12/11/2022 14:43:35

L’elogio funebre vietato in diocesi

Approfitto dello spazio offerto da questa testata giornalistica per fare una piccola riflessione su quello che è accaduto ieri durante la messa in suffragio di un mio amico nella parrocchia di Santa Maria della Spiga.
Alla fine della liturgia, i famigliari hanno chiesto al celebrante di esprimere qualche pensiero sul defunto e poter leggere un elogio funebre scritto da uno dei suoi amici più cari.
Il sacerdote ha opposto un netto rifiuto a entrambe le richieste. La lettura dell’elogio è stata poi effettuata sul sagrato della chiesa, senza nessun sistema di amplificazione e a pochi metri da una delle strade più trafficate della città.
A quanto pare, quella che per me è una novità, è stata introdotta da sua Eccellenza il Vescovo della Diocesi Lucera-Troia, il quale ha vietato gli elogi funebri letti da amici e parenti a fine messa. E’ possibile farlo solo fuori dalle mura della chiesa.
Non sono a conoscenza dei motivi che hanno originato questa disposizione e neanche mi interessa. L’unica cosa certa è che viene negato in maniera indiscriminata a famigliari e amici di manifestare il proprio dolore e il proprio affetto per il defunto, nel luogo deputato storicamente e per eccellenza alla sua commemorazione.
Trovo questa disposizione illogica e priva di umanità, e che contribuisce solo ad allontanare i fedeli dai luoghi di culto.
Chiedo a sua Eccellenza: nel caso in cui un bambino avesse scritto l’elogio per la morte di un genitore, di un nonno, di un cugino, quali parole trovare per negargli la lettura in chiesa?
Stessa cosa per una classe che perde un insegnante, per un marito che perde la compagna di una vita, per un genitore che perde un figlio, per un fratello che perde una sorella.
Siamo arrivati al punto in cui anche di fronte alla morte si risolve tutto con riti e frasi fatte, dove non c’è nessuna possibilità di manifestare pubblicamente il  dolore attraverso le parole di chi ha veramente conosciuto il defunto.
Una situazione assurda che costringerà le ditte di onoranze funebri ad organizzarsi non solo con bare, fiori, manifesti e ceri, ma anche con microfoni e casse acustiche. E magari anche di palchi da installare all’esterno della chiesa nei casi di persone più conosciute, oppure di autorità.
Mi auguro vivamente che sua Eccellenza ritorni sulle sue decisioni e permetta nuovamente a parenti e amici di poter ricordare i defunti con un elogio letto all’interno della casa di Dio e non in mezzo a una strada.
In caso contrario, sarò costretto a dare disposizioni ai miei famigliari di far celebrare i miei funerali al di fuori di questa Diocesi.
A Lucera non si nasce più ormai da tanti anni, perché manca il servizio di ostetricia, adesso saremmo costretti a rivolgerci anche alle chiese di altre diocesi perché non ci è più permesso neanche di onorare degnamente e cristianamente, nel verso senso della parola, i nostri amati defunti.

Pasquale Trivisonne

 

Dobbiamo presumere che questa disposizione sia dovuta all'esigenza di non intervenire impropriamente (anche se alla fine) durante la celebrazione che ha una sua propria sacralità, senza contare che poi non è sempre agevole esercitare il controllo sui contenuti che dovranno essere esposti.
Tuttavia sarebbero questioni legittime ma facilmente risolvibili, magari concedendo uno spazio al termine della messa quando il sacerdote ha terminato il rito eucaristico, oppure imponendo una verifica preventiva del testo che verrà letto.
Invece si preferisce impartire diktat ancora una volta senza alcuna comunicazione o spiegazione pubblica e quindi semplicemente calati dall'alto, affidati alla solita fredda comunicazione ai parroci e rettori di chiese.
Non si tratta di situazioni a carattere clericale ma direttamente riguardanti il popolo di Dio, sempre seguite con grande attenzione dalla nostra redazione, la quale viene ricambiata con aperta, evidente e pubblica ostilità da chi decide queste e altre cose in Piazza Duomo, dove poi pare ci si chieda come mai il gregge si mantenga così distante dal suo pastore. 
Peraltro, non è nemmeno vero che la norma stia avendo una sua ferrea applicazione. Il mese scorso, in occasione del funerale di un collega giornalista, l’elogio è stato regolarmente (e giustamente) fatto, per di più da chi non poteva non conoscere il divieto.
A ogni modo, l’anomalia non era in questo caso, ma in tutti gli altri in cui è stato negato.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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