16/01/2023 15:30:22

Sangue cordonale, mamme più coinvolte

“Da oggi tutti i ginecologi delle strutture pubbliche pugliesi, abilitate alla raccolta del sangue cordonale, sono obbligati a proporre ai genitori la donazione e a inserire nella cartella clinica il documento di accettazione o rifiuto. Lo ha deciso il Consiglio regionale, in nome di Cloe, la bimba morta di parto che ci ha fatto conoscere il problema e ideare la soluzione.” 
Lo dichiarano i consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, evidenziando che oggi la Regione paga per l’attività di raccolta e di conservazione del sangue cordonale quasi un milione e 400 mila euro, fondi utilizzati per alimentare la Banca del sangue regionale, operante a Casa sollievo della sofferenza, diretta dal dottor Michele Santodirocco che ha suggerito l’iniziativa assieme al collega Giuseppe Fania, referente dell’Unità operativa di medicina trasfusionale dell’ospedale di San Giovanni Rotondo, e ad Angelo Ostuni, responsabile della struttura regionale di Coordinamento della Medicina Trasfusionale. Nel 2009 si registravano 2.045 donazioni, scese nel 2019 a 925 e a 329 nel 2021. 
La norma approvata prevede che tutti i dirigenti medici, dei punti nascita pubblico e abilitati al prelievo del sangue cordonale, sono tenuti a proporre la donazione alle donne in gravidanza all’atto della presa in carico in vista del parto, anche qualora tale attività sia svolta in regime di attività libero-professionale intramuraria o extramuraria. L’accettazione o il rifiuto alla donazione non dev’essere motivato, ma deve essere sottoscritto e allegato alla cartella clinica. La mancata proposta alla donazione o la mancata allegazione alla cartella clinica della relativa dichiarazione, rappresenterà una violazione delle norme d’organizzazione aziendale con tutte le conseguenze anche disciplinari. 

“L’importanza della donazione consiste nella cura di gravissime malattie – hanno aggiunto – e attraverso il sangue cordonale con alto criterio di qualità (cellularità superiore a un miliardo e 200mila cellule), e nella destinazione alternative del cordone con bassa cellularità, ossia ulcere e in particolare quelle del piede diabetico, ulcere corneali, deiescenze sternali ed emazie cordonali. Dal 2008 al 2021, la Banca cordonale ha ceduto 23 unità di sangue cordonale e per 10 pazienti si è registrata la remissione completa. Poiché la maggiore quantità di sangue cordonale depositato presso la Banca può aumentare le probabilità di compatibilità con le necessità delle persone malate, risulta chiaro quanto importante risulti l’incentivazione della donazione, anche considerando la circostanza di un servizio regolarmente pagato e con una resa purtroppo non corrispondente alle risorse investite. Si consideri, peraltro, che anche i progetti alternativi ai trapianti, per esempio la ricostruzione delle cartilagini con sangue cordonale con minore cellularità, risultano bloccati dalle minori donazioni. Poiché è immenso il valore di una sola persona salvata o tenuta in vita con minori problemi, vale dunque la pena intensificare la donazione e la raccolta, e per questo abbiamo proposto il rimedio normativo per riportare la donazione almeno al livello del 2009”.

Red.

Vedi anche: Il Policlinico ‘triplica’ Ostetricia e Ginecologia

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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