04/05/2022 07:34:21

L’olio nelle vene dei fratelli Iannone

Se si chiedono in giro informazioni sull’azienda agricola “Terre del Borgo”, praticamente nessuno è in grado di dire qualcosa. E infatti ci è voluto il primo riconoscimento pubblico, come l’inserimento di un suo olio nella guida 2022 del Gambero Rosso presentata il mese scorso, per far venire alla luce un percorso imprenditoriale e ancora di  più una storia familiare. E’ quella dei fratelli Iannone, Domenico, Luca e Andrea che invece singolarmente sono conosciuti in città, ma solo da chi li ha frequentati nella giovinezza, perché poi sono andati al nord a costruire il rispettivo futuro. Ma non ce l’hanno fatta a rimanere lontani per sempre. E allora cinque anni fa sono tornati, almeno in parte, perché hanno ricreato il loro vero e proprio luogo del cuore, quello della loro infanzia, dominato da nonno Domenico che oggi non c’è più, ma che è il vero personaggio principale di una vicenda che fonde terra, ricordi e cultura agricola. 
Hanno costruito un percorso che sta portando i primi risultati in termini di visibilità, iniziato quando i due fratelli più grandi nel 2017 un giorno si sono guardati negli occhi e hanno capito che non potevano continuare a girare l’Italia senza mettere un punto fermo alle rispettive esistenze. E la soluzione l’avevano a portata di mano, ma fino a quel momento non se ne erano accorti.
“Era la terra di nostro nonno Domenico – ha raccontato Luca Iannone – un uliveto di oltre due secoli di vita, di soli cinque ettari a Torre Bianca di Borgo San Giusto, ma custode di diverse varietà di olive che ne facevano, e ne fanno, uno scrigno eccezionale di ricchezza agricola e culturale. Quando è venuto a mancare, quelle piante erano finite quasi abbandonate, e noi fratelli nel frattempo eravamo andati via a studiare. Ma la nostra famiglia è nell’agricoltura da sempre, quindi il passato ci ha inseguito, perché noi sui quei terreni siamo letteralmente cresciuti e ci siamo resi conto che i nostri figli avrebbero avuto bisogno di rivivere le nostre stesse origini, e fare esperienze come quelle che abbiamo fatto noi da piccoli. E allora abbiamo deciso di riprendere tutto in mano, e avviare una produzione che fosse un omaggio a nostro nonno, impostando un discorso che puntasse esclusivamente sulla massima qualità in tutte le fasi della produzione. Era una priorità assoluta che volevamo offrire, e sapevamo di cosa stavamo parlando, perché la nostra formazione professionale è immersa proprio nel settore delle consulenze per la ristorazione e nella gestione di imprese”. 

L’idea di fondo era precisa, ma per certi aspetti scandalosa a queste latitudini, cioè quella di saltare completamente il mercato locale, e indirizzarsi verso una fascia di alto livello, proponendo l’olio a chef affermati o verso una clientela in grado di riconoscere e apprezzare in ogni goccia un lavoro quasi maniacale svolto tutto l’anno, tanto più a novembre quando è il momento della raccolta, dell’olivaggio e della molitura. 
“Siamo tornati a casa perché pensiamo di poter parlare a testa alta della nostra terra e della nostra tradizione agricola – ha aggiunto Iannone – e questo atteggiamento, allargato a tante altre realtà familiari come la nostra, può innescare un circolo virtuoso. Noi siamo tornati perché siamo orgogliosi del nostro patrimonio culturale e della nostra eredità. E quindi ci siamo resi conto che nonno Domenico faceva già quello che oggi chiamiamo ‘biologico’, grazie a un’agricoltura naturale che non considerava certi elementi esterni a quelli apportati da madre natura. Solo pioggia, vento e sole. E quindi è stato facile, ma nello stesso tempo impegnativo, trovare le giuste direttrici che oggi abbiamo individuato con precisione, grazie a processi certificati che ci stanno portando verso l’adesione alla Denominazione di Origine Protetta di olio ‘Dauno Sub-Appennino’. Ormai ci manca pochissimo per completare gli adempimenti del disciplinare, e penso che per il prossimo autunno saremo pronti per processi di lavorazione di qualità ancora più alta. Abbiamo puntato tutto sulla valorizzazione del prodotto, in special modo della coratina – ha concluso - che ci permette di offrire più versioni”.  

In effetti sono tre le etichette nel catalogo di Terre del Borgo, accomunate da una lavorazione inserita in una filiera tracciata e secondo standard di produzione elevati, nell’arco delle successive 8 ore dalla raccolta e secondo procedimenti meccanici. L’estrazione è rigorosamente a freddo, così da mantenere inalterati i principi organolettici delle olive e conservare il sapore e i profumi delle cultivar. Non viene ammesso alcun trattamento artificiale, confermando e sottolineando l’importanza che la famiglia Iannone riserva ai naturali cicli di vita delle piante e delle stagioni. 
Alla coratina, si affianca un blend classico lavorato in olivaggio con le altre varietà tipiche ed autoctone del territorio come Rotondella, Pizzutella, Ogliarola e Leccino. Infine c’è un olio aromatizzato al limone, altra materia prima d’eccellenza come il Femminello del Gargano Igp, il quale viene molito fresco contemporaneamente alle olive. 
Pochi sanno che l’Italia conta oltre 500 mono varietà di olive, molto spesso assolutamente locali, per cui si tratta di una giungla di piante tra cui orientarsi, perché l’olio non è il vino, ha bisogno di un elevatissimo grado di fidelizzazione e fiducia da parte di chi lo utilizza in cucina, che sia di casa e ancora di più di ristorante.

Riccardo Zingaro

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(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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