09/06/2024 21:55:18

Concorso di pittura sul Padre Maestro

La comunità del santuario di San Francesco Antonio Fasani ha indetto un bando di concorso internazionale di pittura sulla figura del Padre Maestro, con l’obiettivo di rappresentare un famoso episodio della sua vita, quello della “Scommessa della pioggia”.
Il montepremi è ricchissimo, perché ci sono in palio anzitutto due assegni da 5 mila euro offerti dalla Fondazione Monte Uniti di Foggia e dai familiari del senatore Mario Follieri”, e poi altri tre riconoscimenti da 3.000 euro (Universo Salute-Opera Don Uva del Gruppo Telesforo), 2.000 euro (familiari di Massimo dell’Osso) e 1.500 euro (familiari di Marilena De Luca in Curci).

Le opere dovranno avere un formato di 70x100, realizzate su tela, legno o qualunque altro materiale idoneo, con pittura ad olio o altra tecnica. Dovranno arrivare alla basilica entro il 31 ottobre prossimo, faranno parte di una mostra allestita nel chiesa e la premiazione si terrà il 29 novembre, festa canonica dal santo. 
La commissione è composta da cinque membri nominati dal rettore, padre Andrei Ficau, che valuterà secondo i criteri di coerenza ed aderenza dell’opera al tema, qualità tecnica ed esecutiva, originalità e immediatezza ed efficacia del messaggio.

Red. 

