15/12/2021 08:55:03

Il metaverso, il prossimo capitolo delle nostre vite

Durante quest’ultimo mese si è sentito spesso parlare del metaverso, un mondo digitale e immersivo che sfrutta la realtà virtuale. 

Dopo il discusso cambio del nome della famosa società posseduta da Mark Zuckerberg, Facebook, ora divenuta Meta, l’argomento è subito diventato cardine nell’ambito dell’informatica e della tecnologia. Ma il termine metaverso ha origini ben diverse. 
Infatti è opera dell’autore fantascientifico statunitense Neal Town Stephenson, noto al pubblico per le sue opere post-cyberpunk, ovvero sugli sviluppi tecnologici del futuro. Tramite la citazione del termine in Snow Crash, sua celebre opera, il metaverso ha iniziato a svilupparsi e ad allargare gli orizzonti della specie umana. All’interno dei mondi virtuali, è il creatore a decidere cosa fare e in che modo, sfruttando la tecnologia 3D, elemento di base per i metaversi. 

Prendendo come esempio il caso di Facebook, Zuckerberg desidera creare un metaverso che sia accessibile a tutti e che rappresenti una vera e propria versione virtuale del nostro pianeta, rendendo digitali tutti gli ambiti delle nostre vite e  sfruttando i social network affiliati ad esso (Instagram, Facebook, Whatsapp e Linkedin). Come punto di partenza, Meta ha deciso di sviluppare inizialmente una serie di strumenti per poter accedere ed utilizzare concretamente il metaverso raggruppati in una collezione chiamata Horizon. Al suo interno è incluso tutto, dal software al casco virtuale, il tutto basato sul mondo social.

C’è da dire che tutto questo potrebbe provocare un’epocale svolta nell’ambito del mondo di internet e della società umana in generale, in quanto l’uso di queste nuove tecnologie come quella virtuale (VR) e della realtà aumentata (AR), sulle quali il metaverso poggia, potrebbe aprire a numerose possibilità ed opportunità in qualsiasi ambito, dall’istruzione all’industria, ed arrivare persino a colmare alcuni gap presenti in ogni ambito della nostra società, come ad esempio quello dell’occupazione lavorativa. Le realtà virtuali infatti possiedono un notevole potenziale riguardo al loro uso nell’ambito educativo e lavorativo, rendendo accessibile (anche a chi non può permetterselo) ad esempio luoghi di interesse culturale e semplificando l’impiego delle competenze lavorative. Degli esempi possono essere Horizon Worlds e Horizon Workrooms, due articolazioni del metaverso che Meta sta progettando, ora disponibili strettamente in versione beta chiusa accessibile solo su invito, in cui è possibile realizzare dialoghi e visioni educative e lavorative avendo una parvenza di realtà, anche se il tutto invece è finto, immaginario. 

Anche se solo oggi si è iniziato a parlare con rilevanza di metaverso, in realtà registi e creatori di videogiochi già da alcuni hanno creato mondi che vi si ispirano. Possiamo partire dal capolavoro di Steven Spielberg “Ready Player One”, uscito nelle sale nel 2018, esempio primordiale e completo di che cos’è un metaverso e di come potrebbe essere il mondo reale quando questo diventerà parte integrante delle nostre vite. 
Oppure il celebre Matrix, che “getta” le basi sul concetto di metaverso. Ma è possibile anche prendere come esempio il recente e pluripremiato videogame “Cyberpunk 2077”, sviluppato dalla famosa società del settore CD Projekt RED, in cui il giocatore viene catapultato in una realtà ultra-moderna ambientata nell’era cyberpunk in cui il gameplay prende forma in base alle scelte che il giocatore fa, così da far sembrare il tutto reale. 
Quindi, grazie a questi esempi, possiamo capire che qualcosa si stava già muovendo partendo proprio dagli ambiti più sviluppati e in continua crescita, come quello dell’industria cinematografia e video-ludica. Il potenziale delle realtà virtuali è davvero immenso e spettacolare, grazie alla possibilità di poter plasmare e progettare a proprio piacimento una propria identità digitale in un altro mondo, che potrebbe anche risultare (in alcuni casi) migliore del nostro. 
Il mondo dei metaversi sarà sempre in continua evoluzione ed è bello pensare potrebbe  diventare uno strumento cardine della nostra quotidianità nel futuro. La sola idea che in futuro potremmo assistere a concerti dal vivo senza muoverci da casa e spendere molti soldi, guardare un incontro sportivo, salutare persone che vivono dall’altra parte del mondo, provare dei vestiti senza andare in negozio, visitare monumenti e capitali, fare delle gite, ascoltare la musica come mai è stato fatto prima d’ora ed essere presenti nella realtà in un luogo, cinema o sala convegni che sia, ci rende consapevoli che l’essere umano potrebbe arrivare persino a realizzare ciò che si riteneva irrealizzabile, dando così spazio all’idea che in futuro, tutti noi, ci ritroveremo a vivere in una realtà mista ancora più concreta.

Riccardo Cristiano - 3^A SIA 

(Laboratorio di Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento “Scrivere per il web”, in collaborazione con Luceraweb)      

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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