10/07/2022 21:03:52

Il grande bluff sull’ospedale Lastaria

La questione non è stata nemmeno sfiorata durante i momenti ufficiali della seduta del Consiglio comunale monotematico celebrata dieci giorni fa, ma è emersa con maggiore chiarezza al termine dei lavori, quasi casualmente ma in prosecuzione alle voci che circolavano già. 
E non a caso è stata illustrata molto meglio da chi ci lavora tutti i giorni nel nosocomio sul quale si sta giocando una partita con una strategia piuttosto chiara ma che presumibilmente sarà rivelata solo quando sarà necessario (e conveniente) a chi deve farla valere.
Complottismo? Malignità? Atteggiamenti prevenuti? Tutte situazioni per le quali si rischia di essere accusati, ma a questo punto è bene che tutti sappiano quale sia la reale condizione dell’ospedale che solo dal punto di vista patrimoniale e sanitario è alle dirette dipendenze del Policlinico Riuniti di Foggia, mentre per la Regione Puglia, e di rimbalzo per il ministero della Salute, il Lastaria (pur non avendo più da una decina d’anni autonomia propria e un relativo codice amministrativo) è un soggetto a sé stante, una sorta di ibrido dovuto alla sua condizione di presidio legato a una “zona disagiata”, così come previsto dal famoso Decreto 70 che per la Puglia ha consentito la sua individuazione proprio solo per Lucera.
Nella pratica questo significa che l’ospedale è sostanzialmente solo un produttore di debiti (attualmente si aggira intorno ai 12 milioni all’anno), mentre gli introiti finiscono direttamente nelle casse dell’hub del capoluogo. 
Un esempio concreto: il rimborso per un intervento chirurgico effettuato da un’equipe proveniente da Foggia ma eseguito in una sala operatoria di Lucera viene accreditato al Policlinico. Si dirà: “Ma non potrebbe essere diversamente, mica il Lastaria può gestire un budget proprio?”.
La risposta più emblematica arriva direttamente da un operatore sanitario che opera al suo interno: “Quando la condizione di un paziente non consente di tenerlo più a Lucera ma si rende necessario portarlo a Foggia per cure migliori, non ci limitiamo a caricarlo sull’ambulanza come tutti credono, bensì dobbiamo aprire una procedura informatica sul sistema regionale (si chiama Edotto, ndr) che ha la precisa denominazione ‘Trasferimento ad altra struttura’. Se i due ospedali fossero un tutt’uno, questo non dovrebbe accadere”. 
Alla fine della fiera dei sospetti (che per quanto riguarda il Lastaria spesso assumono i canoni della semplice predizione), il timore che emerge da questa storia è che quando dovesse venire a mancare la “copertura politica” (oggi ancora assicurata dalla presenza nel governo regionale del vice presidente Raffaele Piemontese e del consigliere Antonio Tutolo, artefici del famoso accordo avvenuto durante una passeggiata nella Villa comunale) potrebbero cadere anche i presupposti della sopravvivenza del nosocomio che, in effetti, ha i connotati di una “bad company”, a quel punto comprensibilmente la prima da tagliare in caso di necessaria quadratura dei conti.
Tuttavia non è il commissario Giuseppe Pasqualone l'autore di questo bluff che quindi risale a già più di due anni fa, né tanto meno lui può essere il risolutore del problema che è politico e non gestionale, da dirimere quindi il prima possibile e senza giocare con gli equivoci. E nonostante il suo approccio da manager attento ai bilanci, non ne ha fatto menzione, confermando la valenza dell’ospedale lucerino. Del resto il manager ha un preciso mandato politico regionale, che però ovviamente potrebbe cambiare per una miriade di ragioni, anche banalmente elettorali.
E torneremmo al Lastaria appeso al potente del momento e non rivolto alla comunità che deve concretamente assistere e servire.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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