05/11/2022 18:57:35

Niente grigiore o tiepidezza

Vangelo (Lc 20,27-38)
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Il commento di Michele Cuttano, diacono
La fede nella risurrezione dei morti è un aspetto fondamentale della nostra fede: tutte le volte che proclamiamo la preghiera del “Credo” affermiamo di credere nella resurrezione dei morti dicendo appunto “aspetto la risurrezione dei morti”. 
Vediamo, come al solito, chi sono i personaggi di questo Vangelo che, con la scusa di presentare a Gesù una domanda (lo chiamano infatti “Maestro”), vogliono tendere a ridicolizzare la risurrezione dei morti anche come semplice prospettiva. 
I sadducei appartenevano all’aristocrazia sacerdotale, negavano la risurrezione dei morti, l’esistenza degli angeli e degli spiriti.   
Ammettevano solo l’autorità del Pentateuco ed erano in aperto contrasto con i farisei e le loro tradizioni.
La loro domanda potrebbe sembrarci un po’ bizzarra, fa parte di quelle domande cosiddette “caso limite”, viene posta a Gesù non perché dalla Sua risposta i sadducei ne avrebbero un cambiamento di pensiero riguardo alla resurrezione; la domanda viene posta a Gesù solo per metterlo in “difficoltà”. La presenza di Gesù era vista da questi gruppi “sacerdotali” del tempo come scomoda perché fortemente critica del loro modo di manipolare la Parola di Dio secondo i propri interessi. 
Sette fratelli che per la legge biblica del “levirato” sono costretti a sposare la stessa donna. La legge del “levirato” (dal latino levir, cognato) prevedeva appunto che il cognato doveva sposare la vedova del fratello defunto senza eredi per assicuragli una posterità. A questa donna era capitato appunto che ben sette fratelli si erano uniti a lei in matrimonio per adempiere alla legge e tutti e sette erano morti senza lasciare eredi.

Ed ecco la domanda, proprio a sfottò: “Questa donna, quando i morti risorgeranno, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta come moglie”.
E’ vero, ascoltando questa domanda, potremmo sentirci un po’ estranei alla problematica in questione, noi non ci sogneremmo mai di porgerla a Gesù.
Ma, come sempre, la Parola di Dio ci viene scuotere dalle nostre sicurezze!  
Oggi siamo tutti “Praticamente” sadducei, in quanto la Risurrezione non ha incidenza sul nostro modo di vivere quotidiano!
Quante delle nostre azioni quotidiane sono vissute in funzione della nostra Risurrezione?
Sai, a riguardo, c’è una forma d’incredulità intellettuale fatta di pensieri (e non scandalizzarti, purtroppo mi sono reso conto che, parlando con la gente, appartiene anche ad alcuni cristiani) e c’è un’incredulità pratica, fatta di azioni concrete mirate unicamente ad  obiettivi umani, terreni (e non scandalizzarti, appartiene a moltissimi cristiani).
Gli obiettivi del nostro vivere quali sono? Sii sincero.  
Dai, fatti un elenco delle azioni della tua giornata e poi tira le somme!
Quanto di vita eterna troveremmo? 
Eppure, credimi,
LA FEDE CRISTIANA HA IL SUO INIZIO NELLA RISURREZIONE DI GESU’.
La gioia della certezza della Sua risurrezione ci dà la forza per seguirlo sulle nostre croci.
Salire sulla propria croce quotidiana è il nostro primo passo verso la nostra risurrezione in Gesù. 
La risurrezione consiste nello stare sempre con il Signore, come dice l’Apostolo San Paolo: “PER ME VIVERE E’ CRISTO”.

Nella risposta che Cristo dà ai sadducei c’è una delle più belle “definizioni” di Dio: “Dio non è il Dio dei morti ma dei viventi”.
Di fronte al Dio della vita ogni ombra di morte, di egoismo, di guerra, di violenza, si disperde: dove ci sono dei veri cristiani ogni ombra si disperde in quanto, i cristiani, sono chiamati ad essere testimoni di Cristo vera Luce del mondo.
No, una vita di tenebra non è compatibile con una vita di luce.
O si è luce o si è tenebra, niente tonalità grigie, tiepidezze…
C’è un versetto dell’Apocalisse che viene ad illuminarci di come la pensa Dio riguardo al nostro quotidiano essere cristiani né freddi e né caldi:
“Mi è nota la tua condotta: che cioè non sei né freddo né caldo; oh, se tu fossi freddo o caldo! Ma così, poiché tu sei tiepido, cioè né caldo né freddo, io sono sul punto di vomitarti dalla mia bocca”. (Ap 3,15-16).
Ti lancio un interrogativo su cui ti invito a dare una risposta seria: credi che la tua risurrezione futura è il senso della tua esistenza? 

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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