08/11/2022 07:55:13

Il terreno minato dei contenziosi comunali

La gestione del Contenzioso al Comune di Lucera è uno degli argomenti caldi delle ultime settimane, visto che sono emerse una serie di situazioni oggettivamente anomale. Quella più evidente è stata la mancata costituzione dell’avvocato dell’ente nel procedimento intentato dalla famiglia De Matteis per la realizzazione di un fabbricato in Via Tributa, dal quale è uscita vincitrice e con un potenziale risarcimento da oltre due milioni di euro da ricevere da Palazzo Mozzagrugno. Magari poi le cifre non saranno quelle, magari il Comune vincerà in secondo grado, ma resta il fatto che dalla delibera di costituzione davanti al Consiglio di Stato emerge chiaramente che il legale Ignazio Lagrotta ha avuto due occasioni per farlo davanti al Tar, cosa non avvenuta. 
Due cose sono certe, invece: gli adempimenti politici, amministrativi e tecnici erano stati tutti espletati, così come risulta da una delibera di Giunta e dalla successiva determina del dirigente del settore nel 2018; la genesi di quella causa è la revoca in autotutela di un permesso a costruire da parte dell’allora responsabile del settore tecnico dell’ente, il quale aveva agito sulla base di un parere legale rilasciato proprio dall’avvocato barese. 

Ma questa è solo una delle vicende su cui ha affondato il colpo il gruppo R-Innoviamo Lucera che ha chiesto conto di questa e altre circostanze, arrivando a reclamare la rimozione dell’avvocato che agisce in regime di proroga almeno dal 2017, dopo essersi aggiudicato l’appalto nel 2012 per un anno e mezzo per i settori civile, lavoro e amministrativo al costo di circa 400 mila euro all’anno.
In pratica, da dieci anni sta continuando a detenere l’incarico ininterrottamente, e nel frattempo non è stata espletata una nuova gara, né sia stato fatto ricorso a una modalità alternativa (tipo short list) per assegnare i vari fascicoli in cui è coinvolto l’ente. Il dirigente al Contenzioso, Raffaele Cardillo, avrebbe argomentato la situazione con l’assenza di indicazioni specifiche da parte dei tre esecutivi che si sono avvicendati in questi ultimi cinque anni, oltre al mancato stanziamento di fondi negli specifici capitoli di bilancio.
Comunque sia, si tratta di una situazione monopolistica che sta dando fastidio a parecchi, sia nella categoria forense che tra le forze politiche, tanto che qualche mese fa un’interrogazione in Consiglio comunale dell’esponente di minoranza Francesco Di Battista aveva chiesto proprio conto di come sia gestita la vicenda.

Ad aggiungere benzina si è poi aggiunta la questione dei due dirigenti di Palazzo Mozzagrugno che hanno fatto causa all’ente, con la gestione del procedimento che il consigliere Giuseppe De Sabato ha definito “incompleta, nella misura in cui l’atto di costituzione in secondo grado non riporta tutti i passaggi completi, e anche in questo caso si rischiava di andare oltre i termini. Ci vuole trasparenza ancora di più in questo caso in cui il controllore e il controllato coincidono”.
Il riferimento è a Raffaele Cardillo, promotore del contenzioso assieme alla collega Domenica Franchino. Entrambi hanno perso in primo grado ma ora chiedono giustizia in Corte di Appello: invocano somme a risarcimento danni di importo pari alla mancata erogazione delle indennità di risultato nel 2014 e 2015, oltre a una quota derivante dal contratto collettivo decentrato per gli incarichi ad interim. Al tribunale di Foggia si sono visti respingere le richieste avanzate nei confronti dell’ente, per la singolare occasione rappresentato dall’avvocato Eugenio Aurisicchio di Bari, quindi diverso da Lagrotta che aveva espresso parere positivo alla liquidazione delle somme. Franchino e Cardillo reclamano rispettivamente 37.620 e 39.380 euro, negati nel 2018 dall’Amministrazione Tutolo (insediatasi a giugno 2014) che per quel primo biennio non aveva fissato gli obiettivi dirigenziali, circostanza motivata dalla situazione economica deficitaria a Corso Garibaldi, non indicando quindi la prevista assegnazione delle relative risorse. In buona sostanza, i due rivendicano emolumenti per il lavoro comunque svolto sulla base degli atti di indirizzo approvati dalla Giunta, ma non riconosciuto a causa di mancati adempimenti (cioè i Piani economici gestionali) spettanti all’organo politico, a partire dal sindaco. 
E proprio Antonio Tutolo (che incaricò personalmente il nuovo legale) sarebbe stato tra i maggiori oppositori alla richiesta pervenuta dagli unici due dirigenti titolari di quel periodo, anche se da quella iniziativa scaturì un vivace dibattito interno alla maggioranza dell’epoca sulla posizione da assumere, tra chi era favorevole e chi era contrario al pagamento.  

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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