14/09/2022 08:56:01

Amorico licenziato, ma non è finita

La commissione disciplinare del Comune di Lucera si è pronunciata al termine del procedimento a carico dell’ex comandante della polizia municipale Beniamico Amorico, licenziando in tronco il dipendente dell’ente.
Il provvedimento in effetti ha assunto effetto immediato, ed è giunto a distanza di 100 giorni dall’inizio della contestazione mossa dall’organismo di Palazzo Mozzagrugno, presieduto dal dirigente Raffaele Cardillo e composto anche dai funzionari Francesco Grasso e Serafina Croce. 
Secondo quanto riportato nel dispositivo, sarebbe venuto meno il rapporto di fiducia ed è stata applicata la sanzione massima prevista dalla norma che regola il comportamento dei dipendenti pubblici.  

Tutto è partito con l’esecuzione, da parte della Guardia di finanza, dell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari che ha raggiunto il maggiore il 10 maggio scorso. Quel documento è stato poi fornito al segretario generale del Comune direttamente dalla procura che ha rilevato sul suo conto quattro profili di reato ipotizzabili contro la pubblica amministrazione datrice di lavoro.
Le accuse erano di peculato (utilizzo improprio dell’auto di servizio), falso in atto pubblico (fittizia presenza al lavoro), truffa al Comune (annullamento di cinque multe con conseguente convolgimento dei cinque beneficiari, a loro volta indagati a piede libero) e rivelazione di segreto di ufficio (diffusione delle liste dei positivi al Covid durante il lockdown).  
Il processo penale si è concluso piuttosto velocemente con un patteggiamento a un anno e dieci mesi, quindi sotto la soglia che avrebbe potuto far scattare l’interdizione dai pubblici uffici. La soluzione era stata ratificata dal Gup il 12 luglio, dopo l’accordo raggiunto tra il pubblico ministero Marco Gambardella e l’avvocato Gianluca Ursitti, ma poi contestata dallo stesso imputato mediante un altro difensore che è ricorso in Cassazione. E questa circostanza potrebbe essere uno degli argomenti di maggiore discussione nell’ambito del ricorso al giudice del lavoro già preannunciato dal legale della sede disciplinare Vincenzo De Michele, il quale aveva proposto alla commissione una sospensione di due mesi, entità ritenuta “ragionevole in proporzione alla gravità dei fatti emersi”, ma anche invocato la nullità del procedimento a carico del suo assistito per una serie di errori di carattere tecnico. “Secondo noi è una decisione competamente sbagliata – ha commentato dopo l’emissione del provvedimento - perché priva di motivazioni. Non è stato provato nulla di quanto contestato al mio assistito, ma è stato semplicemente preso per buono quanto riportato nell’ordinanza di custodia cautelare, ma non è questa la procedura corretta. A questo punto siamo praticamente obbligati a ricorrere al giudice del lavoro”. 

In buona sostanza, sarà il tribunale di Foggia a decidere le sorti di Amorico, il quale aveva comunque già “risarcito” economicamente l’ente per il periodo di servizio per il quale si sarebbe assentato senza giustificazioni e quantificato in nove giorni lavorativi, e comunque nel merito si è difeso evidenziando la propria autonomia organizzativa e operativa nella conduzione del Corpo.

r.z.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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