09/11/2023 13:48:35

Dimensionamento scolastico, decideranno i tribunali

Sul dimensionamento scolastico degli istituti di Lucera, l’Amministrazione Pitta ha deciso di abdicare al suo ruolo politico, affidando praticamente ai tribunali l’esito di una vicenda che sta mettendo in fibrillazione tutte le regioni italiane, chiamate a ridurre le autonomie. In Puglia, secondo il Piano ipotizzato sulla base di disposizioni governative ancora non efficaci, si dovrebbe passare da 627 a 569. A Lucera è prevista la rinuncia al comprensivo Bozzini-Fasani, quello che ha una popolazione inferiore (di poco) alla media fissata in 925 alunni, e quindi sacrificabile sull’altare del decreto del Governo Meloni che vuole ridurre il numero di 58 presidi, con una complessa operazione di accorpamenti e fusioni che coinvolge anche altri centri della Capitanata, sebbene con incidenze più accettabili perché le medie numeriche sono decisamente inferiori. 
Il progetto per Lucera vede quindi la creazione di due entità monstre, di quasi 1.400 alunni ciascuna, frutto dello smembramento in più parti: il plesso centrale di Via Raffaello finirebbe accorpato al Tommasone-Alighieri per un totale di 1.370 alunni, mentre tutti gli altri edifici distaccati (Cappuccini, Margherita di Savoia e Fasani) andrebbero fusi con il Manzoni-Radice per un totale di 1.362 alunni e la conseguente costituzione di un nuovo istituto.

Nelle ultime settimane al Comune si sono susseguite le riunioni a cui hanno preso parte i vertici di tutti gli istituti cittadini, con una sola e unica concordia: la contrarietà a questa indicazione che comunque andrà gestita concretamente, nel caso in cui la Corte Costituzionale dovesse rigettare (nell’udienza del prossimo 21 novembre) i ricorsi presentati da doversi regioni, tra cui la Puglia, che si sentono lese nelle loro prerogative indicate dalla Carta.
E quindi ci vuole un piano pronto che da Bari vogliono avere subito a disposizione per scongiurare un commissariamento, affidando al contesto locale una soluzione da presentare in relazione al nuovo assetto territoriale. Ma di accordo non se ne parla nemmeno, perché il dilemma è sostanzialmente tra un uovo oggi e una gallina domani, visto che le soluzioni sul tavolo sono due, ma entrambe avversate da correnti di pensiero incrociate tra gli stessi dirigenti e direttori amministrativi. Quella prospettata dalla Regione (che ha fatto sapere chiaramente di attendere un’indicazione dalla base, senza preclusioni) è stata contestata da chi ritiene che le conseguenze siano disastrose sul piano didattico, con evidenti problemi gestionali da considerare anche per le dislocazioni su vari plessi. E quindi il piano B potrebbe riguardare il settore della secondaria di secondo grado, con l’accorpamento dell’istituto tecnico “Vittorio Emanuele III” al Convitto Bonghi che già dispone degli indirizzi professionali industriale, moda e alberghiero. Questa ipotesi sarebbe avvalorata dalla precarietà esistenziale dell’Itet che, con i suoi circa 600 alunni, avrebbe comunque vita breve e magari sarebbe soppresso già l’anno prossimo, con il risultato di una doppia perdita per la città nel giro di pochissimo tempo.
Il direttore del Convitto, Emanuele Faccilongo, è un convinto sostenitore di queste ipotesi: “Questa è l’unica soluzione che non farebbe perdere a Lucera due scuole in due anni – ha detto – e magari l’Itet andrebbe a finire sotto la competenza di un istituto di Foggia, circostanza che sarebbe ancora più vergognosa, frutto di mancata assunzione di responsabilità e di visione reali della situazione”.

L’incontro di lunedì scorso a Palazzo Mozzagrugno è stato teso e serrato tra i sostenitori delle rispettive convinzioni e previsioni programmatiche, tra dirigenti e direttori amministrativi, con malcelate emersioni pure di interessi personali che vanno chiaramente oltre la doverosa visione generale. In pratica, non è stata individuata una reale strategia politica, così come caldeggiato da Pasquale Trivisonne (che guida il comprensivo in bilico) che ha parlato del rischio di un “errore strategico e del gioco allo scaricabarile sulle scuole” e Maria Concetta Bianco del Manzoni-Radice che ha invocato il “coraggio delle decisioni politiche ma anche il contrasto a oltranza di queste previsioni”.  
L’Amministrazione Pitta, alla fine, ha deciso di non decidere, rifugiandosi dietro una delibera con la quale aveva già espresso contrarietà a qualsiasi ridimensionamento, preannunciando battaglia giudiziaria contro i provvedimenti che la Regione dovesse adottare a cascata.

“Siamo già d’accordo con la Provincia, competente per la secondaria – ha annunciato il sindaco Giuseppe Pitta – che ci opporremo in tutte le sedi alla soppressione delle scuole cittadine, specie della Bozzini-Fasani che va preservata perché opera in quartieri fragili, a forte rischio dispersione che non possiamo ulteriormente permetterci. Quello che posso dire per ora è che ravviso una disparità di trattamento tra province, perché i numeri riportati mi pare non siano stati applicati equamente”. 
E in effetti da Palazzo Dogana (che deve redigere il proprio Piano da sottoporre alla Regione) hanno subito dato seguito agli intendimenti, con una propria delibera che sancisce di non muovere una foglia in attesa degli eventi.

“Dopo aver ascoltato sindaci e parti sociali, – si legge nel provvedimento del presidente Giuseppe Nobiletti – si dichiara contrarietà alla previsione di riorganizzazione degli Istituti, conseguente alla riforma che incide negativamente sulla qualità del servizio scolastico, non tenendo in debito conto la particolare situazione morfologica del territorio, dei collegamenti e dell’alto tasso di dispersione scolastica. Si condivide il ricorso presentato alla Consulta dalla Regione Puglia che, in attesa della sentenza, ha applicato il decreto definendo i criteri di riorganizzazione, per adeguarne il numero a quanto stabilito dalla legge”.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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