03/10/2023 08:53:12

Gli attacchi continueranno. Ma Luceraweb non si fermerà

In oltre venti anni di esistenza di Luceraweb, è praticamente impossibile trovare una pagina in cui un giornalista della redazione parli in prima persona, perché è troppo alto il rispetto nei confronti del lettore che deve ricevere informazioni senza la personalizzazione di chi le scrive.
Tuttavia è il caso di fare un'eccezione che concediamo non sui social, ma attraverso il luogo in cui esercitiamo la nostra attività quotidiana, cioè il giornale on line che tanta gente consulta da ogni dove.
Ed è a loro, i lettori, che bisogna rendere note alcune risposte, però indirizzate a chi, in questi giorni ma anche nel passato più o meno recente, ha trovato il modo di insultare, attaccare e cercare di denigrarci dal punto di vista personale e professionale, non trovando (perché semplicemente non le ha) argomentazioni oggettive a contrasto di fatti e circostanze che mettiamo semplicemente in fila, come sa bene chi fa il nostro mestiere.
È doveroso rispondere ora, perché bisogna far rilevare che in quasi vent'anni di attività l'unica cosa di cui siamo certi è di non aver mai insultato alcuno e alcuno può affermare il contrario, altrimenti ne avremmo potuto rispondere in altre sedi rispetto a questa. Ma non è mai accaduto.
Chiariamo subito: da direttore io devo solo ringraziare, perché queste reazioni sono la migliore conferma di quanto riportiamo da anni. Tuttavia vale la pena fare qualche esempio recente, legato all'attualità.
Prima di tutto, i cosiddetti "volontari". Diversi di questi, con la mobilitazione a falange che avevo facilmente previsto, hanno dimostrato ancora una volta che si tratta di un argomento di cui non si può parlare, e nell'occasione si sono incendiate parecchie code di paglia, pur non avendo volutamente fatto cenno ad alcuno in particolare. Ma a questo punto bisogna essere anzitutto solidali con chi si duole, perché è chiaramente abituato a una narrazione diversa rispetto al tentativo di imporre il pensiero univoco lucerino, caratterizzato da dettature, veline e copia-incolla.
Luceraweb è altra cosa. E siccome è notoria la nostra posizione, dovrebbe già essere noto che da sempre esprimiamo grande ammirazione per chi mette a disposizione il proprio tempo per attività di carattere sociale. E a Lucera ci sono associazioni che fanno un lavoro preziosissimo, impagabile, da sempre esaltato sulle nostre pagine.
Invece continueremo a evidenziare che in questa città tutto quello che viene eseguito da un certo altro tipo di volontariato non può essere contestato per il semplice fatto che viene svolto (forse) gratuitamente. È uno scudo alzato con "Babbo Natale", continuato con una certa gestione passata dell'assessorato alla Cultura e sublimato con le manifestazioni medievali e romane, che poi hanno sempre tutte la stessa genesi, lo stesso schema e lo stesso pensiero ispiratore.
Chiesto in maniera ancora più diretta: se una iniziativa portata avanti da volontari è forzata e/o inopportuna, si può dire o no? O è consentito tutto e a prescindere, solo perché non percepiscono compenso?
Da parecchi anni, nessuno ha mai risposto a questa domanda, perché di solito i giornalisti questo fanno: le domande. Tanto più doverose se ora sta emergendo più chiaramente che dietro questa pretesa intangibilità ci sono tentativi di costruire carriere e fortune inaspettate, nascoste dietro gli immancabili "progetti" e le adeguate coperture politiche. Magari andranno in porto lo stesso, ma nessuno potrà dire che qualcuno non aveva avvisato. E a chi, rigorosamente in privato (ci mancherebbe), ha manifestato dubbi su certe dinamiche recenti, dopo aver cominciato leggermente ad aprire gli occhi, abbiamo risposto in maniera molto netta: "Dov'eri tu quando ci hanno detto, scritto e fatto di tutto nel tentativo di zittirci?".
Questi comportamenti, come è evidente, continueranno, come continuerà Luceraweb ad analizzarli e raccontarli, passando sopra qualsiasi tentativo di intimidazione. Del resto, non lo fa nessun altro.
