16/11/2022 09:02:33

Cinquia ricorre in Cassazione contro il Comune

Come se non bastassero tutte le polemiche e le incertezze derivanti dalla gestione dei contenziosi al Comune di Lucera, arriva dal passato lontano ma resta ancora di grande attualità un procedimento intentato dall’ex dirigente Giuseppe Cinquia che ha già perso nei primi due gradi di giudizio, ma ora ha presentato ricorso in Cassazione. 
La vicenda è antica ma piuttosto nota: l’ingegnere lucerino guidava il settore Ambiente ed Energia fino al 2011 quando si era dimesso dal lavoro, ma poi ci ha ripensato, ed ha avviato una causa contro l’ente, ritenendo di essere stato costretto a farlo per atteggiamenti persecutori subiti nell’esercizio della sua funzione.  Con un ricorso di urgenza aveva ottenuto il reintegro disposto dal giudice cautelare, ma l’ordinanza è stata revocata qualche mese dopo dal giudice del reclamo che ha indicato nel giudizio ordinario la sede per dirimere la questione. E quindi il procedimento è ripartito nel 2015, riferendo al giudice, ma in precedenza anche pubblicamente con alcune lettere che gli sono costate pure una condanna per diffamazione, di una serie di presunti comportamenti minatori, vessatori e ritorsivi a cui avrebbe fatto fronte durante le amministrazioni Labbate e Dotoli, determinando un clima di lavoro ritenuto insostenibile e con l’asserita inevitabile conseguenza delle dimissioni motivate da una presunta “violenza morale”, nonostante il mancato raggiungimento del limite di età e di servizio.
In effetti buona parte del decennio precedente alla sua uscita era stato caratterizzato da frequenti tensioni con i sindaci (e relative maggioranze) dell’epoca, segretari generali e organismi di valutazione, confermate anche da testimonianze di altri colleghi e da cronache mediatiche, con posizioni gestionali di Cinquia spesso diametralmente opposte a quelle delle parti politiche, specie su questioni di grande interesse e importanza come gli appalti dei trasporti e della pubblica illuminazione, la quantificazione economica di terreni o la spinosa gestione degli impianti eolici, tra pianificazione e controlli finanziari.
Nella sua istanza aveva così chiesto al Comune non meno di 2,5 milioni di euro a titolo di vari risarcimenti patrimoniali, morali ed esistenziali, oltre a ulteriori determinazioni di competenza dello stesso tribunale, lamentando quindi un vero e proprio mobbing nei suoi confronti che però il giudice non ha ravvisato e riconosciuto, respingendo il ricorso perché ritenuto infondato, con conseguente condanna al pagamento delle spese legali.
“Non ha fornito la prova rigorosa del pregiudizio subito e dei danni risarcibili”, è scritto nella sentenza di primo grado, evidenziando che “i fatti dedotti non sono stati compiutamente accertati nella loro specifica realtà, per cui, anche a volerli ritenere ‘indizianti’, la loro portata è rimasta un mero richiamo presuntivo a categorie generali”.
Tuttavia, Cinquia non si è arreso, e quindi ha impugnato anche la sentenza di secondo grado, assistito dall’avvocato Giuseppina De Cosmo, contestando pure la richiesta di un maxi risarcimento danni da parte del Comune, a seguito di un procedimento disciplinare istruito nel 2010 nei suoi confronti dal sindaco Pasquale Dotoli e dal segretario generale Salvatore Avvanzo ma che ha definito “ingiusto”. 

r.z.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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