01/12/2025 21:01:59

Caos Consiglio, la minoranza dal prefetto

Questa è una storia che va raccontata in due capitoli che viaggiano paralleli: quello strettamente politico e l’altro ampiamente amministrativo.
Al Comune di Lucera è un periodo di grande fibrillazione, dopo che il sindaco Giuseppe Pitta è passato nel giro di due giorni dalle scarpe verde speranza di mercoledì alla crisi nera esattamente nel giorno del black friday. 
La prima conseguenza è stato l’innalzamento del livello di allerta dopo la richiesta di rinvio del Consiglio comunale in programma stasera, avanzata dal Partito Democratico che di fatto ha messo in mora l’intera Amministrazione, visto che ha ottenuto quanto voleva, segnando un punto a proprio favore.

Solo che non si era mai visto prima nella storia (almeno recente) dell’ente che un provvedimento di “revoca/annullamento” della seduta avvenisse a causa della diffusione di un comunicato stampa come quello del Pd, così come candidamente messo per iscritto stamattina dal presidente Pietro Di Carlo, addirittura aggiungendo che c’era stata pure una successiva istanza verbale da parte del Partito Liberaldemocratico, come ad avvalorare l’iniziativa principale.
La circostanza ha provocato la reazione immediata da parte di quasi tutte le forze di minoranza che hanno definito la motivazione inaccettabile, con interessamento tramite Pec del prefetto, oltre che del segretario generale di Palazzo Mozzagrugno Gianluigi Caso. Quest’ultimo non era presente a Corso Garibaldi alle 16, orario stabilito in cui si sono comunque presentati in aula ben otto consiglieri, intenzionati a vederci chiaro e a opporsi a una decisione che non avrebbe alcun fondamento procedurale. Hanno trovato tutto spento, nell’edificio c’erano solo un paio di dipendenti, assieme al personale delle pulizie.
 
“Una cosa del genere non era mai accaduta – hanno detto sostanzialmente gli intervenuti, cioè Fabrizio Abate, Francesca Niro, Vincenzo Checchia, Francesco Aquilano, Raffaele La Vecchia, Francesco Di Battista, Pasquale Colucci e Rossella Travaglio – e non è ammissibile che della maggioranza non siano venuti in aula a spiegare la situazione, eventualmente anche a votare il rinvio, ma dopo aver dato all’assemblea la sovranità che le spetta. Dobbiamo dedurre che il sindaco non sia più in grado di garantire i numeri sufficienti perfino per posticipare la discussione e votazione degli argomenti che loro stessi hanno portato in conferenza dei capigruppo”.

E quindi è evidente che la questione sia politica, prima che tecnica, sebbene ci sia da ritenere che la genesi e gli effetti di questo inverosimile precedente vadano approfonditi con tutta la chiarezza possibile, così come hanno promesso i consiglieri presenti, ipotizzando che la situazione politica sia talmente disperata da aver demolito l’aspetto istituzionale, non avendo altro motivo valido per scongiurare la celebrazione della seduta in cui sarebbe potuto accadere di tutto. 
Perché è altrettanto evidente che questa sia la prima vera crisi in cui Pitta non conduce le operazioni, così come ha fatto in cinque anni di intrighi, manovre, acquisti, cessioni e strategie finalizzate soltanto a non uscire di scena, ma le sta sostanzialmente subendo. Non a caso, dietro una facciale ostentazione di sicurezza mischiata a una mai vista prima sovraesposizione social nelle successive 48 ore, ha fatto trapelare grande irritazione per quanto accaduto, peraltro lamentando di aver dovuto subire un’umiliazione dal partito che sulla carta gli avrebbe dovuto essere più sodale. 

A ogni modo, la vera questione ora è prevedere e possibilmente capire quali possano essere gli sviluppi. Le opzioni che circolano non escludono nulla, passando da un poco probabile rientro di ogni divergenza, alle pur sempre possibili dimissioni di Pitta stesso, il quale però avrebbe almeno venti giorni per aprire un già caldeggiato “tavolo di centro-sinistra di ispirazione decariana”, invitando tutti quelli che possono e devono fare riferimento al neo presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, per alcuni immaginato con il collettore e riparatore di ogni controversia a qualunque livello, in nome del bene superiore del buon governo.
In tutto questo bailamme, l’unico a star fermo (e zitto) è Antonio Tutolo, il convitato di pietra di ogni ragionamento che aleggia sulla città da una settimana a questa parte, quello a cui guardano e pensano tutti per cercare di intuire quali intenzioni abbia per poter inevitabilmente incidere con veti e soprattutto candidature nella prossima campagna elettorale.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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