15/01/2022 09:53:55

Grano, il prezzo (non) è giusto

Per acquistare il grano italiano basta pagare il giusto prezzo agli agricoltori, per arginare al contempo il balzo dei prezzi della pasta che può essere affrontato con una adeguata programmazione che consenta di aumentare la produzione di grano duro made in Italy in una situazione in cui il Belpaese importa circa il 40% del grano di cui ha bisogno, con un evidente e scontato aumento dei costi a carico dell’industria molitoria. E’ quanto evidenzia la Coldiretti Puglia, stigmatizzando nuovamente l’assenza reiterata di Italmopa in seno alla Commissione Unica Nazionale sperimentale del grano duro, in riferimento alle dichiarazioni del presidente dei Pastai di Union Food-Confindustria Riccardo Felicetti. 
Come riconoscono i pastai – sottolinea la Coldiretti regionale - il grano italiano viene sottopagato a prezzi inferiori di quello estero nonostante sia “appetibile” e sicuro perché ottenuto senza l’impiego del diserbante glifosato in preraccolta, una modalità consentita invece da Paesi dai quali importano come il Canada. Nonostante questo, molte industrie hanno infatti preferito continuare ad acquistare per anni in modo speculativo sul mercato mondiale, anziché garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale attraverso i contratti di filiera sostenuti dalla Coldiretti. Una miopia che – precisa la Coldiretti Puglia  - ha costretto gli agricoltori italiani a ridurre le superfici coltivate e a cercare mercati alternativi che riconoscono prezzi più equi. Oggi ci sono le condizioni per rispondere alle domanda di italianità dei consumatori e di qualità dell’industria investendo sull’agricoltura nazionale con rapporti di filiera virtuosi che – conclude la Coldiretti - valorizzino i primati del Made in Italy e garantiscano una giusta distribuzione del valore.

“E’ assordate il silenzio dei pastai e la prolungata assenza al tavolo della Commissione Unica Nazionale sperimentale – ha spiegato Maddalena Rignanese Rinaldi, componente di Coldiretti Puglia in sede Cun - dove dalla prima convocazione in avanti non si riesce a procedere ad una corretta e trasparente valutazione dell’andamento del mercato, in quanto la parte acquirente non si presenta in commissione e non invia le schede di mercato, con la mancata quotazione sul listino. Con la Cun dovremmo riportare in trasparenza costi di produzione e prezzi del grano, sottoposto a speculazioni inaccettabili, oltre a controlli serrati con una cabina di regia coordinata tra ICQRF, NAS, ASL e gli altri organi deputati alle verifiche”.

La Puglia è il principale produttore italiano di grano duro, con 360.000 ettari coltivati e 9.990.000 quintali prodotto e valore della filiera della pasta in Puglia pari a 542.000.000 euro. La domanda di grano 100% Made in Italy si scontra con anni di disattenzione e abbandono che nell’ultimo decennio hanno portato alla scomparsa di 1 campo su 5, dopo con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati con effetti dirompenti sull’economia, sull’occupazione e sull’ambiente, dalla concorrenza sleale delle importazioni dall’estero soprattutto da aree del pianeta che non rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale in vigore nel nostro Paese.

Secondo Coldiretti, per fermare le speculazioni e garantire la disponibilità del grano e degli altri prodotti agricoli, occorre lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali. Ci sarebbero le condizioni per incrementare la produzione di grano in Italia dove è peraltro vietato l’uso del diserbante chimico glifosato in preraccolta, a differenza di quanto avviene in Canada.

f.g.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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