07/09/2023 10:33:57

Lucera e Monti dauni sostenuti da mezza Puglia

C’è oltre mezza Puglia a sostenere Lucera e Monti dauni nella candidatura a Capitale italiana della Cultura. Ieri mattina al Teatro Garibaldi un evento ha fatto registrare la presenza dei rappresentanti istituzionali del territorio con i suoi 30 Comuni, ma anche i sindaci delle città della regione che già si sono cimentate con soddisfazione, arrivando in finale, in questa competizione che si concluderà a marzo prossimo, ma già a dicembre si conoscerà la short list delle dieci che hanno presentato la proposta entro il 27 settembre. 

Ad aderire all’iniziativa c’erano anche i primi cittadini di Monte Sant’Angelo, Bitonto, Mesagne e Bari. 
“La mia città è cresciuta turisticamente al traino di Matera ‘Capitale Europea della Cultura’ nel 2019 – ha spiegato il presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani, Antonio Decaro – ma noi abbiamo saputo metterci del nostro, e oggi vedo tanta partecipazione di colleghi in carica a passati, a testimonianza della splendida esperienza che si possa fare nel rappresentare la propria comunità. Vedo pure che questa candidatura parte dal basso, con un percorso di comunità in questo territorio meraviglioso che ha valori diversi da altrove, con un patrimonio artistico, paesaggistico, religioso e gastronomico semplicemente unico. Il nostro compito è anche quello di contrastare lo spopolamento, e lo stiamo facendo con norme speciali che aiutano ma non risolvono”. 

“Questo pezzo della Puglia in questi anni ha imparato a fare rete e a generare connessioni che fanno crescere il valore di un contesto ambientale, paesaggistico e culturale unico – ha commentato il vice presidente della Giunta regionale, Raffaele Piemontese – e del resto noi ci crediamo talmente tanto che essere gli unici ad aver istituito una legge che premia le città finalista della competizione con 300 mila euro”. 
Proprio Monte Sant’Angelo si appresta a diventare Capitale regionale, dopo che l’anno scorso ha raggiunto la finale in cui poi ha vinto Agrigento, città che a sua volta sta coinvolgendo tutte le altre avversarie nella programmazione.
“Questa è un’esperienza bellissima che cambia le comunità a prescindere dal risultato perché si mette in moto un evidente dinamismo culturale – ha detto il sindaco Pierpaolo D’Arienzo – e ho trovato una bella similitudine tra Lucera e la città siciliana, perché entrambe hanno il teatro comunale nella sede stessa dell’ente”. 
Dello stesso avviso è stato Francesco Paolo Ricci che dall’anno scorso è alla guida di Bitonto: “Una candidatura del genere suscita automaticamente un cambiamento – ha detto – allargando parecchhio la sua funzione a livello della comunità. La partecipazione per noi è stato un momento di entusiasmo, orgoglio e riscoperta del senso di appartenenza, e vedo che anche per voi è così”. 

Ad aggiungere sostegno alla candidatura, il primo cittadino di Lucera in carica, Giuseppe Pitta, ha coinvolto anche tutti i suoi predecessori viventi, nove ex sindaci che hanno firmato un proprio documento di adesione e sostegno: Domenico Albano, Vincenzo Di Siena, Giuseppe Melillo, Antonio Di Matto, Domenico Bonghi, Giuseppe Labbate, Vincenzo Morlacco e Antonio Tutolo, mentre era assente Pasquale Dotoli.

Durante l’incontro è stato firmato il “Manifesto dei borghi per la cultura: dai Monti Dauni una proposta ai borghi d’Italia”, ispirato proprio dall’Anci, nel quale tutti hanno rivendicato le rispettive identità territoriali come valori aggiunti da salvaguardare e promuovere, contro la marginalità che resta il primo problemi delle aree interne. 
“Preferisco la definizione di ‘paese’ e non di ‘borgo’ per i nostri luoghi – ha aggiunto Stefania Russo, sindaco di Bovino – per una loro precisa valorizzazione e narrazione di una ricchezza enorme che dobbiamo mettere insieme, lavorando in rete come del resto siamo abituati già a fare”. 

