17/09/2022 22:05:22

L’ultima chance

Vangelo (Lc 16,1-13)
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

Il commento di Michele Cuttano, diacono
“Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
Senti questa domanda rivolta alla tua vita?
Ti senti chiamato in causa da questa “accusa”o vivi con la testa fra le nuvole (ed i piedi anche) e pensi di essere un amministratore fedele, fedelissimo di Cristo?
Se ti senti amministratore fedele ti posso donare subito un consiglio, anzi due.
Il primo è di non perdere tempo a leggerti questo commento;
il secondo te lo dono con un proverbio delle mie parti, che dice:
“Maesta’, non dare retta a sogni” (il re, un illuso, aveva confidato ad un suo indovino che aveva sognato di essere un regnate bravo, buono, capace…).
Questo Vangelo invita a guardarci dentro, a capire se abbiamo sperperato, a confrontare con la Parola di Dio gli aspetti anche più intimi della nostra vita.
Il nostro amore, le nostre risorse economiche, la nostra intelligenza, il nostro corpo, la nostra sessualità…
Vissuti per Dio o per noi stessi?    
Se questa parola ti aiuta a prendere coscienza di quello che è realmente la tua  vita, allora accade qualcosa di straordinario:

“L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
L’amministratore capisce che deve cambiare vita!
La Parola di Dio se accolta cambia la nostra vita.
Attenzione, noi siamo nella libertà di ricevere e decidere di far fruttare o disperdere il seme della Parola.
Con chiarezza il Vangelo ci dice che arriva un giorno in cui le cariche che abbiamo (umane, sociali, politiche, religiose), le vesti o i paramenti che coprono i nostri corpi mortali, le nostre vetrine esterne, non serviranno più a mascherare la nostra condotta.
Sai, quel famoso giorno della tua vita può essere l’inizio del tuo accogliere Dio.
Quel meraviglioso giorno in cui Dio, attraverso i fatti della vita, ti farà capire che hai sperperato la tua esistenza e ti sei ritrovato a voler rubare persino le carrube dalla bocca dei maiali.
All’amministratore viene donato ancora un tempo da vivere, l’amministratore non viene subito allontanato dalla casa ma gli viene accordata una opportunità.
Però l’amministratore sa che ora non  può più giocare con la sua vita,
una volta scoperto nel suo male, deve decidersi.
Una volta ricevuta la Grazia della Parola di Dio che ci illumina, dobbiamo scegliere.    
Senza ombra di dubbio è il nostro oggi questo tempo del cambiamento.  
L’amministratore inizia a “condonare”.
Ora vorrei spiegare bene il versetto relativo alla scaltrezza dell’amministratore  perché a volte la “non conoscenza” può indurre a risoluzioni e interpretazioni arbitrarie. 

“Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce”.
Sia detto con chiarezza che se un mafioso, un malavitoso, con il denaro rubato, fa delle donazioni alla Chiesa o a dei poveri queste non sono gradite a Dio e quindi non devono essere accettate neppure dagli uomini di Dio.
Ma non esiste neppure lontanamente questo pensiero nella Parola di Gesù!  
Non ci si “lava” la coscienza diventando generosi.
E’ compito della Chiesa, ritengo, far capire bene questo concetto:
il male fatto oltre che non deve essere più commesso deve anche essere, laddove sia possibile, riparato, cioè se hai sottratto ingiustamente a qualcuno devi restituire a quel qualcuno.
Che si tratti di denaro, di un oggetto, di onore tolto…
Non si è cristiani perché soggetti a sconti speciali per il male fatto, anzi!
La vita di molti santi che provenivano da situazioni di peccato sono ricominciate proprio restituendo il maltolto.  
E allora cosa intende il Vangelo?
Che vuol dire che il padrone loda l’amministratore scaltro?
Noi cristiani quando ci impegniamo per il bene siamo spesso molli, passivi…
non ci mettiamo la passione,
non aguzziamo tutto il nostro ingegno come questo amministratore del Vangelo.
Mi capita spesso di riscontrare questa passività, questa sufficienza, nelle attività di tutti i giorni.
Nella politica, nel sociale, sui posti di lavoro, nelle nostre  parrocchie…   
Impegniamo “parti”, “àmbiti” della nostra vita.
Come se l’essere cristiani possa limitarsi solo ad àmbiti parrocchiali o a determinate ore del giorno!  
Il cristiano capisce che c’è una urgenza in cui deve impegnare tutte le sue forze: annunziare il Vangelo con la vita.
Su questo aspetto dobbiamo chiederci se ci impegniamo come l’amministratore…
su questo aspetto fondamentale del cristianesimo dobbiamo chiederci se ci comportiamo come il “Padre misericordioso” che aspettava giorno e notte, per mesi, il figlio perso nel peccato…
Capite che non si tratta di un cristianesimo di vetrina, una chiamata alla sequela di Cristo di tipo “impiegatizio”, fai le tue ore al giorno e poi chiudi “baracca e burattini” e buonanotte ai suonatori!
La vita del cristiano, laico o ordinato, è radicale.
Quanti luoghi di incontro con Dio spesso trovo con un meraviglioso e artistico  portone sbarrato, chiuso.
Quanti luoghi di incontro con Dio funzionano più come musei che come luoghi di accoglienza dell’uomo.
Quanti cristiani “ad ore” che incontro.
In parrocchia santi e poi, nel mondo, a letto con il peccato.  
Mi spiace ma per tali pseudocristiani non ci sarà altra Parola che:

“Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza”  
Benediciamo il Signore per questa Parola che oggi riceviamo,
Parola che viene a svelare la nostra vita;
Parola che ci giunge nel tempo opportuno,
nel nostro oggi, l’oggi della nostra conversione.    

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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