21/01/2023 09:00:33

Verso la dop ‘Pomodoro di Puglia’

Procede l’iter per il riconoscimento della denominazione di origine protetta “Pomodoro di Puglia”, con l’avvenuta presentazione alla Camera di Commercio di Foggia del disciplinare. La Capitanata produce il 40% del pomodoro italiano e il 90% di quello lungo. La Puglia detiene la quasi totalità della produzione del pomodoro all’interno di una filiera del Sud Italia, riferisce Coldiretti Foggia sulla base dello studio commissionato all’Università di Foggia, con 15.527.500 quintali di pomodoro da industria su una superficie di 17.170 ettari prodotti in Puglia, mentre in Campania 2.490.080 quintali su una superficie di 3.976 ettari. La provincia di Foggia è leader indiscussa del mercato e rappresenta il maggiore bacino di produzione nazionale, con una superficie media annua di 15.000 ettari e con una produzione di pomodoro da industria che si aggira intorno ai 14.250.000 quintali (1,4 milioni di tonnellate).
Dop e Ipg sono marchi europei che identificano prodotti che possiedono caratteristiche peculiari, legate da origini storiche al determinato territorio indicato nella denominazione, e dalla accurata e precisa applicazione di un disciplinare di produzione. Di scelta del Ministero delle Politiche Agricole l’area delimitata e la nomenclatura, basate su comprovata ricostruzione storica che i consorzi di valorizzazione devono documentare.
Per i prodotti Dop è previsto che tutto il processo produttivo avvenga nell’area delimitata dal disciplinare di produzione, trasformazione e confezionamento inclusi, mentre per le produzioni Igp non esistono gli stessi vincoli, in particolare sull’utilizzo di prodotti agricoli del territorio al quale la Igp si ispira.

“Con il rincaro dei costi energetici che si è trasferito a valanga sui costi di produzione – spiega Pietro Piccioni, delegato confederale di Coldiretti Foggia - quest’anno produrre un ettaro di pomodoro lungo è costato agli agricoltori in media 3.500 euro in più, mentre allo scaffale si paga più la bottiglia che il pomodoro. E’ vitale che venga riconosciuto il giusto prezzo al prodotto ed il corretto valore dato dall’origine in etichetta per salvaguardare i produttori ed i consumatori, con il marchio comunitario DOP che rappresenta un plus in termini di distintività”.
La siccità e gli eventi estremi si sono aggiunti al caro gasolio e al rialzo esponenziale dei costi di produzione, con il risultato  che – sottolinea Coldiretti - gli agricoltori hanno dovuto dire addio quest’anno in Puglia a una bottiglia di passata di pomodoro su cinque, con l’esplosione dei costi di produzione che hanno tagliato le semine, la siccità e le temperature roventi che hanno ridotto drasticamente il raccolto del pomodoro da salsa destinato a polpe, passate, sughi e concentrato.
Il boom delle quotazioni per i prodotti energetici e le materie prime si riflette – secondo Coldiretti - sui costi di produzione del pomodoro che schizzano del 35%, con +125% per l’ala gocciolante e l’impianto irrigante, +11% delle piantine, +113% per il gasolio, +124% per i concimi, con gli idrosolubili saliti del +70%, gli azotati del 100% e l’urea del +120%, ma anche su quelli di confezionamento, dal vetro per le bottiglie fino al legno per i pallet da trasporti e alla carta per le etichette dei prodotti che incidono sulla filiera ai barattoli smaltati per i legumi. 
Il risultato è che, ad esempio, in una bottiglia di passata di pomodoro da 700 ml in vendita mediamente a 1,3 euro, oltre la metà del valore (53%) è il margine della distribuzione commerciale con le promozioni, il 18% sono i costi di produzione industriali, il 10% è il costo della bottiglia, l’8% è il valore riconosciuto al pomodoro, il 6% ai trasporti, il 3% al tappo e all’etichetta e il 2% per la pubblicità.

"La redazione del disciplinare per la richiesta della Dop è il primo atto di un iter che potrà soltanto essere di giovamento per la mia terra - ha commentato la senatrice Gisella Naturale (M5S), vice presidente della commissione agricoltura - perchè parliamo di 15.000 ettari coltivati con tre stabilimenti principali di trasformazione come Princes e Rosso Gargano a Foggia e Conserve Italia a Mesagne. La Puglia tratta 3,6 milioni di quintali di pomodori di diverse qualità ogni anno, che stanno a significare il 21% di trasformazione in Italia, che se si somma al 31% della produzione nazionale fornisce un quadro ben delineato dell'importanza di questa regione e soprattutto dei numeri da capogiro. Meritiamo la Dop per l'estensione del territorio, per il nostro terreno argilloso, per la presenza dei venti, che allontanano le muffe, per il fotoperiodo e per l'eccellenza del prodotto, e quindi voglio rappresentare tutta la mia vicinanza per questo bellissimo progetto che mi vedrà sempre disponibile ad ogni eventuale apporto concreto per quel che sono le mie funzioni parlamentari affinché la Dop per il nostro pomodoro diventi in breve tempo realtà"

Red. 

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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