25/01/2024 14:27:30

La stangata sulla Tari c'è ma (ancora) non si vede

Per il momento la questione è tutta tecnica, gestionale e contabile, ma esploderà nel giro di qualche settimana quando diventerà politica, perché dovranno essere la Amministrazioni comunali a dover spiegare ai cittadini che per il 2024 (e per le due annualità precedenti) si annuncia un sensibile aumento della Tari. I sindaci sono quasi tutti terrorizzati da quella che si prospetta come una certezza tuttavia non ancora quantificabile, anche se ci sono situazioni che arriverebbero già al 50% di aggravio su una spesa che è tutta a carico delle comunità, fermo restando che ogni ente saprà regolarsi di conseguenza, nell’ambito di un margine di manovra piuttosto ristretto. 
Per Lucera, per esempio, i responsabili del servizio parlano di una cifra che si aggira tra i 150 e i 300 mila euro tutta da definire con precisione, comunque decisamente inferiore rispetto ad altra realtà ma pur sempre da compensare economicamente. 

A ogni modo, è bene fare un riepilogo della genesi di questa vicenda e della situazione attuale che si sta vivendo: il 6 dicembre il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso di aziende del settore, ha definitivamente annullato una delibera dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente che aveva introdotto il sistema dei cosiddetti “impianti minimi” sui territori, con il quale l’Agenzia regionale dei rifiuti di fatto aveva poi calmierato i prezzi di conferimento in discarica. La conseguenza è che ora gli importi dovranno essere adeguati ai normali incrementi indicati dalle tabelle Istat. 
La Corte ha stabilito che non è prerogativa dell’organismo tecnico e nemmeno delle singole Regioni sospendere la libera concorrenza tra gli operatori del settore, così da far fronte alle criticità logistiche e finanziarie nella gestione dei rifiuti urbani. Palazzo Spada si è pronunciato chiaramente, riferendo che l’Arera in questo modo prestabilito avrebbe “non solo ha indirizzato il potere programmatorio delle Regioni, avocandosi un potere di direttiva attribuito allo Stato, che il legislatore non ha inteso delegarle, ma pure arricchito di contenuti ad esso estranei il potere pianificatorio delle Regioni, individuando la soluzione ‘normativa’ alle criticità impiantistiche nella sostanziale acquisizione al sistema pubblicistico di impianti operanti in regime di libera concorrenza“. 
Da qui, l’espresso invito al Legislatore nazionale (e cioè realisticamente al ministero dell’Ambiente) a “dover indicare le regole, cui le Regioni daranno attuazione, anche individuando i siti più idonei per impiantistica di interesse sovraregionale, ma nel contempo mettendo a regime le potenzialità economiche della intrinseca natura di risorsa di un rifiuto recuperato a diverso utilizzo“. 

Insomma, ci vuole una legge dello Stato (che è già competente sul Programma Nazionale di Gestione Rifiuti) per regolare l’intero sistema di gestione dei rifiuti, ma nel frattempo ogni azienda potrà fissare i prezzi che ritiene più opportuni per la propria clientela, costituita ovviamente soprattutto dai Comuni, a loro volta quindi detentori di contratti con determinate caratteristiche commerciali, comunque sia fortemente sollecitati a diminuire il quantitativo di indifferenziato, quello che incide maggiormente sul computo finale a carico dell’utenza. 
Ma è evidente che non si tratta di un processo di facile e veloce attuazione, per cui i sindaci sono già finiti in trincea alla ricerca di soluzioni, guardando soprattutto a quello che la Regione Puglia potrà fare nel breve termine, così da scongiurare sentimenti e rischi di rivolta quando ai cittadini verranno presentate cartelle ancora più pesanti economicamente. 

Intanto, ci sono almeno tre Comuni dei Monti dauni che vedono questa vicenda con compiaciuto distacco, perché fanno parte di una elite regionale di otto enti che hanno lo status di “Rifiuti free”, conferito direttamente da Legambiente che assegna i premi ai cosiddetti Ricicloni, in relazione ai dati del 2022. Ormai una presenza fissa in questa classifica di merito è quella di Volturino, quarto in regione con il 76,6% di raccolta differenziata, in compagnia di Roseto Valfortore (quinto) che ha confermato il suo ottimo 76% dell'anno precedente, e di Ascoli Satriano che sale al sesto posto con un 74% che migliora di quasi dieci punti la performance del 2021. Ma stanno bene anche Troia, Deliceto e soprattutto Biccari che è arrivato a un miglioramento di quasi il 20% in soli dodici mesi, così come Zapponeta, Candela, Rignano Garganico, Anzano di Puglia, Rocchetta Sant'Antonio e Poggio Imperiale, tutti ampiamente sopra il 60%. 
Tra le grandi città, l’unica che si comporta benissimo è Cerignola che sfiora il 70% e aumenta di 15 punti percentuale in un solo anno, Lucera non va oltre il 43%, anche se ha cominciato a incassare soldi veri dal recupero dei materiali. Il dato è pur sempre meglio di quello sconfortante di Foggia (17,3%, oltre 10% in meno rispetto al 2021), tanto da farla finire in fondo alla classifica dei capoluoghi di provincia.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

Condividi con:

0,0156s.