22/04/2022 07:30:15

La maggioranza ‘stoppa’ la Legge Tutolo

“Non possumus, è inapplicabile”. E’ l’estrema sintesi della dichiarazione del sindaco di Lucera Giuseppe Pitta a proposito dell’argomento più atteso nel Consiglio comunale di mercoledì sera, il primo del 2022, quello a proposito della richiesta di recepimento delle norme recentemente approvate dal Consiglio regionale in materia di innalzamento degli indici di fabbricabilità (da 0,03 a 0,10) per gli immobili a destinazione agricola. Insomma, quella che viene comunemente chiamata la “Legge Tutolo”, già comunque finita anche all’attenzione della Corte Costituzionale, su invocazione del Governo nazionale che ha sollevato questioni di legittimità poi parzialmente sanati.
La questione, anche se non ufficialmente, se non altro ha offerto una nuova occasione per evidenziare la contrapposizione politica e personale tra l’attuale Amministrazione comunale e Antonio Tutolo e il resto dei suoi sodali, rappresentanti praticamente nei quattro consiglieri del gruppo “Con” (Francesca Niro, Francesco Aquilano, Vincenzo Checchia e Raffaele La Vecchia), assieme a Fabrizio Abate del Pd che non ha seguito la scelta dell’altro collega Antonio Dell’Aquila di passare in maggioranza.

Le avvisaglie di una certa tensione erano state percepite fin dal mattino precedente, nel corso delle riunioni delle commissioni consiliari, quando a Palazzo Mozzagrugno cominciavano a girare i primi interrogativi su come si sarebbe potuta e dovuta svolgere la seduta, peraltro chiesta e ottenuta dopo una espressa richiesta della minoranza e annunciata magmatica fin dalla lettura di tutto il programma degli argomenti da trattare.
In buona sostanza, nonostante alcuni incontri informali che sarebbero avvenuti nelle settimane precedenti, la maggioranza è rimasta ferma e quindi era stata messa all’angolo, posta suo malgrado davanti a un bivio politico e amministrativo: recepire le modifiche e adeguare il Piano Urbanistico Generale, dando spazio e soddisfazione a una persona non proprio sodale con l’attuale governo della città, oppure prendersi la responsabilità di rifiutare la richiesta ed esporsi alle proteste degli imprenditori agricoli (alcuni erano pure presenti alla seduta) che possono beneficiare delle nuova disposizione e quindi ampliare le proprie strutture a destinazione rurale.
Alla fine Giuseppe Pitta è riuscito a uscirne ribaltando di fatto la questione, sottoponendo al suo schieramento l’approvazione solo di un atto di indirizzo al dirigente comunale Pietro Savoia, incaricato di “variare il Pug in relazione agli indici di fabbricabilità nelle zone agricole e comunque nella direzione di quanto previsto nella Legge regionale 20 del 2021 art.12 comma 3 lett e) ter, così come modificata dall'art.51 del 31 dicembre 2021 e n.28 del 2016, tenuti in debita considerazione i riscontri che gli uffici regionali forniranno ai quesiti formulati con comunicazione del 13 aprile scorso”.
In realtà è su questa ultima frase che si poggia tutta la situazione, e pure la contrapposizione manifestata chiaramente dall’opposizione, perché il tecnico di Palazzo Mozzagrugno, sollecitato da Pitta per sua stessa ammissione, aveva già scritto a tre diversi dipartimenti della Regione Puglia, ponendo praticamente altrettanti quesiti, anche a nome del Consiglio stesso, cioè se le modifiche debbano tornare a essere sottoposte alla Valutazione Ambientale Strategica, se l’assemblea debba tornare a effettuare i due classici passaggi di adozione e approvazione dopo le osservazioni presentate nei tempi previsti dalle procedure, e infine se sia necessario un parere di compatibilità paesaggistica. L’arrivo delle risposte, su cui qualcuno è addirittura scettico, misurerà il tempo di raffreddamento di una questione diventata caldissima, sotto tutti i punti di vista.
“Così come ci è stata posta la questione, si tratta di sola propaganda e demagogia – ha dichiarato in aula Giuseppe Pitta – perché dobbiamo prima capire bene cosa fare e poi operare veramente a favore degli imprenditori. Così com’è ora, la legge è inapplicabile, e del resto ci sono delle perplessità rilevate anche a livello nazionale. Comunque sia, la norma concede solo la possibilità e non l’obbligo di adeguarsi, e l’ente non deve certo ‘recepirla’ se questa è esistente e sia efficace, ma al momento non possiamo fare altro che attendere istruzioni da Bari e non ci sono le condizioni per fare altro”.
“Siamo di fronte a un ipotesi di triplicazione della cubatura – ha spiegato Pietro Savoia – e quindi secondo me va considerato l’impatto urbanistico e vanno verificate caso per caso le destinazioni di utilizzo, magari anche un agriturismo”. 

Il risultato numerico è stata una votazione speculare: 11 voti favorevoli e 7 contrari al provvedimento della maggioranza, ed esito opposto alla delibera presentata dalla minoranza.
“Il dirigente va oltre le sue prerogative tecniche – ha ribattuto Francesco Di Battista – avanzando sospetti e illazioni che non gli competono. La proposta presentata è in linea con la norma vigente e non ha bisogno di approfondimenti”. 
“Assistiamo a questo eccesso di zelo e ricerca dei cavilli da parte del dirigente – ha incalzato Fabrizio Abate – ma in altre occasione concede proroghe di appalti con le mail. Prendiamo atto”.
“Questo è un insopportabile ostruzionismo strumentale – ha ribattuto Francesco Niro che era tra i proponenti – perché avete fatto passare quasi sei mesi senza capire, e vi siete mossi solo a seguito di una nostra iniziativa formale. Ma la procedura è corretta e non ci sono cambi di destinazione degli edifici”.
“Avete trasformato questa vicenda in uno strumento di contrapposizione politica – ha aggiunto Antonella Matera ancora dall’opposizione – mentre ci sono le esigenze da considerare di 2.200 aziende agricole del territorio”.
“La nostra volontà è di sbloccare queste e altre situazioni – ha concluso Antonio Dell’Aquila, appena entrato in maggioranza – come quelle di carattere produttivo e artigianale in altre zone dedicate. Qui siamo tutti favorevoli politicamente, ma bisogna fare le cose per bene e non illudere nessuno, magari dovendo poi rimediare a errori commessi in precedenza”.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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