07/06/2022 08:44:11

Le commedie degli equivoci in Consiglio

Negli ultimi Consigli comunali a Lucera, sono più interessanti le cose che non succedono, rispetto a quelle che succedono. Nella seduta di martedì scorso, per esempio, l’argomento legato alla riconfigurazione delle commissioni consiliari è rimasto di fatto incompleto, perché c’è stato lo spostamento di un membro da un settore all’altro, ma l’attesa nuova nomina di Antonio Dell’Aquila alla presidenza di quella a Cultura e Politiche sociali non è stata nemmeno considerata, nonostante non si riunisca da mesi, anche a causa dell’autosospensione dell’attuale vertice Giuseppe De Sabato.
Saranno tutti pronti a smentire un “avviso” arrivato da quest’ultimo di non procedere senza il suo assenso e la sua presenza, ipotizzando il ritiro dell’appoggio in Consiglio, circostanza che forse sarebbe la benvenuta dalle parti della maggioranza dopo però le cose vanno sempre un po’ così, con una reminiscenza dal passato abbastanza chiara. 

Pasquale Dotoli, negli ultimi due anni del suo mandato terminato nel 2014, ha amministrato il Comune di Lucera ricorrendo costantemente alla “seconda convocazione” in Consiglio comunale, così da disporre di un quorum più agevole (all’epoca era 10 consiglieri + il Sindaco) nell’approvazione degli argomenti fondamentali come il bilancio e gli altri adempimenti obbligatori.
Giuseppe Pitta pare abbia cominciato questa serialità solo dopo un anno e mezzo da quando è salito a Palazzo Mozzagrugno, visto che è già la terza volta consecutiva che ricorre all’escamotage previsto dalla legge che oggi indica che siano otto consiglieri (sempre oltre al Sindaco) quelli sufficienti per passare gli ostacoli più importanti. 
E’ accaduto anche martedì sera in occasione dell’approvazione del regolamento per il Canone Unico Patrimoniale, e la stessa cosa si era registrata a fine aprile per le tariffe Tari e il bilancio consuntivo 2021, ma il vero scoglio da superare sarà quello di lunedì 20 giugno (anzi martedì 21 a questo punto), data in cui è stato già fissato il Consiglio comunale sul bilancio preventivo 2022. La data non è casuale, perché è l’ultimo giorno utile prima della pressoché certa diffida prefettizia che a Corso Garibaldi vogliono evitare, così come non è affatto casuale che nella stessa seduta sia stato il ritorno del Piano Urbanistico Esecutivo che è stato già affossato una volta ma sul quale la battaglia si va facendo sempre più serrata, anche all’interno della stessa maggioranza. 
E in effetti Pitta ormai non si fida più di nessuno e teme trappole anche nel suo stesso schieramento, così come quella del 30 aprile quando la proposta edilizia sembra potesse passare agevolmente (nonostante la sua clamorosa assenza comunque preannunciata) ed invece lo stop è arrivato proprio dall’interno. 

A ogni modo, se il contesto politico e amministrativo dovesse restare questo, il 2025 sembra così un orizzonte ancora più lontano e logorante per una maggioranza che vorrebbe cominciare a fare un discorso programmatico con l’inserimento in pianta stabile del Partito Democratico, a sua volta falcidiato internamente, senza contare che tre anni sono un periodo in cui può succedere tutto e il contrario di tutto, compresa l’opzione di una fine prematura della consiliatura. Ormai non viene escluso più nulla, anche se le dichiarazioni esterne e gli atteggiamenti di facciata sono sempre quelli di un approccio rassicurante alla risoluzione dei problemi che si stanno moltiplicando con il tempo, e sempre più stringenti nelle tempistiche.
Ad affondare il coltello, per esempio, è stato Francesco Di Battista che ha segnalato ancora le tante, troppe gare d’appalto nemmeno indette, con servizi comunali continuamente gestiti in proroga.
“Quello sulla manutenzione del verde ha solo bisogno di un passaggio tecnico prima della sua indizione – ha risposto l’assessore Claudio Venditti, forse il più attivo nell’attuale conformazione della Giunta – mentre è vero che molti altri (parcheggi a pagamento, pulizie, ndr) stanno proseguendo con proroghe secche su cui l’Autorità anti corruzione potrebbe cominciare a chiedere conto. Ma le competenze sono dirigenziali, e noi più che sollecitare non possiamo fare altro”. 

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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