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La parrocchia in zona 167 (era) sui suoli del Comune

La zona 167 di Lucera è un incredibile contenitore di segreti di carattere urbanistico che addirittura a distanza di 40 anni continuano a venir fuori, suscitando stupore in chi ne viene a conoscenza prima dalle carte e poi dalle situazioni di quotidianità vissuta.
L’ultima perla dello sbalorditivo scrigno riguarda niente meno che la parrocchia, la cui situazione catastale si potrebbe racchiudere con questa sintesi: gli immobili sono della diocesi, ma il suolo era ancora del Comune e di alcuni privati. 

Se si volesse dissacrare la vicenda, sarebbe da utilizzare l’espressione “è tornato alla casa del Padre”, quindi, il terreno di 7.200 metri quadri che nel 1983, e poi due anni dopo con una modifica, proprio Palazzo Mozzagrugno aveva donato alla curia (vescovo Angelo Criscito) per la realizzazione del presidio spirituale e religioso, a corredo di un quartiere che in quegli anni stava mostrando e promettendo una grande espansione residenziale.
All’epoca dei fatti, furono attivate tutte le procedure, compresi gli espropri, le occupazioni di urgenza, il decreto di trasferimento del possesso all’ente ecclesiastico per l’avvio dei lavori e il rilascio della prima concessione edilizia a cui hanno fatto seguito altre sette nel corso del tempo, propedeutiche alla realizzazione dell’intero complesso che comprende non solo la chiesa, ma anche locali annessi al piano terra, al primo piano, oltre che sotto lo stesso edificio religioso, senza contare il piazzale e tutte le altre aree sportive.

Solo che poi nessuno si è preoccupato successivamente di perfezionare il percorso burocratico, perché le particelle di terreno non sono mai state acquisite dalla diocesi, pur essendo catastalmente attribuite a Piazza Duomo, per cui finora, almeno dal punto di vista formale, oltre la metà del suolo era ancora in capo al Comune e il restante ai vecchi proprietari privati.
Una situazione a dir poco paradossale che però aveva effetti concreti, perché il soggetto giuridico della “Parrocchia Santa Maria delle Grazie”, da sei anni retta da don Donato Nardone, non aveva le carte “a posto” con cui avviare iniziative in materia finanziaria, non possedendo titoli formali per l’accesso, nemmeno ai fondi dell'8xmille.

Negli ultimi mesi, i contatti tra le due istituzioni si sono fatti molto più serrati, frequenti ed efficaci, con il reciproco intendimento di “chiudere” questa situazione imbarazzante, fino all'antivigilia di Capodanno quando il vescovo Giuseppe Giuliano e il sindaco Giuseppe Pitta, affiancati dai rispettivi consulenti e aventi ruolo nella vicenda, hanno firmato quello che è stato definito “l'atto di cessione a titolo gratuito, anche a titolo ricognitivo e transattivo”, regolarizzando la  posizione giuridica della parrocchia anche attraverso una convenzione che sarà suggellata con atto notarile e relative spese a carico della diocesi. 

A commentare questo passaggio storico è l’assessore al Patrimonio, Sefora Tetta: “Appena ho avuto tra le mani il dossier – ha spiegato – ho trovato grandissima disponibilità da parte di tutti a chiudere il prima possibile la vicenda, a partire dal sindaco che ci ha tenuto moltissimo a lasciare questa importante eredità al quartiere. Comunque sia, è stato un atto di ordinaria amministrazione nell’ambito di obiettivi che mirano al benessere della comunità, per cui ciascuno si deve sforzare tutti i giorni di stare sempre dalla stessa parte, cioè quella dei cittadini”.

Chi conosce bene la storia urbanistica della zona 167, inoltre, afferma che questo provvedimento possa avere una sua incidenza nel famigerato contenzioso tra l’ente e gli oltre 1.400 proprietari di abitazioni sul posto che lamentano l’esosità dei conguagli sui costi sostenuti dal Comune per l’esproprio dei lotti. Ma questa è materia giudiziaria su cui già fin troppi tribunali si sono pronunciati per cercare di arrivare alla definizione di una questione intricata e ancora molto dibattuta.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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