13/01/2023 17:28:23

Idrogeno verde, Lucera è in pole position

La famiglia De Cristofaro sta letteralmente scalpitando con il suo proposito di realizzare un impianto di produzione di idrogeno verde, cioè senza emissioni inquinanti. Il progetto è già pronto e previsto nell’ex laterificio Saba con annessa cava di argilla, su una trentina di ettari di terreno sulla strada per Troia già acquistati e preparati per il processo di elettrolisi dell’acqua, prelevata da altri contesti industriali della stessa proprietà con una media di 400 metri cubi al giorno. Il gas sarà estratto ricorrendo a un impianto fotovoltaico di 4 megawatt di potenza, collocato su 8 ettari di terreno sul posto, e si presta a vari utilizzi civili e industriali. 
L’intervento è stato concepito come un’opera di riqualificazione architettonica e paesaggistica di un’area industriale abbandonata, prelevata nel 2019 a seguito del fallimento dell’ex impresa del gruppo Fantini. 

Il gruppo Dcf ha presentato la sua proposta martedì sera ai pochi consiglieri comunali e assessori che hanno ascoltato e fatto domande, presentandosi a un appuntamento promosso dal sindaco Giuseppe Pitta che ha voluto ripetere l’esperienza già fatta due mesi fa con Maia Rigenera il suo progetto di produzioni di biometano.
Nell’occasione è stato confermato che è in fase di svolgimento la procedura preliminare regionale in cui l'ente locale avrà un ruolo piuttosto marginale nella conferenza dei servizi che sta per partire a Bari, probabilmente la prima in una fase così avanzata in Puglia dove sono stati messi a bando 40 milioni di euro di fondi Pnrr con cui sostenere la realizzazione di impianti di produzione della risorsa rigorosamente “verde”, cioè alimentati da fonti rinnovabili e con la specifica di collocarli in aree industriali dismesse.
L’impresa ha annunciato di voler costruire lo stabilimento anche se non dovesse entrare tra i beneficiari dei fondi pubblici, investendo direttamente oltre 30 milioni di euro, ma con un basso incremento occupazionale, riservato solo a figure tecniche specializzate. 

“Ci sentiamo pionieri di questo settore – ha affermato Giovanni De Cristofaro, project manager dell’iniziativa (nella foto con il padre Francesco) – e quindi abbiamo voluto accertare con precisione quale percorso amministrativo intraprendere prima di avviarci materialmente nella realizzazione dello stabilimento. Riteniamo di avere l’idea giusta e le adeguate tecnologie, oltre a un’opportuna collocazione fisica. L’area individuata, infatti, ha tutto quello che serve dal punto di vista logistico per il trasporto della risorsa: l’ex fornace dispone già di una condotta naturalmente da adeguare, ma nelle immediate vicinanze c’è anche la tubazione del giacimento Gas Plus in contrada Reggente e a pochi chilometri, a Berardinone, esiste lo snodo di Biccari che è un caposaldo del collegamento Tap. A questo si aggiunge il fatto che il nostro territorio si presta benissimo alla produzione di energia rinnovabile, e a noi ne serve molta, senza però comportare impatti ambientali perché il processo non prevede emissioni o calore”.
Probabilmente il vero dilemma industriale è quello di capire il reale utilizzo del gas previsto a regime in 26 milioni di metri cubi, peraltro nemmeno l’unico a essere prodotto, perché la scomposizione idrica genera anche l’ossigeno, sempre più richiesto sul mercato come risorsa tecnica con vari impieghi non solo medicali.
Come combustibile civile è il prospetto più lontano nel tempo, per l’automotive ci sono già ricerche avanzate e prime applicazioni, mentre quelli più concreti già oggi sono il cosiddetto “blending” al 2% con il metano, diventando così vero e proprio combustibile da utilizzare in prima battuta per i propri impianti di altra natura, e per industrie delle immediate vicinanze.
“E’ evidente che lo Stato deve introdurre degli incentivi per la modifica dei sistemi di combustione – ha aggiunto De Cristofaro - altrimenti ci saranno problemi a individuare i destinatari finali. A ogni modo, la nostra idea prevede anche una quota da stoccare sul posto, modulando le varie distribuzioni a seconda delle necessità del momento e del mercato”. 

Attorno a questa iniziativa, ce ne sono almeno un altro paio di collaterali e incentrate sulla biodiversità del territorio e il recupero di altrettante cave abbandonate, soltanto accennate nell’incontro di martedì sera. Si tratta della realizzazione di un museo del suolo e laboratorio di ricerca per arti e mestieri nell’area delle ex Fornaci Riunite (in fondo a Via Appulo Sannitica) dove è previsto anche un vero e proprio bio lago artificiale sotto il castello, mentre a Ripatetta (all’interno dello stabilimento Fertilmont) è stata già autorizzata la riproduzione di un bosco del neolitico, con specie vegetali autoctone e la creazione di un tracciato pedonale nel pascolo arborato tipico pugliese.
“Noi viviamo con le nostre famiglie sul territorio – ha detto ancora De Cristofaro – e certamente non lo usurpiamo, perseguendo processi di economia circolare”.

La realizzazione materiale del progetto è stata affidata allo studio Archquadro di Lanciano che ha già seguito il gruppo Dcf in precedenti allestimenti industriali.
“In questa occasione – ha spiegato l’architetto Laura Crognale che opera assieme al collega Dante Antonucci – abbiamo previsto l’abbattimento di alcune volumetrie presenti ancora sul posto e la creazione di buona parte degli impianti in condizioni interrate, così da contemperare le esigenze di sicurezza e la salvaguardia nel paesaggio. La Regione Puglia ci ha già detto che quella è una cosiddetta ‘area idonea’, e quindi già contempla un parere specifico non vincolante. Non è un caso che in Puglia si lavori bene da questo punto di vista, perché la Regione dispone di un ottimo Piano Paesaggistico Territoriale, senza contare che Lucera conta su un Piano Urbanistico recentissimo che restituisce ancora più efficacia alla programmazione. Se poi dovessimo risultare beneficiari nel bando regionale, allora l’Autorizzazione Integrata Ambientale sarebbe di fatto già compresa, senza dover passare dalla competenza della Provincia”.
Il percorso di carattere tecnico-amministrativo, quindi, appare sostanzialmente blindato, tanto più in un periodo storico in cui c’è fame di energia, tanto più se green. E la famiglia De Cristofaro conta di partire con la produzione nel giro di un anno e mezzo dall’inizio delle operazioni edilizie e impiantistiche.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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