Riccardo Zingaro

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IL MANIFESTO DEI BORGHI PER LA CULTURA 
Quando parliamo di Monti Dauni parliamo di 2350 chilometri quadrati di patrimonio naturalistico e borghi medievali, aree archeologiche, oltre 500 chiese e castelli, 7 bandiere arancioni, 4 tra i borghi più belli d’Italia, 2 minoranze linguistiche; parliamo di un’area attraversata dall’antica via consolare che dall’Impero romano portava all’Oriente e che oggi fatica nei collegamenti interni; parliamo di 30 Comuni, tra i quali annoveriamo Lucera che ne è il polo urbano di riferimento, e soprattutto di 87.000 cittadini circa che in quei Comuni hanno continuato a credere, disegnando un’identità collettiva che oggi è pronta a farsi motore di una nuova narrazione del Territorio. 
Una narrazione in cui la definizione di “area interna” sia valore paesaggistico, culturale, sociale e identitario, non disvalore geografico/economico; una narrazione che consideri le distanze occasioni per la creazione di nuovi cammini e nuove relazioni che si stabiliscono percorrendo quei cammini; una narrazione di cui i nostri giovani, che più di tutti hanno occhi nuovi per guardare, siano motore primario e non destinatari finali. 
Veniamo da un evento epocale: una pandemia che, nel ricordarci la fragilità umana, ci ha mostrato anche l’anti-fragilità dei nostri borghi e dei nostri valori quotidiani, che sono diventati per molte persone luoghi di approdo stabili. Questo ci spinge oggi a raccogliere una sfida senza precedenti: che i borghi siano non più e non solo luoghi di rigenerazione intesi come “pausa dai ritmi della realtà”, bensì diventino per un intero Paese modello generativo di una nuova realtà, che assomigli di più all’umanità che la abita. 
Trenta comunità oggi, per voce dei loro Sindaci, scelgono di essere visionarie, consapevoli che prima ancora che di economie è di visione che ha sete e fame il nostro territorio, come tutti i territori italiani marginali, con la ferma convinzione che i margini, i limen che sfuggono alle definizioni generali e dove i bordi si confondono, siano i terreni più fertili per la nascita e la sperimentazione di nuovi modelli sociali, culturali e, di conseguenza, economici. 
Rivendichiamo allora la marginalità come valore imprescindibile della nostra identità e come strumento prezioso per la costruzione di una rete che da qui parta e metta in connessione le altre marginalità del nostro Paese, per disegnare a partire da esse un nuovo centro. 
Consideriamo la candidatura di Lucera e dei Monti Dauni a Capitale italiana della cultura 2026 l’inizio di un cammino, sicuramente in salita, ma, come tutte le salite più faticose, capace si restituire a chi arriva in cima un nuovo orizzonte.
La nostra cima non sarà raggiunta a marzo 2024, quando verrà annunciata la candidata vincitrice del titolo di Capitale, perchè con la sottoscrizione di questo manifesto ci poniamo un obiettivo permanente che più che guardare al 2026 guarda a quello che accadrà a partire da gennaio 2027 su un Territorio che avrà avuto il coraggio di mettersi in gioco compatto. 
"Di una città non godi delle sette meraviglie ma delle risposte che dà alle tue domande".
Con queste parole di Italo Calvino a farci da guida e nutriti dalle nostre settanta volte sette meraviglie, comincia oggi per questo Territorio l’era delle domande collettive, a cui rispondere insieme. 
Candidare una Città significa per noi candidare trenta comunità, un territorio, un insieme di istituzioni pubbliche ed enti e attori privati: significa lanciare una sfida a noi stessi per primi, scommettendo che possiamo guardare avanti insieme.
Siamo pronti a raccogliere questa sfida, lo abbiamo dimostrato facendo confluire le candidature di Lucera e dei Monti Dauni, dimostrandoci pronti a fare tutti un passo indietro per compiere assieme un salto in avanti. 
Che il salto in avanti arrivi allora, sapendo che a sostenerci c’è una rete territoriale fitta, tessuta nei secoli da comunità resilienti e resistenti, flessibili e coriacee al tempo stesso, risultato di un crocevia di popoli e culture che oggi sono chiamati da questa area interna a far risuonare la loro voce. 

I SINDACI DELLA CITTA' DI LUCERA
La città di Lucera merita di essere onorata con il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2026. Lo merita per la sua gloriosa e affascinante storia, valorizzata da tratti originali tanto per l’Italia che per il Mediterraneo; per il suo ricco e prezioso patrimonio storico e culturale, di cui sono parte siti e retaggi meritevoli di studio e attenzione; per le energie e le competenze che l’attraversano e l’animano, a cui attingere per progettare e costruire il futuro. 
E' su tutti questi elementi che deve fondarsi il progetto di candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2026, proiettandoli in un futuro prossimo in cui la cultura diventi motore di coesione e inclusione sociale quali obiettivi di welfare culturale, sostenibilità ambientale dell’agire pubblico e privato, sviluppo equilibrato ed innovativo del sistema di ospitalità, digitalizzazione e smaterializzazione, collaborazione sinergica tra territori. 
Noi sindaci della città di Lucera, per tutte le ragioni sopra dette, ci impegniamo ad essere garanti del patto sociale e generazionale che fin da ora deve alimentare il positivo e fecondo processo di valorizzazione e promozione dell’identità stessa della comunità lucerina, così come si è andata definendo nel corso della nostra millenaria storia.

LE CITTA' PUGLIESI GIA' FINALISTE DELLA CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 
(BARI, TARANTO, BITONTO, MESAGNE, MONTE SANT'ANGELO) 

Il percorso che accompagna la candidatura di una città a Capitale italiana della Cultura è un processo carsico, che comincia ben prima dell'annuncio della candidatura e termina ben oltre gli esiti della proclamazione.
Si tratta di una comunità che si interroga insieme e insieme prova a tradurre i suoi desideri in azioni concrete e tangibili, la cui ricaduta mai si limita al territorio che le ha generate. 
Il prezioso mosaico delle città e dei borghi che compongono il patrimonio socioculturale della Puglia oggi è messo a valore e promosso dalla candidatura a Capitale Italiana della Cultura.
Lo testimonia la diffusa e articolata partecipazione ai processi di co-progettazione culturale registrata in ciascuna delle esperienze compiute negli anni che abbiamo alle spalle. Altrettanto vale per il rinnovato e crescente interesse del sistema economico di quelle stesse città verso lo sviluppo della rete di ospitalità, fondata sul principio di comunità accoglienti. 
Allo stesso modo, le Amministrazioni comunali e l’intera filiera istituzionale hanno trovato l’energia di progettare nuovi spazi e modalità innovative di fruizione culturale, integrando tale progettazione con quelle relative alla mobilità, la digitalizzazione, le connessioni di rete, miranti a rendere più coese e inclusive, e quindi maggiormente attrattive, le città e i borghi. 
Con queste premesse, i sindaci delle città e dei borghi della Puglia candidatisi a Capitale Italiana della Cultura sostengono con entusiasmo e partecipazione la città di Lucera e con essa i borghi dei Monti Dauni, in questa complessa sfida.
Il percorso sarà tutt’altro che semplice e l’approdo affatto certo, ciononostante sarà valso l’impegno e il lavoro profusi per far emergere la bellezza e la meraviglia custodite da queste comunità. 

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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