02/08/2022 08:40:35

Il cimitero è una polveriera

Che le cose al cimitero di Lucera non vadano per il verso giusto ormai lo riferiscono sempre più persone, dai titolari delle imprese funebri fino alle famiglie che si accostano la tumulazione di una salma.
E ce ne sono almeno due che si sono rivolte a un legale per quanto accaduto recentemente a loro danno, finite in un triangolo di rimpalli di responsabilità tra Comune, ditta appaltatrice e l’Arciconfraternità del Santissimo Rosario, nella cui cappella funeraria sorgono problemi ogni volta che bisogna “salire” al secondo piano. Dopo mesi di proteste, ancora non si vede una soluzione definitiva,  tanto che recentemente un paio di feretri sono stati posti in altri loculi esterni alla struttura, in un certo senso “prestati” da altri familiari che hanno messo a disposizione il proprio spazio vuoto.
“Ma non può andare così – ha riferito il signor Vittorio (nome di fantasia) – e questa situazione è inaccettabile. In occasione dei funerali di mio figlio, il suo corpo è arrivato sul posto dopo la cerimonia religiosa ed è rimasto letteralmente a terra, perché nessuno era in grado di portarlo materialmente nella nicchia dove era destinato e della quale siamo i concessionari. Attorno alla bara è scoppiato il caos, tra urla, gradi, bestemmie e parolacce incrociate tra funzionari comunali, vigili urbani, dipendenti della ditta, scene a cui noi familiari abbiamo dovuto assistere con indignazione per quanto stesse accadendo, visto che il titolare dell’impresa ha impedito al personale di operare, sollevando questioni di sicurezza. Avrà avuto certamente le sue ragioni, ma a noi queste cose non potevano e dovevano interessare, mentre so per certo che la dignità di mio figlio è stata violata senza alcun rispetto della situazione e del nostro dolore vivissimo”.

E in effetti la vicenda gira proprio attorno all'adempimento delle norme sui luoghi di lavoro, e sono stati gli stessi uffici di Palazzo Mozzagrugno a evidenziare che la struttura in metallo e cristallo, inserita all’interno dell’edificio in occasione della sua ristrutturazione, non consente un adeguato svolgimento delle procedure per mancanza di spazi sufficienti in cui far intervenire gli addetti alla tumulazione, specie per la larghezza della scala di accesso e pure del ballatoio che attualmente consente la presenza di sei persone alla volta, e quindi nessun familiare potrebbe nemmeno assistere da vicino alle operazioni, ma è costretto a rimanere giù al piano terra.
In realtà non accade neanche questo, perché l’impresa titolare del servizio, la Ipsa di Milano che ha l’incarico fino al 31 dicembre 2023 dopo essere stata l’unica a rispondere alla gara, al momento si rifiuta di operare in quel luogo. 

“Noi abbiamo tutte le carte in regola – è la risposta di Rosaria Calabria, priore e legale rappresentante dell’Arciconfraternita – anche perché lo stesso Comune ha approvato i progetti e le esecuzioni dei lavori svolti in questi anni. Del resto il regolamento di polizia mortuaria dice espressamente che l’ente è competente per la tumulazione dei feretri, e quindi deve trovare assieme alla ditta alla quale ha conferito l’incarico gli opportuni accorgimenti tecnici per assicurare il servizio”. 

In realtà il cimitero di Lucera da diversi anni è una sorta di polveriera su cui spesso viene messo il coperchio, ma appena lo si alza un attimo, da sotto viene fuori di tutto, sempre peggio della volta precedente. Sono periodiche, da parte dei cittadini sempre più indignati, le segnalazioni sulla carenza dei servizi erogati su Monte Sacro, ritenuti non all’altezza della situazione, tanto meno delle aspettative delle famiglie dei defunti, costrette ad assistere a situazioni poco edificanti. 
E le carenze sono anche strutturali, come l’atavica assenza di un alzaferetri (che pure esiste ma non rientra nella dotazione dell’appaltatore) in grado di portare le bare ad altezze maggiori, senza rischi e difficoltà, per cui ogni volta si deve costruire un mini ponteggio per provvedere in maniera precaria.

E poi ci sono i frequenti abbandoni di bare vuote, fisiologica conseguenza di riesumazioni di defunti, i cui resti vengono ricollocati con altre modalità all’interno di loculi o nicchie funerarie. Sono pratiche di una certa quotidianità, tuttavia le scene provocano ogni volta indignazione delle persone per una procedura che in effetti non sarebbe stata completata, visto che i contenitori andrebbero poi ridotti a pezzi più piccoli e conferiti nel cassone che pure esiste nelle immediate vicinanze.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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