06/02/2024 14:40:40

Storie di piccoli e grandi bavagli

Il 2024 è iniziato da poche settimane, ma pare che una delle parole che purtroppo caratterizzeranno l’intero anno sarà “bavaglio”. C’è sempre tempo per essere smentiti, ma dando seguito a quanto si vede con una certa chiarezza anche a livello nazionale, specie sul conto dell’attività dei mezzi di informazione, non c’è da stare troppo tranquilli, anzi i segnali di preoccupazione aumentano con il passare del tempo. Qualcosa del genere la si intravede anche a Lucera, con 2-3 situazioni registrate negli ultimi mesi, alcune certamente inquietanti. 
Una più sottile è emersa sulla candidatura a Capitale Italiana della Cultura, per la quale ogni perplessità, suggerimento o richiesta di charimento si è subito trasformata in attività "disfattistica" da parte di alcuni guardiani dei social pronti ad attaccare con grande accanimento qualsiasi forma anche velata di dissenso sull'oppportunità di questa importante iniziativa. Un'altra più concreta è accaduta non più tardi di un mese fa, a proposito della protesta dell’Associazione “Lucera non tace” che aveva tappezzato di cartelli la staccionata di Palazzo Sant’Anna, ormai diventata una sorta di maxi bacheca cittadina direttamente in Piazza Duomo. Quelle scritte sono rimaste affisse per una decina di giorni, con critiche al sindaco Giuseppe Pitta sulla modalità di gestione del progetto che prevede la collocazione di un gabbiotto in acciaio e vetro nei pressi dell’ingresso della fortezza svevo-angioina. 
Nella notte tra domenica e lunedì, è stato tutto rimosso, con un’azione che i promotori dell’iniziativa di dissenso hanno definito uno “strappo”, facendo però capire di avere un’idea piuttosto precisa dell’autore del gesto, senza però voler fare rivelazioni specifiche che magari sarebbero più facili, consultando le immagini della videosorveglianza della zona che è dotata di telecamere. Durante la conferenza stampa che hanno indetto per rilanciare la loro posizione, si sono messi un panno davanti alla bocca, denunciando censura e bavaglio democratico.

Una scena del genere si era già vista a fine novembre direttamente in Consiglio comunale, da parte dell’intera minoranza politica che aveva presentato un documento di solidarietà nei confronti della consigliera Francesca Niro, querelata proprio da Pitta per aver fatto una dichiarazione a proposito della gestione dei concorsi pubblici le cui procedure sono ancora in corso a Palazzo Mozzagrugno. Quel testo è stato poi bocciato dalla maggioranza che sostiene il sindaco, scatenando la reazione dello schieramento avverso e soprattutto le affermazioni di Davide Colucci: “Questa maggioranza è ridicola e sconfessa sé stessa dopo quanto fatto insieme l’anno scorso con il conferimento della cittadinanza onoraria a Julian Assange, anche perché sappiamo bene che ci sono diversi componenti, tra assessori e consiglieri, che non sono d’accordo con l’iniziativa di Pitta, ma sono costretti a votare secondo le sue disposizioni. Il sindaco non ha ancora compreso la portata di questo suo autogol politico”.
E chissà se verrà poi mai chiarito il particolare tutt’altro che irrilevante sulla fulminea convocazione (il giorno dopo la presentazione della denuncia) alla caserma dei carabinieri della sola esponente politica, nonostante Pitta abbia rivelato di aver indicato almeno 6-7 persone nella sua doglianza, alcune raggiunte dopo giorni o settimane.

Restano però anche da conoscere, infine, quali siano queste testate giornalistiche accusate di fare allarmismo sull’analisi della situazione in materia di sicurezza e ordine pubblico in città, così come quelle persone che formerebbero “una squadra contro le forze dell’ordine”, due affermazioni scritte dallo stesso Pitta che non ha voluto esplicitare meglio a voce quando gli è stato chiesto conto da Luceraweb su entrambe le circostanze.

r.z

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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