21/09/2022 09:53:18

Modifiche e rischi sulla produzione olearia

“Come Regione Puglia non possiamo accettare l’intesa raggiunta su alcune modifiche al Decreto riguardante le disposizioni nazionali sui programmi operativi delle Organizzazioni e Associazioni di Produttori (OP e AOP) del settore dell’olio d’oliva e delle olive da tavola. Si tratta di modifiche che definiamo irragionevoli perché penalizzano fortemente un intero programma di investimenti strategico per il tutto comparto olivicolo pugliese. Ed è per questo motivo che ho scritto al coordinatore della Commissione Politiche Agricole (CPA) della Conferenza delle Regioni per esprimere il disappunto della struttura regionale e dell’intero settore produttivo olivicolo. Ma anche per le modalità poco trasparenti in sede di discussione dell’emendamento del quale avremmo piuttosto richiesto, come Puglia, immediata cancellazione!”. 
Lo rende noto l’assessore regionale all’Agricoltura Donato Pentassuglia dopo la seduta del 14 settembre della Conferenza Stato-Regioni che, anche senza il presunto parere positivo di alcune regioni in sede di consultazione tecnica, ha sancito l’intesa sulle modifiche al decreto ‘Disposizioni nazionali sui programmi operativi delle OP e AoP del settore dell'olio d'oliva e delle olive da tavola’.

“La contrarietà alle modifiche introdotte – ha sottolineato - riguarda prevalentemente la scelta del parametro indicato per il calcolo del valore della produzione commercializzata (VPC) di olio maturato nell’anno solare 2022, anziché nell’anno 2021, che penalizza l’attività di programmazione delle OP: il rischio grave sarebbe quello di definire futuri programmi operativi sfalsati e non adeguati alle reali condizioni delle nostre imprese. Ricordo che il piano Strategico Nazionale prevede l’avvio delle attività di programmazione a partire dal 1° gennaio 2023, e pertanto i programmi delle O.P. dovranno essere approvati non oltre il 31 dicembre 2022. Dunque tale calcolo introdotto riferito al 2022 costringerebbe irragionevolmente le nostre aziende a programmare delle attività entro l'anno sulla base di un dato la cui certificazione avverrà solo successivamente. Per le nostre amministrazioni il rischio altrettanto elevato è quello di approvare programmi operativi non attendibili e suscettibili di notevoli oscillazioni. Per tutti questi motivi, ampiamente condivisi dalle associazioni di rappresentanza olivicola, ribadiamo come Regione la nostra forte contrarietà rispetto alle decisioni assunte in sede di Conferenza e, come ho comunicato al coordinatore della CPA, anche la scarsa trasparenza in sede di discussione. La Puglia ne avrebbe chiesto immediata cancellazione condizionando l’accoglimento poi della proposta ministeriale”.

Per di più, Confagricoltura Foggia mette in guardia, in vista della prossima raccolta, dal rischio di crollo della produzione locale di olio extravergine d’oliva. La Puglia produce mediamente il 40% dell’olio d’oliva nazionale; il 25% è prodotto in Capitanata. Una produzione di qualità caratterizzata da biodiversità e da una grande varietà di cultivar che danno vita ad oli unici nel panorama mondiale. 
“Dai nostri primi dati – evidenziano dall’associazione di categoria – sul nostro territorio potremmo registrare un calo medio della produzione di circa il 40%. Augurandoci che non si verifichino situazioni climaticamente particolarmente avverse in queste ultime settimane. La siccità e l’aumento esponenziale dei costi, energetici in primis, hanno determinato uno scenario pericoloso per il futuro del nostro oro verde, pur in presenza di una produzione che in questa stagione dovrebbe garantire buona qualità. Con i rincari alla produzione: crescita del prezzo del gasolio e dell’energia elettrica, aumento delle materie prime legate al confezionamento, il nostro olio extra vergine, al consumo, non potrà avere un prezzo inferiore a 8,50 euro”. 
Per il presidente di Confagricoltura Foggia, Filippo Schiavone: “Se non ci saranno interventi immediati, come per altre filiere, c’è il rischio che alcune realtà gettino la spugna, perdendo così oltre alla produzione di materia prima, anche quel patrimonio culturale e di salvaguardia ambientale e paesaggistica, che le coltivazioni d’olivo garantiscono. È giunto il momento di comprendere che sull’olio dobbiamo valorizzare anche in termini economici la qualità delle produzioni locali, favorendo le esportazioni e rilanciando i consumi interni. Così come su altre eccellenze agroalimentari, deve essere chiaro a tutti che in questa fase è in ballo il futuro economico della Capitanata. Filiera dell’olio, del grano, del pomodoro: è sulla messa a sistema di queste eccellenze produttive del territorio che possiamo e dobbiamo costruire la crescita economica della provincia di Foggia. Innovazione di processi, ricerca tecnologica, sinergia e collaborazione tra i diversi settori produttivi devono rappresentare la chiave di volta di una crescita possibile, con il settore primario al centro di uno sviluppo economico diffuso di tutta la Capitanata”.

c.s.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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