11/11/2022 09:25:26

Partono i lavori sulle mura del Castello

La scorsa settimana, il sindaco di Lucera Giuseppe Pitta e il dirigente del settore tecnico Pietro Savoia hanno controfirmato la presa in possesso di un cantiere alla fortezza svevo-angioina. Il raggruppamento temporaneo di imprese “Abbatantuono-Istemi-Zis” si è aggiudicato un appalto da un milione e 400 mila euro con cui intervenire con il restauro e consolidamento di 200 metri di mura con le relative torri di appartenenza del tratto sud, l’ampliamento del camminamento di ronda ora accessibile solo parzialmente nella zona est (quella che guarda direttamente alla città), e infine la creazione di una passerella interna e di una nuova scala di accesso, oltre a quella già attiva e che porta direttamente alla Torre della Leonessa.

Si tratta di un evento a suo modo storico, perché giunto al termine di un percorso a dir poco rallentato, a partito nell’agosto 2017 quando l’allora sindaco Antonio Tutolo si incatenò ai barbacane. Si fece accompagnare dall’allora consigliere comunale Leonardo Renzone, inscenando una protesta contro il disinteresse delle istituzioni nazionali nei confronti di un patrimonio della città che però non riusciva a beneficiare di fondi per il suo recupero.
In quella occasione scrisse a chiunque, perfino al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ma soprattutto al Governo in carica, arrivando a ipotizzare la cessione gratuita del castello alla Germania (patria di origine di Federico II) o all’Arabia Saudita (in rappresentanza della comunità musulmana che ha vissuto al suo interno nel XIII secolo), dimenticando però la Francia, terra di origine di Carlo d’Angio che aveva fatto erigere la cittadella.
Dopo meno di due giorni, il ministro Dario Franceschini gli fece arrivare ampie rassicurazioni, anche attraverso la Soprintendenza territoriale che aveva parlato di “inderogabili interventi conservativi”, e ne seguì un accordo con il Mibac per una gestione condivisa di castello e anfiteatro (sito romano che la Soprintendenza detiene in prima persona e solo in concessione a Palazzo Mozzagrugno), e un incontro con l’allora Soprintendente Simonetta Bonomi e con Giuliano Volpe che era il presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali.
Ma il difficile doveva ancora venire, perché i veri problemi si sono materializzati nella fase progettuale, e non tanto nell’ottenimento di fondi, visto che ne furono assegnati subito due milioni. Invece ci sono voluti tre anni per allestire gli elaborati tecnici, redatti dall’architetto Mara Carcavallo, mentre la responsabile del procedimento, la collega Maria Franchini risultò oberata di lavoro, tanto da arrivare a detenere anche 17 incarichi contemporanei in altri importanti monumenti, tra cui la cattedrale di Bari. Tutolo dopo due anni da quelle promesse tornò a sollecitare e ottenne promesse di accelerazione della vicenda. 

Ma quello era solo l’inizio di un vero e proprio profluvio di fondi per il castello che tuttavia sono praticamente ancora tutti su carta, perché gli altri interventi programmati non stanno ancora vedendo attuazione, nonostante la loro importanza e consistenza, specie per il consolidamento, riqualificazione e fruizione del solo Palatium o per altre campagne di scavi su Colle Albano.

Sotto quello stesso versante sud, invece, sono in corso da alcuni mesi i lavori di messa in sicurezza del versante collinare che prevedono la ricucitura con il bosco con la creazione di un prato speciale con varie essenze floreali, graminacee e leguminose, in grado di ridurre l’erosione delle acque e di aumentare l’impermeabilizzazione del terreno, destinato a essere più protetto e senza necessità di successiva manutenzione o irrigazione. Poi si passerà alla rimodellazione a bancate e la piantumazione in profondità di numerose varietà di alberi e piante, tutti adatti al clima locale e al sostegno del terreno argilloso. 

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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