l’adeguata terapia. In Italia ci sono 13 milioni di persone alle prese con il dolore di varia natura e, potrà sembrare strano, solo 400 mila derivano da un cancro. Tutto il resto è un mondo variegato di patologie che spesso vengono trattate con semplici antinfiammatori, spesso non appropriati. Ogni anno muoiono solo nel nostro Paese 4 mila persone per abuso di questi farmaci, magari usati per curare l’artrosi che non è una infiammazione. La rete dei nostri centri vuole evitare il cosiddetto ‘pellegrinaggio della sofferenza’, fatto prima di trovare una opportuna soluzione al proprio dolore”.

E una delle soluzioni ancora poco penetrate nella cultura sanitaria degli ultimi anni è il ricorso agli oppiacei, per i quali gli esperti evidenziano una vera e propria fobia, alimentata da pregiudizi e ignoranza, anche da parte degli stessi medici di famiglia. A spiegare vantaggi e utilizzi è stato il dottor Teodoro Di Foggia: “Quando il dolore è lieve, paracetamolo e antinfiammatori sono più che sufficienti, ma quando la soglia si alza fino ad arrivare al terzo stadio, allora la morfina ci può aiutare molto. Tuttavia bisogna far capire a tante persone che si tratta di una sostanza da non temere, non crea dipendenza, non ha il cosiddetto ‘effetto tetto’, oltre il quale non sarebbe più efficace, e rappresenta il cardine della terapia analgesica. Ormai è possibile trovarla in varie modalità, anche per bocca, addirittura sotto forma di sciroppo. Ma sulla morfina ci sono ancora tanti tabù, anche di carattere sociale, difficili da abolire”.  

La dottoressa Nicoletta Di Francesco, invece, ha concluso gli interventi illustrando tutta la terza parte delle armi a disposizione degli anestesisti: la terapia antalgica interventistica che viene utilizzara dopo il terzo stadio di dolore o quando gli effetti collaterali dai farmaci diventano preminenti. 
“Sono trattamenti invasivi – ha spiegato – ma ormai di facile esecuzione e diffusione, anche a Lucera dove abbiamo una sala operatoria appositamente dedicata e munita di apparecchiatura radiologica che ci permette di raggiungere con precisione il punto in cui inserire dispositivi di varia natura.
Si parte da infiltrazioni e blocchi nervosi periferici o centrali, e si arriva a modulazioni, lesioni o ablazioni neurologiche. Una delle tecniche maggiormente utilizzate è l’impianto di pompe elettroniche programmabili, con le quali somministrare farmaci direttamente sul punto doloroso e con quantità fortemente ridotte rispetto a quelle orali o venose, riducendo pure gli eventuali effetti collaterali. Potrà sembrare strano, ma per trattare il dolore è nostra alleata anche la corrente, a cui ricorriamo per effettuare stimolazioni elettriche del midollo spinale”. 

“La nostra attività è un servizio per il territorio – ha concluso il presidente del Rotary Club, Michele Piacquadio – e questa era una perfetta occasione per perseguire i nostri obiettivi. Abbiamo visto una platea attenta e partecipata, e io stesso ho scoperto cose nuove decisamente preziose per chi ne ha veramente bisogno”.

Riccardo Zingaro

Nicoletta Di Francesco e Leonardo Consoletti, specialisti della medicina del dolore all'ospedale Lastaria

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

Condividi con:

0,0156s.