02/02/2024 10:59:26

La Lucera che (non) è stata con Lilino Tolve

Cosa c’entrano il Padre Maestro e il Cacc’è Mmitte? Quasi tutti potrebbero rispondere “niente”, e invece erano gli elementi che convivevano perfettamente nella testa e nel cuore di Michele (Lilino) Tolve, il quale aveva in aggiunta una caratteristica fondamentale e piuttosto rara a queste latitudini: il completo disinteresse personale, anteposto all’amore per la propria terra di origine per la quale voleva fare tanto. E tanto aveva fatto prima di lasciare la città con più di qualche boccone amaro ingoiato, perché per portare avanti un’idea e un progetto da queste parti bisogna metterci il doppio, il triplo, di energie, capacità ed efficienza. In realtà non era mai andato via da Lucera, perché continuava a sapere tutto quello che accadeva (quasi sempre leggendo Luceraweb), per cui non c’era bisogno di aggiornarlo su nulla, non fosse altro perché conosceva da solo la cosiddetta “classe dirigente” locale, così come le dinamiche che la anima(va)no.
Lilino, quasi da solo con l’enologia e sicuramente assieme al fratello Tonino con il Padre Maestro, più di qualcosa aveva dimostrato di poterla fare e di saperla fare, anche se ogni volta che tornava dall’Emilia (dove si era trasferito da qualche tempo per stare più vicino al resto della famiglia assieme all’adorata moglie Maria Rosaria) era costretto a constatare che tutto era andato perduto. 
“Ma la memoria resta - ha detto don Rocco Coppolella nell’omelia dei funerali celebrati ieri inevitabilmente ai piedi di San Francesco Antonio Fasani – e quella può essere coltivata, così che nessuno la possa eliminare”.
Non è questo il momento per ricordare la sua opera in vita, ma sicuramente ogni volta che passava da Piazza Nocelli c’era (e c’è) quella grande targa metallica ancora oggi attaccata alla facciata di Palazza De Troia a ricordare a lui e a pochissimi altri cosa era stata Lucera, cosa poteva essere e purtroppo cosa (non) è diventata.

La targa dell'Enoteca Regionale Permanente in Piazza Nocelli

Quella Enoteca Regionale Permanente era una trovata geniale per costruire una bella narrazione del territorio su cui si sarebbero potute innestare tante altre storie positive, e invece resta proprio quello l’epitaffio della città, a questo punto da non rimuovere mai.  Tolve aveva immaginato la Capitale della Cultura con almeno 30 anni di anticipo, senza minimamente pensare a finanziamenti, manovre politiche e appoggi più che altro nocivi, ma in effetti era troppo avanti. 
Ai tanti che l’hanno conosciuto e apprezzato, resta il ricordo balsamico di un uomo che ha trovato il modo di essere autentico anche nel modo di morire a 86 anni: nel giorno del suo compleanno. 

r.z.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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