15/06/2022 08:00:56

Il tribunale di Lucera verso il dimenticatoio

Pare che ci sia bisogno di un certo requisito di spiccata "mafiosità" per ambire a ospitare un (ipotetico) nuovo presidio di giustizia in Capitanata. Lucera (per fortuna) non è ai primi posti di questa speciale classifica provinciale dove svettano certamente San Severo, Cerignola e Manfredonia, o addirittura Rodi Garganico in rappresentanza della Montagna del Sole, ossia le località maggiormente citate giovedì scorso durante un importante convegno sulla “Giustizia in Capitanata, organizzato dal Rotary Club di Lucera, rappresentato nell’occasione del presidente Michele Piacquadio e dal suo vice Luigi Vascello. 
E insomma, forse per la prima volta da circa nove anni a questa parte, si è avuta la netta sensazione che le speranze di riapertura di un tribunale a Lucera siano definitivamente svanite, beffardamente proprio in un appuntamento allestito in città e non altrove. 
Il procuratore della Repubblica Ludovico Vaccaro ha parlato di una situazione drammatica e di un sistema che rischia di far allontanare ancora di più i cittadini dalla percezione di uno Stato vicino con i suoi tribunali, e quindi è emersa chiaramente la necessità urgentissima di aumentare il numero dei presidi sul territorio. Ma i ragionamenti (in realtà più teorici e vagamente campanilistici che concreti e operativi) hanno riguardato maggiormente altri luoghi della Capitanata. 
E del resto, dal punto di vista tecnico e logistico non potrebbe essere altrimenti, perché in effetti l’ex palazzo di giustizia, che fino al 2013 ospitava lo storico e glorioso ufficio giudiziario, versa in condizioni strutturali molto precarie e avrebbe bisogno di importanti interventi di manutenzione straordinaria, che pure sono stati messi in cantiere dalla speciale commissione del tribunale di Foggia, ma senza una tempistica certa e precisa. 
I tre rappresentanti istituzionali di Lucera durante l’appuntamento hanno svolto il loro ruolo di “avvocati” della causa locale (oltre a farlo nell’esercizio della rispettiva professione), ma è sembrata una posizione dettata più dall’inerzia che dalla convinzione della possibilità di un miracolo difficilmente registrabile, quasi del tutto già escluso quando nel 2013 più di qualcuno profetizzò: “Se ce lo chiudono, non lo riapriranno più”.

“Quando si parla di giustizia e sanità non ci possono essere ragionamenti di carattere economico – ha detto il sindaco Giuseppe Pitta – perché sono altri gli elementi da valutare oltre a quello finanziario. In una nazione degna di questo nome, mai sarebbe stato soppresso un tribunale come il nostro, e lo dirò fino a quando avrò voce e ruolo per affermarlo. Quella è una decisione che grida vendetta ed è inaccettabile, perché era un tribunale fondamentale che ancora oggi avrebbe la sua importanza. La nostra provincia è fortemente penalizzata, è la più critica ma la più dimenticata, con i suoi mille problemi e i requisiti necessari per mantenere e ampliare i presidi di giustizia, e invece ce li hanno soppressi, cosa non accaduta in altre parti della Puglia e in alcune regioni limitrofe. Ci vogliono perciò altre sedi, così da coprire le lunghe distanze e dare una risposta forte in termini di contrasto alla criminalità”. 

La conferma di una lesione del principio di prossimità della giustizia è arrivata da Pasquale Caso, vice presidente dell’Ordine degli Avvocati che ha rimarcato l’approccio ragionieristico sulla questione che tanti danni ha provocato. “Rileviamo una diminuzione delle cause iscritte a ruolo – ha rivelato – e questo significa un allontamento dei cittadini dalla domanda di giustizia, segnale sociale molto preoccupante”. 

Giuseppe Agnusdei, invece, attuale presidente del Comitato nazionale che riunisce i 30 tribunali soppressi nel 2013, è stato tra i maggiori animatori della protesta e delle ragioni a contrasto della decisione che arriva da una legge delega del Governo nazionale. 
“L’amministrazione della giustizia dovrebbe essere uniforme su tutto il territorio nazionale – ha detto durante il convegno – e invece non è cosi nell’analisi dei singoli territori dove ci sono fino a quattro tribunale per una estensione nemmeno metà rispetto a quella della provincia di Foggia. All’epoca avevo creduto veramente alla salvezza, ma sono stato un ingenuo a pensare che fosse sufficiente evidenziare e far capire che Lucera fosse in ottima posizione rispetto ai criteri stabiliti. Era al 70esimo posto su 165, ma poi è stato progressivamente retrocesso, senza peraltro risparmi di spesa che non si potevano nemmeno chiaramente conteggiare. Tra quelli chiusi era il più grande tra quelli non operanti in un capoluogo, mentre altri 65 simili sono stati lasciati aperti. Bisogna rimettere mano alla riforma, chiedendo lo stesso trattamento per noi, magari ripartendo da quel contratto del Governo ‘giallo-verde’ che prevedeva una opportuna revisione, con la costituzione di un comitato interparlamentare che pure ha lavorato bene. Comunque sia, in Campania e Sicilia alcuni tribunali sono stati aperti senza ricorrere a leggi nazionali, per esigenze di contrasto alla criminalità pure confermata dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo. In definitiva, abbiamo bisogno di una sezione di Corte di Appello, di un nuovo tribunale e di altre articolazioni sul territorio, perché Foggia è diventato il quarto in Italia, anche maggiore di Bari e Torino, ma non riesce a gestire tutto. Il risultato è che la maggior parte dei processi sia a rischio estinzione per gli effetti dalla Legge Pinto o per intervenuta prescrizione”. 
“La soppressione del tribunale di Lucera ha allargato paurosamente la distanza tra cittadini e giustizia – ha aggiunto il consigliere regionale Antonio Tutolo a margine dell’incontro – ed è una criticità che si va aggravando e a cui lo Stato deve porre rimedio con urgenza, poiché siamo in emergenza da troppo tempo con un rafforzamento esponenziale del fenomeno mafioso. Mi sono battuto dal primo momento in difesa del Tribunale di Lucera e anche dopo il 2013 ho continuato a tenere alta l'attenzione sulla questione criminalità e giustizia percepita come sempre più lontana, anche fisicamente, dai cittadini. La riforma della geografia giudiziaria qui è stata un errore. Agli errori si può e si deve porre rimedio. Adesso lo Stato deve fare presto”.

Un fatto è certo: ormai non si trova più nessuno disposto a difendere la riforma della geografia giudiziaria che ha provocato solo disastri e nessun risparmio, l’obiettivo dichiarato di chi voleva tagliare tribunali senza considerare i costi in termini di servizi e vicinanza alla popolazione.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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