18/06/2022 23:00:26

Corpus Domini: la sostanza oltre la forma

Il programma delle celebrazioni del Corpus Domini a Lucera prevede la santa messa di domenica 19 giugno alle 19, presieduta nella cattedrale dal vescovo Giuseppe Giuliano. Al termine, intorno alle 20, avrà luogo la processione che si snoderà per le vie cittadine attraverso il seguente itinerario: Piazza Duomo, Piazza Nocelli, Via Bovio, Via San Domenico, Via IV Novembre, Corso Garibaldi, Via Amendola, Piazza San Leonardo, Via Frattarolo, Piazza del Carmine, Via San Francesco, Via Zuppetta, Piazza Nocelli, Piazza Duomo. 

Vangelo (Lc 9,11-17)
In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Il commento di Michele Cuttano, diacono
In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Decisamente non è una scelta basata su criteri umani;
c’è una accoglienza da parte di Dio verso l’umanità che ha bisogno di cure.
Che bello avere questa certezza di sentirsi accolti da Dio.
No, non una mera accoglienza di facciata, un dovere istituzionale da parte di un dio che è al di sopra delle parti e che non si sporca con delle misere creature…
Noi cristiani dobbiamo capire bene in che cosa consiste questa accoglienza di Cristo alle folle;
è necessario per capire il valore della nostra esistenza e …
anche per capire il valore dell’esistenza del nostro prossimo.
C’è un giorno che inizia a declinare per ogni essere umano;
ci sono i giorni delle tenebre che avanzano, che ci mettono paura, instabilità di vita.
Sono delle tenebre che possono essere legate ad uno stato di sofferenza fisica o anche morale.
Quanti dubbi che si presentano e a volte ci sommergono in certe nostre stagioni.
Dubbi di fede, dubbi sull’amore, dubbi sul senso della vita…
Che situazione ridicola;
di fronte a queste tenebre che avanzano i discepoli consigliano a Gesù di “licenziare” la folla, di allontanarli!
La motivazione di questo allontanamento è “affinché possano trovare riposo e ristoro in villaggi e campagne”.
Si può mai strappare dal cuore di Cristo l’uomo?
Forse questi discepoli, ancora in cammino alla sequela del Maestro, lo hanno pensato;
sì, decisamente hanno pensato che Cristo potesse abbandonare le Sue creature.
Quante volte abbiamo anche noi pensato di circoscrivere in determinati contesti l’Amore di Dio.
C’è una donazione che è proprio del cristiano che va oltre ogni limite umano.
Che scava e abbatte l’indifferenza del cuore umano.
C’è un donarsi che diventa il segno della presenza di Dio in mezzo a noi Chiesa.  
Laddove il ragionamento umano pone dei limiti di opportunità umana Cristo li abbatte. 
L’Amore di Dio è oltre ogni misura umana.
Il Vangelo di questa Domenica viene a dirci con molta semplicità che il cristiano è l’uomo della donazione. Donazione da ricevere da Dio e da riportare al prossimo.  
Cristo che nasce in una mangiatoia si offre a tutta l’umanità.
Nei nostri deserti della vita Cristo è il nostro Cibo.
Quanto sono amari certi giorni della nostra esistenza;
quanto si acuisce questa amarezza quando ci sentiamo “scaricati” dai nostri fratelli, come la folla congedata del Vangelo odierno.
Eppure questi percorsi amari diventano un luogo “privilegiato” da Cristo per accoglierci e donarsi.  
La Bibbia è colma di situazioni in cui, l’umanità che è in noi, ci consiglia di “lasciar perdere”.
Anche la storia di Abramo era giunta ad un capolinea…
Anche i figli di Giacobbe ricevono il grano dal fratello Giuseppe che avevano venduto…;
Anche noi in Cristo, che tradiamo e vendiamo ogni istante con il peccato, riceviamo il Pane di Vita. 
C’è un incontro con la vita che avviene in situazioni inimmaginabili e attraverso “canali” spesso considerati umanamente inadeguati ma…ma che Dio ha scelto.

Gesù disse loro: «Dategli voi stessi da mangiare».    
Sentite questa, la Chiesa è chiamata ad essere strumento di questo “passaggio d’Amore”.
I discepoli di Cristo non  capiscono subito che il “mangiare” è legato alla donazione.
Il momento descritto nel Vangelo ci riporta dei discepoli che fanno dei calcoli sulla possibilità di poter sfamare tanta gente con cinque pani e due pesci…
Decisamente insufficiente!
Non conoscono ancora Cristo Pane di Vita!

Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Facci caso, sono i verbi della “Consacrazione Eucaristica”.
Cristo si fa Pane nella Sua Parola e nell’Eucarestia.
Dio si fa alimento per le Sue creature, senza calcoli;
Dio si dona Tutto.
Ed è un Pane che basta non solo per quelle folle ma ne avanzano dodici ceste, una per ogni tribù e per ogni tempo.
Pane da donare.
Ecco la Chiesa nella Sua missione: portare al mondo Cristo cibo per la vita eterna.
E mentre provvede a questo compito Lei stessa si sazia.
Ogni cristiano è chiamato a cibarsi di Cristo Parola e di Cristo Eucaristia e di diventare lui stesso servo del Maestro nella donazione.
La festa del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo è la festa della Donazione di Dio agli uomini;
di Dio che si serve della Chiesa per saziare l’umanità.
Noi siamo chiamati a chiederci se viviamo la donazione di Dio donandoci noi stessi al servizio verso queste folle di una umanità persa nel deserto del mondo.
Che il camminare in processione di questa Santa Domenica non sia un cammino senza una meta… la meta è il nostro prossimo, è nel raggiungere il prossimo che Dio ci ha affidato che si realizza la vera sequela.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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