08/05/2022 17:32:03

Marilia Castelli, storia di una mamma ‘imperfetta’

Chi l’ha detto che la scrittura non sia terapeutica? Lo è parecchio, specie se si è nella condizione di mamma che deve misurarsi con dei modelli di perfezione che i social e i media continuano a proporre. Chi non ha mai avuto a che fare con la mamma Mastrolindo o quella del Mulino Bianco, quella diva o quella Art Attack, fino alla mostruosa Avengers con i superpoteri? 
Ma di fronte a tanta perfezione c’è chi racconta in modo ironico come si esce dal loop. 
Marilia Castelli, giornalista 36enne di San Severo ma residente a Foggia, oggi impiegata nella pubblica amministrazione, ha scritto un libro dal titolo “Mia figlia mi sta sul c***o... e anche io a lei!”.
E la sua prima pubblicazione, con cui tante tante donne, tra sorrisi e ricordi dei propri disastri, possono ripercorre con l’autrice la nascita dello straordinario legame d'amore che unisce mamma e figli, si rivela, alla fine, un percorso di crescita in cui tutte le madri possono riconoscersi.
È un testo irriverente e riflessivo che narra il viaggio di una mamma imperfetta che con ironia giunge a una verità: ognuna è mamma a modo suo. La routine quotidiana diventa teatro di paure, ansie e confronti con gli stereotipi che la società impone alle neo mamme. La bambina è comunque protagonista attiva con i suoi bisogni, il suo carattere e la sua determinazione, conquistando il proprio spazio nel mondo e affermandosi come individuo che, come tale, merita rispetto da parte dei genitori e della comunità.

Se la perfezione non esiste, perché dovrebbe esistere una mamma perfetta? Scoprire che non c’è un modello a cui attenersi è quello scatto mentale che può salvare una donna dall’auto convinzione di non essere una brava mamma, una all’altezza della situazione. È ciò che ha fatto Marilia Castelli che se n’è fatta una ragione, come pure sua figlia Rossella. Ma con suo grande stupore, ha anche scoperto che è circondata da mamme altrettanto imperfette, le quali applaudono alla sua sincerità. In effetti la lettura del viaggio interiore è di quelle che riconciliano con il mondo e con se stesse. 

Che cosa o chi ti ha spinto a scrivere questo libro?
“Non ci avevo mai pensato. L'intento era quello di scrivere a mia figlia per fermare nella nostra memoria questi momenti di quotidianità tragicomica. Solo dopo mi sono resa conto che scrivevo a me stessa. Alla me di ieri insicura e timorosa e a quella presente che voleva essere di più per sua figlia. Il testo si è trasformato in un percorso di crescita, un'analisi interiore che grazie all'ironia e al sarcasmo ha permesso di scoprire la mamma del futuro, ovvero di comprendere che non esiste un modello di mamma perfetta come spesso leggiamo sui manuali. Siamo il frutto del rapporto instaurato con il nostro bambino, ed essendo unico ogni figlio, siamo tutte mamme perfette per i nostri figli. Quindi ho deciso di essere ironicamente una mamma del c***o che cestina gli stereotipi e si mette in ascolto di questa mini persona. Siamo individualità diverse che seppure geneticamente collegate non si sono scelte, ma devono imparare a conoscersi e anche a sopportarsi.
Dopo averla scritta ho deciso di condividere questo racconto con persone che stimo, per riderci su, niente di più. Loro mi hanno incentivato a pubblicarlo poiché si sono riconosciuti in tante paure ed ansie, condividendo il pensiero che la leggerezza con cui viene trattato l'argomento potesse essere utile a tante mamme per liberarsi da preconcetti e stereotipi imposti dalla società. Finalità condivise anche dalla casa editrice Dialoghi che ha creduto nel titolo di questo testo, impreziosito dal contributo finale di Amalia de Paola”.

Hai scelto tu il titolo e se sì, eri consapevole del fatto che avrebbe attirato tanta attenzione?
“Il titolo provocatorio è stato voluto e scelto proprio per sottolineare con quel ‘e anche io a lei’ che è dal confronto-scontro con i nostri figli che si plasma la mamma, stravolgendo un po' il concetto che una mamma nasce con il suo bambino. Questo, che tutte le mamme hanno sempre letto ovunque, ci fa credere che tornate a casa con il bambino per un istinto materno innato noi sappiamo prenderci cura di tutto. Ovviamente non è così, tornate a casa ci scontriamo con la realtà che nessuno ci ha mai raccontato e finiamo per sentirci imperfette o inadeguate. Il titolo su cui abbiamo deciso di osare è piaciuto moltissimo a mamme di tutte le età, evidentemente tutte ogni tanto l'abbiamo pensato”.

Ti aspettavi tutta questa attenzione?
“No. L'entusiasmo con cui il testo è stato accolto mi ha sorpreso. Soprattutto perché sono tantissime le mamme che si sono riconosciute, hanno riso e ne hanno condiviso lo spirito di vera e propria liberazione. È piaciuto molto anche ai papà”.

Quali sono i commenti di chi l'ha letto?
“Dal semplice ‘finalmente qualcuno che racconta la verità’, al ‘non sai quanto mi sta sul c***o anche a me, ma lo amo troppo, quanto è bello’, al ‘ci vorrebbe una enciclopedia per raccontare tutto, volevo non finisse mai’. La verità è che le mamme hanno bisogno di leggerezza, di condivisione, di esperienze comuni, di racconti veritieri e non di modelle che sui social fanno a gara ad essere mamme perfette facendo sentire le mamme comuni non all'altezza”.

Nel libro ti rivolgi a tua figlia, ma un giorno glielo farai leggere davvero e che tipo di reazione ti aspetti?
“Spero che apprezzerà lo sforzo di averci provato ad essere una mamma migliore, che si è messa in discussione e che tenta di adeguarsi alle sue esigenze senza reprimerla o peggio indirizzare su di lei le ansie, le paure o le ambizioni. Spero che apprezzerà lo sforzo di lasciarla esprimere e di cambiare me stessa per essere più vicina possibile al modello che lei si aspetta. Spero soprattutto che un domani mi apprezzerà di più, visto che oggi mi rimprovera di non essere parrucchiera e non saper fare le trecce”.

Mamme perfette generano figlie perfette? È una caratteristica ereditaria?
“Le mamme perfette esistono. Purtroppo non ho questa fortuna quindi non so rispondere. Però a noi piace molto la nostra imperfezione e ci diverte tanto”.

Dalle varie situazioni descritte il papà è quello che ne esce meglio. Qual è il loro segreto? 
“Semplicemente quello di non essere mamme. Possono godere appieno dei figli e sono più liberi da paure e condizionamenti sociali. Credo sia anche questa una convenzione sociale. Se qualcosa non va bene, dal grembiule stropicciato a qualsiasi cosa riguarda il bambino, si indaga sempre sul rapporto con la mamma, o semplicemente si dà la colpa alla mamma. Quante volte abbiamo sentito dire la mamma lo ha viziato? Io non ho mai sentito dire che ‘il papà lo ha viziato’”.

Enza Gagliardi

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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