30/07/2022 22:00:38

I beni da usare come doni

Vangelo (Lc 12,13-21)
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Il commento di Michele Cuttano, diacono
Ho guardato un video la settimana passata di come appare la terra vista dallo spazio…
Meravigliosa, senza l’ombra di un confine, nessuna nazione, solo terra e  luci e acqua!

«Maestro, dì a mio fratello che divida con me l'eredità»
Che assurdo, quello che divide questi fratelli è in realtà il dono del Padre, l’eredità!
Sapete, è un versetto che mostra la situazione dell’umanità.
Forse rimaniamo delusi anche noi dalla risposta di Cristo…

«O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?»
Ci sarebbe piaciuto un Dio che condannasse e dividesse;
con un bel bilancino in mano tipo quello che si vede a volte nei nostri tribunali terreni…
Ma il Figlio di Dio non è venuto per dividere bensì per unire questi due fratelli!
Il dono di Dio unisce;
colui che divide l’umanità è un altro.

Cristo opera in maniera più radicale liberando il cuore dell’uomo da ciò che lo divide e allontana dal fratello: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni».
Cristo libera l’uomo dalle sue maschere, dalla sua ipocrisia.
La prima maschera che l’uomo indossa tende a cancellare l’identità di un figlio che, come fa suo Padre, ama e si dona.
Se non sei figlio non sei neppure fratello e di conseguenza ti chiudi al prossimo;
ti identifichi in ciò che possiedi.
Il tuo datore di vita diviene ciò che hai e dimentichi ciò che sei, cancelli la tua vera natura.
Se colui che ti ha dato la vita è ciò che possiedi, Dio non è più tuo Padre ed il prossimo non è più tuo fratello, anzi diventa tuo contendente, tuo nemico.
A guardarci intorno oggi pare che questo Vangelo sia stato scritto proprio per questa generazione…

“La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto…”
Impariamo a gustare ogni parola del Vangelo:
il raccolto dell’uomo ricco viene aggettivato come “buono”.
Ed effettivamente i frutti della terra sono una benedizione di Dio.
Ma, attenzione, se sono benedizione di Dio sono quindi dono di Dio.
Da questo anche l’uso di questi beni, in quanto doni, non sono solo per noi stessi.
Vissuti in un’ottica di possesso li trasformiamo, nei nostri cuori, come una maledizione, in una fonte di solitudine e di privilegio esclusivo che Dio certamente non ci ha dato.
Quanta morte viene da questo inganno.
E’ un peccato che viviamo a livello personale ma anche di popolo e di consesso mondiale! 

“Che farò…” 
C’è una decisione da prendere, un bivio di strada…
O quello che ho ricevuto diviene mezzo per condividere con il prossimo;
O quello che ho ricevuto diviene strumento di morte, barriera tra me e il prossimo.
Il dono che diventa il mio dio da custodire e da asservire.
Quanta morte, quante guerre  nascono da questo triste e sottile pensiero che ci coinvolge in ogni istante del nostro vissuto.
Come cristiani, quanto scandalo produciamo sedotti da questo inganno di vita che è una morte.
Rischiamo di autodistruggerci nelle scelte che facciamo guardando solo noi stessi. 

“Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni.”
E’ la scelta della solitudine, della crescita del proprio “ego”.
Più ha e più vuole possedere.
E’ una fame che viene dal maligno, insaziabile, tristemente attuale oggi.
C’è anche oggi una parte di umanità che accumula per sé e soffoca il fratello.
E se appartenessimo noi a questa umanità che costruisce continuamente granai per accumulare?

“Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia”
Come programma di vita non è male, tutt’altro!
Il male viene dalla convinzione che questo obiettivo si raggiunga nell’accumulare e non nel senso vero e profondo per cui i beni ci sono stati affidati: la condivisione.
I beni non sono da demonizzare e neppure da adorare, i beni sono da usare come un dono.

”Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita”
La morte non viene evitata dal possesso dei beni.
Stranamente è la paura della morte che il demonio usa per convincerci ad entrare nella morte vera. 
Quante guerre, anche quella che ora stiamo vivendo nell’Europa che fino a qualche mese fa si gloriava dicendo “Mai più guerre in Europa” e quante tragedie l’umanità e noi stessi abbiamo provocato spinti dal bisogno di sfuggire ed esorcizzare la morte.
Ma, fratello carissimo, cristiano e discepolo di questo secolo, c’è una strada che conduce alla vita;
una strada che permette di arricchire davanti a Dio e che è l’unica strada di sopravvivenza dell’umanità:
I beni danno la vita quando li condividiamo con i fratelli.
Con i beni e per i beni condivisi l’umanità non ha mai incontrato morte e distruzione.
Ora si tratta non di fare dei trattati internazionali ma qualcosa di tremendamente più importante: vivere nei nostri quotidiani questa parola e non delegarla al prossimo singolo o collettività che siano.  

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

Condividi con:

0,0469s.