17/11/2022 09:30:12

Maia Rigenera ci riprova con il progetto ‘biometano’

Maia Rigenera prova per la seconda volta a far accettare il suo progetto di riconversione dell’impianto di Ripatetta, passando dal regime aerobico a quello anaerobico (cioè senza emissioni nell’aria) per la produzione di biometano da frazione organica di rifiuti solidi urbani. La prima volta era stata nel 2018, ma il ricordo è ancora vivo in città di una bocciatura da parte del Consiglio comunale che riparò in tutta fretta con un parere negativo, a seguito di una bufera scatenata da chi riuscì a spaventare la popolazione con un mix indefinito di ambiente, salute, economia e naturalmente politica e assetto del territorio.
“Diciamo che all’epoca ci sono state delle incomprensioni – ha dichiarato l’amministratore Antonio Salandra ieri sera, in occasione della presentazione della proposta all’Amministrazione comunale, su invito del sindaco Giuseppe Pitta – sulle quali non voglio tornare, anche perché sembrava che la nuova proposta fosse peggiorativa rispetto a quello che era il contesto di allora, specie in relazione alla puzza che questo impianto riduce praticamente del tutto. A ogni modo, noi siamo ben felici di presentarci alla città che ci deve dire la sua opinione, ma correttamente e adeguatamente informata sui vantaggi che possono emergere”.

L’azienda, comunque sia, ha già presentato ufficialmente alla Regione Puglia la propria “variante sostanziale” e la procedura avviata si chiama tecnicamente “Paur”, nome apparentemente sinistro ma che è finalizzato all’ottenimento del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale, necessario in caso di ampliamenti come quello ipotizzato per la ditta che finora ha prodotto più semplicemente compost dall’umido domestico, da fanghi di depurazione e da sfalci di vegetazione. 
E in effetti, in un momento storico nel quale la questione energetica è assolutamente preminente, appare più difficile opporre dinieghi a chi intende aumentare la produzione di gas che sta rappresentando la fonte dominante di deficit da idrocarburi. La questione tuttavia è inevitabilmente anche di carattere politico-amministrativo, peraltro solo all’inizio della sua discussione. 

Le caratteristiche dell’iniziativa sono state illustrate dall’ingegnere chimico Luigi Rutigliano, munito di tavole e tabelle con cui dimostrare le riduzioni dell’impatto ambientale con l’eventuale attivazione dell’impianto che prevede un investimento di oltre 30 milioni di euro e tempi di realizzazione di almeno 18 mesi. 
L’attuale stabilimento per la produzione di ammendante per l’agricoltura tuttavia non verrà dismesso, subirà però una riduzione operativa, perché ospiterà solo la seconda fase di un processo che prevede prima il trattamento della matrice fresca attraverso i digestori in cui generare gas purificato da immettere a 75 bar di pressione nella condotta Snam che passa a poche centinaia di metri. Successivamente ci sarà l’ulteriore raffinazione del cosiddetto “digestato” per il compost agricolo che l’azienda, oggi, rivendica essere già di grande qualità, grazie agli interventi tecnologici e strutturali svolti sull’intera linea di contrada Ripatetta.
“Il funzionamento della nuova installazione è di tipo biologico – ha spiegato il tecnico di fiducia di Maia -  e quindi l’impianto è di fatto un organismo vivente in cui operano batteri in assenza di aria e digeriscono la materia e generano gas. Insomma, la puzza diventa metano e l’impianto si auto alimenta energeticamente, grazie a pannelli fotovoltaici già in parte installati e a una torre eolica di 800 chilowatt che è prevista nel progetto. Non viene bruciato niente e da questo processo a chiusura ermetica viene fuori il 60% di biogas che poi diventa metano e il resto di anidride carbonica. Il prodotto digestato si riduce solo a circa il 23% e ha una carica odorigena abbattuta del 90%. La parte solida entrerà nel ciclo del compost e quella liquida per gli usi idrici dell’impianto. La produzione stimata di metano è di 7.800 tonnellate anno, e si prevedono nuove assunzioni di personale”. 

Sollecitato su questioni più politiche e di interesse generale, all’amministratore Antonio Salandra è toccata ovviamente la parte dirigenziale, confermando subito le compensazioni ambientali al 3% del fatturato come per legge, ma soprattutto ha posto la questione dei benefici economici per la popolazione, in termini di riduzione Tari, parlando di "opportunità". 
“Si tratta di un impianto migliorato rispetto al passato – ha detto – proprio per evitare di creare disagi alla gente. Lo facciamo già altrove, in Italia e all’estero (Grecia e Bulgaria, ndr) ma noi siamo di Lucera, stiamo qui, vogliamo stare anche qui dal punto di vista imprenditoriale, e lo abbiamo dimostrato facendo grandi investimenti sulla struttura e sulle professionalità, cercando di rimediare a tutte le carenze riscontrate, peraltro facendo lavorare quasi sempre aziende del posto. Per il futuro sono previste anche altre assunzioni di figure ad alta specializzazione ma ancora più concretamente c’è la possibilità di abbassare a livello regionale nel giro di pochi anni l’esborso, andando verso i 90 euro a tonnellata, rispetto agli attuali 140”.
Lucera attualmente conferisce da un’altra parte, cioè a Deliceto, ma Salandra, interpellato direttamente sul punto dal sindaco, non ha escluso uno sconto ulteriore per la comunità che ospita lo stabilimento sul suo territorio.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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