14/03/2022 07:24:01

I beni rifugio in tempi di guerra

In tempi di guerra come quelli attuali si torna sempre a parlare di beni rifugio per sottolineare quanto e perché essi siano importanti. Ciò è avvenuto anche questa volta, con gli investitori che tendono le orecchie alle quotazioni dell'oro in tempo reale, visto che la soglia psicologica del 2mila dollari l’oncia è sempre più vicina. È inevitabile che tra le conseguenze del conflitto vi sia, da parte degli investitori, il desiderio di puntare su ciò che essi ritengono più sicuro. Peraltro i mercati sono altamente volatili: ecco, quindi, che i trader non possono fare a meno di rivolgere la propria attenzione ai cosiddetti safe haven.

L’oro come bene rifugio
Nel novero dei beni rifugio, un ruolo di primo piano è senza alcun dubbio quello che viene ricoperto dall’oro. Spesso si sente parlare di questo argomento, e la corsa all’oro è ripartita per l’ennesima volta non appena la guerra fra la Russia e l’Ucraina è ufficialmente cominciata. Tuttavia il rialzo delle quotazioni del metallo giallo non ha rappresentato una sorpresa; anzi, questa tendenza era già in corso da alcune settimane, complice la crescita delle tensioni fra Kiev e Mosca. Si era già arrivati a un valore di oltre 1900 dollari l’oncia, ed era cominciato il percorso in direzione dei 2mila dollari. Vale la pena di ricordare, a questo proposito, che il picco è stato registrato nell’estate di due anni fa, con un valore massimo di 2070 dollari l’oncia.

Perché si punta sempre sull’oro
Ma quali sono i fattori che inducono gli investitori a privilegiare l’oro? In primo luogo è bene specificare che investire in oro non vuol dire poter disporre dei classici lingotti chiusi in una qualche cassetta di sicurezza. Ci sono anche delle alternative che meritano di essere prese in considerazione: per esempio gli etc garantiti da oro fisico, che riproducono l’andamento dell’oro e che sono disponibili anche a Piazza Affari. Non vanno dimenticati, poi, i fondi di investimento che fanno riferimento alle azioni del settore minerario. Nel momento in cui il contesto economico e sociale si trova in una situazione di forte crisi, la sola opzione che si ha a disposizione per tutelare il capitale consiste nel decidere di investire il denaro in beni che sono dotati di un valore intrinseco: beni, quindi, che non possono venire svalutati a causa di un evento specifico.

L’oro conviene sempre
L’oro è uno dei beni in questione: un investimento sicuro, per quanto il rendimento standard non sia molto alto. Il fatto è che il metallo giallo assicura coperture rispetto a possibili ondate di volatilità e al tempo stesso dalle conseguenze dell’inflazione a cui i beni vanno incontro in una situazione di crisi. Se si presta fede alle informazioni fornite dal World Gold Council, in tutto il mondo nel 2021 la domanda di oro era di oltre 4mila tonnellate. La gioielleria ha dato una spinta significativa nel corso degli ultimi tre mesi del 2021, quando comunque c’è stata anche una forte richiesta di lingotti e di monete.

L’attività delle banche centrali
Un ruolo primario è stato anche quello delle banche centrali, che hanno accumulato 463mila chili di oro, vale a dire più dell’80% in più rispetto a quanto era stato fatto nel 2020: è per questo motivo che le riserve auree hanno toccato livelli che non erano mai stati raggiunti nel corso degli ultimi tre decenni. C’è chi ritiene che questa mossa possa avere delle ripercussioni positive, una volta che la guerra si sarà conclusa, per consentire alle economie nazionali di risollevarsi. In effetti le riserve auree possono essere considerate una specie di garanzia rispetto alla stabilità economica di una nazione nell’ipotesi di un rischio default. Proprio i Paesi che possono contare su una riserva aurea più elevata sono quelli che si dimostrano più solidi e che, quindi, riescono a uscire prima da situazioni di crisi economica o politica, da stati di flessione o da recessioni.

Non solo oro
Non c’è solo l’oro, comunque: anche altri beni rifugio attirano gli investitori nei periodi di guerra. Per esempio, le valute di Paesi solidi. Alcune monete sono ritenute molto forti, sempre che facciano riferimento a Paesi i cui conti pubblici sono in ordine e che vantano robusti dati macro. Nella categoria dei beni rifugio possono essere inseriti, per esempio, il franco svizzero, lo yen giapponese e il dollaro americano. Il franco svizzero, in particolare, in occasione della crisi finanziaria del 2008 è stato il più opzionato.

I titoli di Stato
Il discorso è abbastanza simile quando si parla di titoli di Stato, che sono connessi alla stabilità dei Paesi. Ovviamente, essi possono essere annoverati come beni rifugio solo se vengono emessi da Paesi che si caratterizzano per un livello elevato di affidabilità creditizia, come sancito dalle agenzie di rating. I Bund della Germania sono un tipico esempio di obbligazioni che si considerano beni rifugio, ma lo stesso si può dire per i Treasury degli Stati Uniti, con scadenza a dieci anni. Non stupisce scoprire, dunque, che in tutto il mondo lo stock di riserve auree più consistente è quello degli Usa, mentre al secondo posto c’è quello della Germania: per gli americani di parla di 8.133 tonnellate di oro, mentre la banca centrale tedesca (la Bundesbank) può vantare ben 3.374 tonnellate.

c.g.
 

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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