04/09/2022 00:18:36

Farsi i conti

Vangelo (Lc 14,25-33)
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo»

Il commento di Michele Cuttano, diacono
“Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”
Signore Gesù, con Te mai un attimo di… respiro!
Noi sempre disposti a donarti briciole di vita o ambiti limitati ed invece tu ci chiedi tutto, 
e tutto non è ancora abbastanza.  
Essere seguaci di Cristo significa  essere disponibili a portare la Croce.

“Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo”
Molti sono coloro che pensano che seguire Cristo significhi fare vetrina, essere ammirati dal mondo o aggiustarci i “fatti nostri”,
e quanti se ne vedono in giro per curie e parrocchie.
Gesù, come di consueto, senza peli sulla lingua, ci invita a fare i conti bene.
E’ una costruzione, un cammino lungo, non fatto da facili entusiasmi che lasciano il tempo che trovano e che magari ci attirano prima l’ammirazione e poi il disprezzo del mondo.
Ogni vocazione cristiana è qualcosa di molto serio, tremendamente serio.
La chiamata del cristiano non offre scorciatoie.
La chiamata di Cristo è radicale, non solo per sacerdoti e suore o ordinati in genere, ma per ogni cristiano. L’inganno nasce nei nostri cuori quando iniziamo a fare i conti.
Attenzione, Gesù ci dice proprio di fare i conti ma tenendo presente la Vita eterna.
Ogni nostro progetto umano che non abbia questo traguardo è un progetto che viene dal principe di questo mondo e quindi ci allontana da Dio. 
Anche la realtà più sana non vissuta nell’ottica della vita eterna ci porta lontano dal discepolato.
Anche gli affetti  sacrosanti rappresentati dalla famiglia devono essere vissuti in funzione di Cristo: 

“Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”  
Sì, avete capito bene, anche la propria vita!
Capite come è fondamentale che ci siano dei cristiani in ogni campo della vita?
Capite come è fondamentale per il cristiano che fa politica aderire a Cristo?
Altrimenti sei di scandalo, anche per il mondo!
Capite come è fondamentale per il cristiano vivere Cristo nella famiglia?
Altrimenti sei di scandalo, anche per i tuoi figli.
C’è un passo della fede che possiamo fare solo noi, che non è solo il pur fondamentale passo dell’Ascolto o del ricevere i Sacramenti.
Il passo della vita concreta.
Se Abramo non avesse obbedito alla Parola di Dio di uscire dalla sua terra;
se Abramo non avesse accettato di sacrificare il suo unico figlio Isacco…
Non avrebbe visto nella sua vita le meraviglie di Dio.
Si chiama il primo posto della vita!
Gesù al primo posto nella nostra vita in ogni istante, in ogni luogo, in ogni scelta.
Questo è il cristiano e non c’è un altro modo di essere discepoli di Gesù.
Questo Vangelo termina con un versetto davanti al quale noi o scappiamo o lo  ignoriamo e ci giochiamo la vera vita: 

“Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”
Diciamoci la Verità, noi non abbiamo il coraggio di proclamare questa Parola così com’è, iniziamo ad interpretarla e spesso la svuotiamo completamente o ancora peggio tentiamo di raggirarla.
Perché facciamo questo? Ma è semplice, perché questa parola viene a svelare le nostre magagne!
Ed invece questa Parola è uno squarcio di Luce nella nostra vita.
Viene a svelare i nostri oscuri progetti di vita tesi tutti per la nostra carne, 
viene ad inondare la nostra vita di una Presenza scomoda: Dio e il prossimo.
Viene a rivelare gli oscuri progetti dei potenti di questo mondo che di fronte alla presenza del fratello scomodo prendono grandi risoluzioni coraggiose che consistono nel “buttare fuori di casa” la spazzatura.
E magari si sentono anche grandi uomini coraggiosi!
I cristiani devono testimoniare al mondo che si può accogliere Dio nel prossimo.
Ci vuole coraggio, il coraggio di seguire Cristo anche controcorrente, anche se l’ambiente che frequentiamo, che pur dovrebbe essere il luogo della scelta fondamentale di Cristo, in realtà è il luogo dell’attaccamento al denaro.
L’attaccamento al denaro è la radice di ogni male, anche se sei un sacerdote o un cristiano notoriamente stimato e sei attaccato al denaro, tu non sei di Cristo, la tua vita è solo una messinscena per il mondo. Peraltro una messinscena che a breve terminerà e sarai di grande scandalo per la Chiesa. La Luce svela le opere delle tenebre. Vedi quanta Luce sta portando lo Spirito Santo nella Sua Chiesa attraverso il nostro Papa Francesco?
Il più grande coraggio per l’uomo è…   
Riconoscersi peccatore per ritrovarsi uomo nuovo perdonato in Cristo!

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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