L’episodio della “Scommessa della pioggia”
Quell’anno l’estate era stata rovente, e l’autunno, che ormai volgeva al termine, era secco e arido. Erano mesi che non cadeva una goccia d’acqua e la terra s’apriva assetata sotto un cielo sempre azzurro. I capi di bestiame morivano nelle stalle e gli armenti invano uscivano dagli stazzi in cerca di un ciuffo verde. I grandi e i piccoli proprietari erano sgomenti per l’impossibilità di salvare gli animali e ancora più di seminare: l’annata già dall’inizio si presentava amara. L’acqua, il bisogno di acqua, la cui mancanza accresceva la sete degli uomini e degli animali, era l’argomento del giorno, in tutte le case, in tutti gli incontri. Eppure, avevano pregato, facevano novene, ma il cielo era sordo e lontano e la sete della terra e degli uomini cresceva.
Quel giorno, in casa del duca Orazio Zunica, si recò, come spesso accadeva, il Padre Francesco Antonio Fasani, per ricevere il solito aiuto per i poveri. C’erano molti patrizi uniti in casa del duca, quasi per prender consiglio, perché un’idea, uno stratagemma venisse loro in mente, per uscire dalla sete che attanagliava la Capitanata, dal pericolo incombente della carestia.
Fu il duca che, con malcelato rimprovero, anche se desolato in viso, disse: «Padre Maestro, quest’anno non potrò darvi niente per vestire i vostri poveri». Fu una pugnalata al cuore; i suoi poveri, i poveri di Dio, s’eran ormai ridotti agli stracci quell’anno; ed egli soffriva a vederli in quelle condizioni, tanto più che l’inverno, anche se il cielo si manteneva sereno, era alle porte. Dalla sua bocca uscì un flebile: «Perché?». E il duca, con voce sofferente, come a raccogliere le ansie e le preoccupazioni di tutti i presenti: «Ma non vedete la siccità che ci affligge; la terra secca che impedisce di seminare e gli animali che muoiono nelle stalle?». Il Padre Fasani, che sedeva in un angolo, s’alzò e, rosso in viso e con gli occhi lucenti, disse: «Questo è il giusto castigo di Dio per la vostra insensibilità. Se aveste aiutato i poveri non ci sarebbe stata questa siccità. In verità, molti non hanno il pane sufficiente e son coperti di stracci, così che nemmeno a messa possono venire». Poi aggiunse preoccupato: «Molte ragazze, a causa della miseria, si trovano esposte al pericolo». Quindi, quasi implorando: «Sareste così duri di cuore da non muovervi a compassione e non aiutarli?». «Certo – rispose il duca – ma ad una condizione: noi aiutiamo i vostri poveri e voi ci darete l’acqua». «Accetto senz’altro – disse il Padre, nei cui occhi era passato un lampo di gioia – voi aiutate i poveri ed io vi prometto l’acqua». «Allora il Padre Maestro stabilisca una tassa e noi c’impegniamo a pagarla», aggiunse il conte Mosca, Preside della Provincia di Capitanata e Molise. Al che il Padre Fasani disse con fermezza: «No, nessuna tassa; mi basta anche quello che avete nella borsa, signor Preside». «Ecco – disse il conte Mosca – fatene quel che vi pare» mettendogli nella mano la sua borsa piena di soldi. Lo stesso fece il duca Caroprese, seguito dagli altri. Il santo raccolse tutte quelle monete nelle capaci tasche e, prendendo congedo, disse: «Ho ricevuto la caparra; è giusto che mantenga la promessa». E corse via, lieto, pregustando la gioia dei suoi poveri, nel portare ad essi l’abito nuovo. Gli sembrava di vederli ad uno ad uno in viso, mentre l’indossavano, mentre si rimiravano contenti e si sorprese a chiamarli per nome e ad esortarli a ringraziare il Signore.
Giunto al convento, chiamò subito fra Antonio e gli disse raggiante: «Vedi quanti zecchini d’oro ho raccolto? Sono dei poveri, contali; io vado in chiesa». Si prostrò a lungo dinanzi al Tabernacolo e parlò con Gesù dei poveri che avrebbe rivestito, che avrebbe nutrito, che avrebbe sollevato dalla disperazione. Parlò ancora dell’impegno preso, dell’acqua che tutti aspettavano e imploravano, del pane che sarebbe mancato a tutti se non avesse piovuto. Poi andò all’altare della Mamma Immacolata a darle la gioia che i suoi figli più cari non erano abbandonati, ma erano nel cuore di coloro che, essendo ricchi, erano nel bisogno: ora toccava a lei soccorrerli e benedirli con acqua abbondante.
Il giorno dopo il cielo era ancora indifferente alle implorazioni, alle promesse, alle scommesse, cosicché, ritrovandosi insieme preoccupati, i soliti amici e, pensando alla promessa dell’acqua fatta dal Fasani, dicevano: «Forse il Padre Maestro ha voluto consolarci con buone parole, ha voluto solo che non disperassimo; certo che questa non è aria di pioggia». Si lasciarono turbati e, ritornati a casa, ognuno di loro s’addormentò con la solita preoccupazione.
Nel cuore della notte, all’improvviso uno scroscio d’acqua rimbombò sulle tegole asciutte, sui vetri tesi, sui muri secchi, sì che il duca balzò sul letto e pianse di gioia. Accorsero i familiari, svegliati anch’essi dal rumore dell’acqua, che cadeva abbondante e chiassosa, temendo che il duca stesse poco bene. «No – rispose loro – piango per la gioia»; quindi soggiunse: «veramente quel Frate è un santo». Piovve per tre giorni di seguito, sì che la terra tutta ne fu ripiena e gli animi di tutti si aprirono alla speranza.
Il Padre Fasani aveva, al tempo stesso, soccorso i poveri e beneficato i ricchi.

(Riprodotto nella lingua italiana attuale da Massimiliano Monaco dalla prima biografia del Santo di Tommaso Maria Vigilanti, Vita del Ven. Servo di Dio Fr. Francesco Antonio Fasano da Lucera, predicatore, maestro e Provinciale dell’Ordine de’ MM. Conventuali di S. Francesco, tipografia Salvatore Scepi, Lucera 1848, pagg. 243-245. Vi è stata una ristampa nel 2008 edita da Pubblisud a cura del Comune di Lucera)
 

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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