22/03/2024 16:00:13

Arresti e informazione, come funziona

Spettabile Luceraweb,
negli ultimi giorni siamo stati inondati dalla notizia riguardante l’arresto dei dieci agenti di polizia penitenziaria, colpevoli fino a prova contraria di maltrattamenti nei confronti di due detenuti; una notizia che giustamente va riportata, ma mi chiedo se, in riferimento a un vostro recente articolo, chi diffonde i comunicati stampa non faccia due pesi e due misure. Se non ricordo male, parlavate di arresti effettuati di cui non si è mai avuta notizia relativamente a persone pregiudicate, mentre questi arresti relativi ad incensurati che svolgevano probabilmente male il loro lavoro hanno avuto una notevole eco mediatica. Come funziona?
Grazie.
F.

Anzitutto bisogna precisare che tutte le persone raggiunte da un provvedimento giudiziario sono innocenti, e non colpevoli, fino a prova contraria. E’ un dettato costituzionale che Luceraweb tiene sempre bene a mente, ancora di più all’indomani del suo 22° compleanno, rimanendo il sito di informazione più longevo della Capitanata.
Per il resto, dobbiamo ringraziare per questa domanda, perché ci dà occasione di spiegare ancora meglio come funziona, anzi come vanno le cose da qualche tempo a questa parte e dalle nostre parti. 

Molto deriva dall’approvazione del decreto legislativo 150/2022, vale a dire l’attuazione della legge delega per “l'efficienza del processo penale, della giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari”, più velocemente e comunemente detta “Riforma Cartabia” dal nome del ministro che l’ha maggiormente promossa, motivandola con la necessità di difendere ulteriormente la “presunzione di innocenza”. 
Uno degli aspetti più controversi (e insopportabili non solo per i giornalisti ma anche per una larga fetta della magistratura) prevede che l’unico soggetto deputato a poter avere rapporti con i media sia il procuratore della Repubblica, il quale può diffondere informazioni solo nell’ambito di una conferenza stampa o diffondendo un comunicato, ma a sua discrezione. In altre parole, è lui che deve stabilire se e quando un’iniziativa del suo ufficio, soprattutto se avvalorata da un provvedimento del giudice per le indagini preliminari, sia di interesse pubblico a beneficio dei cittadini. 
Da questo contesto deriva con evidenza un’assoluta disomogeneità dell’applicazione della norma a seconda della sensibilità, competenza e capacità di trattare questi argomenti da parte del singolo capo ufficio inquirente, con esempi lampanti di comportamenti distinti e distanti tra loro. A Foggia, come è ormai chiaro da tempo, è sempre più difficile ottenere informazioni che quindi spesso trapelano parzialmente o addirittura per vie non ufficiali, con rischi di errori o cattive interpretazioni da parte dei giornalisti, ma succede pure che nella vicina Bari, così come a Perugia o a Napoli, siano gli stessi procuratori a consegnare (ai giornalisti accreditati) le ordinanze di custodia cautelare, proprio a beneficio della chiarezza delle posizioni degli indagati. E a breve bisognerà rispettare anche il cosiddetto "emendamento Costa" che vieta la pubblicazione perfino per estratto o stralcio dei provvedimenti del gip che quindi si potranno rendere noti solo con un non meglio specificato riassunto.
Spiega molto meglio la situazione Renato Nitti, procuratore della Repubblica di Trani, con una dichiarazione fatta qualche giorno fa a una platea di giornalisti, tra i quali eravamo presenti anche noi: “La presunzione di innocenza non è il vero problema, perché tutte queste sensibilità poi non vengono sollevate quando le ipotesi di reato sono per la criminalità, ma solo per corruzione, abuso d'ufficio e reati contro la pubblica amministrazione, cioè quelli attribuibili ai cosiddetti ‘colletti bianchi’. Per quanto mi riguarda, non ho le competenze per stabilire cosa sia di pubblico interesse, ci viene attribuito un potere troppo grande che però dovrebbe essere esercitato piuttosto dai giornalisti. Il loro lavoro, secondo me, serve anche ai magistrati, pure come esercizio di controllo, e questa situazione rappresenta una lesione per loro ma in definitiva soprattutto per i cittadini e il loro diritto a essere informati”. 

Luceraweb ha documentato già diversi casi (tra cui quello di venerdì scorso per il quale non c’è traccia mediatica ufficiale a proposito di un’operazione antidroga della Guardia di Finanza di Lucera) che si prefigurano come una sorta di “rapimenti di Stato”: cittadini vengono privati della libertà personale, ma di loro l’opinione pubblica non sa più nulla, spariscono dalla circolazione e nessuno è poi in grado (si spera tranne i familiari più stretti) di sapere che fine abbia fatto una persona, dove si trovi e magari anche il perché. 
Converrà con noi che tutto ciò non sia normale, o perlomeno è anomalo, perché potrebbe diventare terreno pericoloso per chi poi, queste norme, magari chiederà di adottarle anche per altri fini. Si tratta di questioni di democrazia e civiltà di cui tutti dovrebbero essere informati e consapevoli, perchè riguardano tutti. Il rischio è che lo stato di diritto perda pezzi giorno per giorno, norma dopo norma. (r.z.)

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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