14/05/2024 07:22:07

Maia Rigenera rilancia il suo progetto 'biometano'

Maia Rigenera rilancia la sua intenzione di realizzare un impianto di produzione di biometano, accanto a quello già attivo da anni da dove esce compost per l’agricoltura, utilizzando la frazione organica dei rifiuti solidi urbani. Dopo aver provato a farsi autorizzare il progetto alla Regione Puglia, a Bari hanno dirottato la procedura alla Provincia di Foggia, chiamata ora a pronunciarsi mediante valutazioni tecniche e acquisizione di pareri anche degli enti coinvolti a tutti i livelli. 
Le intenzioni sono state rinnovate anche in un incontro tenuto venerdì sera a Palazzo Mozzagrugno, davanti a sindaco, consiglieri comunali e assessori, durante il quale la proprietà rappresentata da Antonio Salandra ha portato il suo ingegnere capo, Luigi Rutigliano, a esporre le caratteristiche dell’impianto in regime anaerobico, cioè senza emissioni nell’aria. In realtà era accaduto un anno e mezzo fa, per cui si è tratto di un remake però aggiornato con le nuove inserzioni tecnologiche e strutturali (come la creazione di cinque bocche di ingresso per i compattatori rispetto all’unica attuale) che nel frattempo sono state aggiunte nell’elaborato, anche sulla base delle prescrizioni ricevute da Arpa e Palazzo Dogana già in precedenza.
La serata è servita per aprire una sorta di trattativa sulle concessioni che l’azienda è disposta a riconoscere all’ente e soprattutto alla sua popolazione, sia di carattere economico che ambientale, cominciando dalla gestione della puzza per la quale sono state fatte nuove ammissioni, sebbene non assumendosi la responsabilità della totalità delle emissioni percepite dalla gente. Salandra si è reso disponibile a monitorare in autonomia la situazione con appositi nasi elettronici, e ha ipotizzato la donazione di una centralina con cui il Comune possa fare le sue misurazioni in autonomia.

Si tratta peraltro di una richiesta fatta espressamente anche da cinque esponenti della minoranza che qualche giorno fa sono tornati a chieere controlli oggettivi a seguiti di una nuova ondata di miasmi registrati in vari luoghi della città.
La tutela dell'aria che respiriamo e dell'ambiente in cui viviamo dovrebbe essere uno degli obiettivi prioritari per chi, come noi, ha il privilegio di rivestire il ruolo di amministratore – hanno scritto in una nota Francesco Aquilano, Francesca Niro, Fabrizio Abate,  Vincenzo Checchia e Raffaele La Vecchia - soprattutto quando un problema ambientale è causa di disagio diffuso per l'intera cittadinanza”. 

“Lo stabilimento ha una conformazione disgraziata – ha detto Rutigliano – perché composto da tre corpi di fabbrica e non uno solo, per cui il trasferimento di materiale comporta automaticamente il contatto con l’atmosfera. Con il passaggio al biometano, invece, quello lavorato nei digestori perde il 95% della sua carica, per cui quando arriva alla fase finale per la riduziona a compost non dovrebbe più dare problemi, fermi restando gli investimenti già fatti in termini di attrezzature, macchinari e accorgimenti tecnici”.
La conversazione tra imprenditore e parte politica si è sviluppata su vari livelli, tra il punto fermo di un quantitativo in entrata di non più di 178 mila tonnellate di rifiuti all’anno (ma al momento si arriva massimo a 100 mila), e alcune variabili che riguardano le cosiddette compensazioni ambientali, subordinate anche al rilascio del parere da parte dell’Amministrazione comunale che starebbe sondando anche la possibilità di conferire direttamente e definitivamente a contrada Ripatetta, a fronte di una sensibile riduzione del pagamento che di conseguenza abbasserebbe la Tari per tutti i residenti.
Pitta ha fatto diverse richieste, come l’istituzione del cosiddetto “Bilancio di sostenibilità” che certamente aumenta la trasparenza delle operazioni, l’installazione di un impianto di liquefazione dell’anidride carbonica prodotta dal processo di maturazione, oltre a una quantificazione economica da convertire in opere o inserimenti a beneficio della collettività. 
La sensazione è che la politica sia favorevole a questa iniziative che dovrebbe innalzare anche il livello occupazionale con altre 25 unità oltre alle 45 attuali, mentre una voce di dissenso arriva dall’Associazione “Lucera non tace” che sta chiedendo maggiore trasparenza sul tema e sta sollecitando l’Amministrazione Pitta a prendere una posizione netta, dopo un primo parere negativo emesso nel 2018 dall’allora sindaco Antonio Tutolo, motivato con la necessità di salvaguardare la salute dei cittadini e l’incompatibilità del progetto con il vigente Piano Urbanistico Generale.

Illustrazione tecnica da parte dell'ingegner Rutigliano

“Quella presa di posizione andrebbe confermata ancora oggi – hanno fatto sapere dal sodalizio -  vista l’importanza che l’argomento riveste per la città, come sottolineato da Pitta che poi ha semplicemente omesso di coinvolgere i cittadini e le associazioni locali, occorre fare attenzione a non spostare il focus del dibattito solo sul piano tecnologico, sottovalutando le possibili criticità ambientali ed urbanistiche derivanti dall’approvazione del progetto. Più in generale, la sua approvazione sottende interrogativi più consistenti e importanti per i cittadini che il consiglio comunale non potrà eludere. Vogliamo capire queli politiche vengono messi in atto in materia, quale sia la prospettiva e quali sono i vantaggi per la collettività”. 

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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