26/03/2025 07:39:34

I rapporti ‘difficili’ con Lucera Capitale

Qualche associazione dice di aver capito solo negli ultimi giorni quali fossero le reali intenzioni dissimulate dietro l’allestimento di tutte le attività di Lucera Capitale regionale della Cultura 2025, ma ha difficoltà a esporsi perché teme rappresaglie (sic) perfino sulla concessione del patrocinio gratuito del Comune, come se fosse determinante per l’attuazione delle proprie iniziative. Qualche altra adesso non ha il coraggio di ammettere anche davanti al resto dei soci che tanto impegno non avrà adeguata visibilità per quanto portato avanti per anni in autonomia, dopo aver tenuto a bada un dibattito interno fatto di discussioni sulla genuinità degli inviti ricevuti. Qualche altra ancora, infine, non era stata nemmeno invitata alla presentazione, e ha dovuto rivendicare la propria esistenza e il diritto a ricevere quel cartoncino viola, cioè l'unica cosa che potrà portare a casa fino al 31 dicembre prossimo. 
Dall’altro lato non manca chi si ostina a rimanere con il cappello in mano, confidando ancora in un ripescaggio per vedersi finanziata qualche piccola iniziativa, tanto per dimostrare la propria esistenza di cui finora si erano accorti veramente in pochi. 
Invece è certo che tutte in settimana si sentiranno dire che, per avviare la proposta avanzata, dovranno anticipare e documentare effettivamente le spese sostenute che poi saranno rimborsate solo a rendiconto. Questo meccanismo provocherà parecchie comprensibili rinunce e quindi dovranno essere riscritte diverse di quelle slide proiettate con velocità fulminea il 15 marzo scorso, perché alcuni usciranno e magari altri entreranno nel cartellone, a ulteriore conferma che dopo tre mesi non esiste ancora la sua conformazione definitiva.

E non lo sarà per ancora molto tempo, perché nel frattempo il budget sarà realisticamente e strategicamente re-distribuito su chi invece è sempre in prima linea nella considerazione del team organizzativo che si compone soltanto di due persone: il sindaco Giuseppe Pitta e il coordinatore del dossier Pasquale Gatta. Il resto sono comparse più o meno consapevoli, sia di ruolo politico che gestionale. 
La riprova arriva dalla clamorosa (?) decisione di Luciano Toriello, portavoce del cosiddetto Comitato tecnico-scientifico, che solo da qualche giorno si è reso conto di quanto fosse stato utilizzato anche lui per lucidare con personalità di rilievo culturale una candidatura che è stata costruita con ben altre finalità. Il regista lucerino dopo esattamente un anno e mezzo ha scoperto che quell’organismo costituito da decine di persone, tra cui artisti di livello anche internazionale, docenti universitari, giornalisti, amici e amici degli amici con definizioni improbabili e imbarazzanti, praticamente non è stato mai convocato, né tanto meno consultato per organizzare le attività, nonostante sia stato costituto con tanto di decreto sindacale testualmente con compiti di “consulenza e promozione della candidatura, di sostenere la Cabina di regia (altro soggetto invisibile, ndr) e il Comitato dei Promotori per l'organizzazione del progetto e per la redazione del dossier”. È stato scritto pure beffardamente che il Comitato avrebbe avuto il “compito di redigere proposte, idee e progetti sul progetto di candidatura, promuovere la partecipazione di enti e personalità, stimolare, gestire e promuovere, attraverso le idee e le iniziative dei propri membri, attività che abbiano l’obiettivo di valorizzare e promuovere la cultura del ‘fare rete’”.

Eppure Toriello è uno di quelli che ha addirittura preso la parola a Roma in occasione dell’audizione al ministero di un anno fa, così come il presidente del Comitato dei Promotori, Davide Calabria, quest'ultimo presente alla serata ma entrambi spariti dal cast della kermesse mondana di dieci giorni fa, visto che sul palco ci è salito letteralmente chiunque, tranne loro due che erano stati semplicemente invitati ma senza diritto di parola. 
Emblematica anche la mancata citazione di qualsiasi iniziativa legata al cinema (oltre alle solite proiezioni), che pure era stata indicata davanti alla commissione giudicante romana come uno degli elementi fondanti del dossier, e invece Toriello non si è visto proprio al Teatro dell’Opera. Quell’assenza non è sfuggita a tutti, e rappresentava il segnale e il preludio di una pec formale inviata dopo un paio di giorni a Pitta che lo aveva nominato, con la quale ha salutato con un certo risentimento, pur inserito all’interno di una cornice di ringraziamenti. 

E che non fosse comunque qualcosa di improvviso, lo si capisce solo ora dopo aver riletto un post su Facebook del consigliere comunale Antonio Dell’Aquila, delegato politico delle attività, che già il giorno dopo aveva scritto un messaggio apparentemente criptico, ma a questo punto chissà quanto allargato pure ad altri: “Unire le forze senza dividere. Edificare senza demolire. Consigliare senza augurarsi il peggio. In poche parole, ci auguriamo nessuna diserzione”.
Ma evidentemente era già troppo tardi.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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