Stessa identica cosa sta accadendo con la nostra contro-narrazione della candidatura di Lucera a Capitale Italiana della Cultura. Sono l'unico ad aver seguito tutti, ma proprio tutti, gli appuntamenti del percorso di preparazione (o almeno quelli nei quali sono stato invitato o mi è stato consentito l'ingresso) e quindi credo di avere elementi sufficienti per poter riferire ai lucerini e agli abitanti dei Monti dauni che la storia è un po' diversa da come la si è voluta proporre finora. In redazione abbiamo fatto una precisa scelta dettata dal senso di responsabilità, attendendo che terminasse la fase della progettazione e raccolta del materiale per il dossier da inviare a Roma, proprio per non interferire su un processo di grande importanza e delicatezza e che noi per primi volevamo sostenere con una nostra grande manifestazione che non ci è stato permesso di allestire. Niente di complicato: un incontro pubblico e aperto sull’argomento, dove ogni amministratore dell'intero territorio avrebbe potuto esprimere preventivamente la propria visione, ma sollecitato dalle domande di giornalisti esterni e non di quelli reclutati all'occorrenza. Sulle motivazioni reali di quei continui "impedimenti" ci eravamo fatti un'idea, ma dopo il 1° settembre si è definitivamente solidificata. E ovviamente abbiamo prove e testimoni incontestabili sulla nostra volontà di contribuire al dibattito pubblico. Quindi nessuno si è mai sognato di andare contro l'iniziativa, e chi lo pensa è in malafede. Dov'è la dimostrazione di questa affermazione? Anche qui, appena sono stati resi noti racconti di fatti oggettivi, sono scattati gli attacchi personali, arrivando alle misurazioni del mio grado intellettivo e professionale, senza riuscire a smentire una sola riga delle tante scritte. Questo è il livello (diventato preoccupante e inquietante) mostrato da chi si (tra)veste di presunta cultura, non consentendo alcun contraddittorio alle proprie posizioni, rifuggendo il confronto pubblico perché privo di argomentazioni convincenti. Anzi, proprio di argomentazioni, quelle che impediscono perfino di comprendere la differenza tra fare un pronostico e tifare per qualcuno, e nello stesso tempo tacere quando dalla comunicazione ufficiale viene invece riportato che imprenditori e professionisti "scommettono (sic) sulla candidatura".
Ma (per ora) può bastare così. E credo che basti anche ai nostri lettori, specie a quelli che sono stati annichiliti quando hanno provato a dire la propria che non coincideva con chi manovra e maneggia incarichi, destini e pure denaro, su questa e altre vicende per le quali hanno dovuto battere in veloce ritirata.
Noi questi attacchi violenti li affrontiamo da venti anni. E non abbiamo mai trascinato alcuno in tribunale (e quando ci hanno portato, siamo usciti ovviamente indenni), anche quando c’erano tutti gli estremi per farlo e avremmo vinto a mani basse. Pure questa è stata una scelta della redazione, compiuta negli anni in cui c’era chi faceva dossieraggio su di noi e poi ci faceva mandare le lettere dagli avvocati del padrone, sparlava in ogni luogo, prendeva soldi per insultarci, si inventava denunce, scriveva ogni santo giorno qualcosa contro Luceraweb e chi lo anima da oltre venti anni, tentando in ogni modo, anche attraverso incontri pubblici di denigrarci, creandosi una cerchia di sodali che hanno seminato veleno per anni. E tutto questo con alcuni continua, perseverano, altri invece sono venuti perlomeno a scusarsi.
Per non parlare di chi, dalle parole ha pensato di passare ai fatti, con minacce dirette e tentativi di danneggiamento. Solo perché avevamo raccontato la verità su di un bene pubblico finito in una gestione privata a dir poco opaca, e che tuttora non è stata chiarita, così come di un servizio pubblico la cui gestione amministrativa grida vendetta.  
Ma ci mettiamo nei panni di quei lucerini che invece vorrebbero dire la propria e vengono assaliti dai censori della Rete, umiliati e zittiti al minimo accenno di pensiero diverso.
Loro troveranno sempre spazio su questo giornale, che non smetterà di raccontare Lucera, una città in cui si sta tentando da tempo di instillare l’idea che le cose non si devono dire e che chi le dice è colpevole. È la regola del “non si deve sapere”. 

Ci dispiace: ciò che accade, piaccia o no, va raccontato. Noi abbiamo un’altra regola: “La gente deve sapere”. A prescindere da quel che accadrà, la gente deve avere qualcuno che la informa. 
Quanto al sottoscritto, la sua storia personale parla da sola, ma se qualcuno volesse, posso sempre illustrarla meglio nelle sedi e modi che ciascuno vorrà.
Senza tastiera e a gentile richiesta. 

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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