Le condizioni disastrose della sede 118
Alcuni operatori del 118 di Lucera non ne possono più delle condizioni in cui sono costretti a sostare nei locali ricavati nella parte retrostante dell’ospedale, e hanno cominciato a lamentarsi pubblicamente, riferendo della situazione e mostrando fotografie degli ambienti messi a disposizione per loro dalla Asl, utilizzati quando non sono a bordo dei mezzi di soccorso. La denuncia mette in evidenza le carenze strutturali e operative della postazione, anche di semplice natura logistica, come una dislocazione delle camere non ottimale, oppure l’assenza della linea internet rimediata dalla buona volontà delle utenze degli stessi addetti, quindi con possibili ripercussioni sia sulla qualità del servizio a beneficio dei cittadini che sulla dignità stessa delle persone incaricate di svolgerlo, compreso il loro benessere psico-fisico.
Nel dettaglio, è stata segnalata l’assenza di un vero e proprio spogliatoio, sostituito da una stanza che dovrebbe essere adibita ad altro e comunque mancante dei requisiti minimi previsti dalle norme sulla sicurezza e sull’igiene
nei luoghi di lavoro, la presenza di un solo bagno, senza doccia e senza alcun sistema di areazione, né naturale né artificiale, dentro cui vengono espletati i bisogni fisiologici ma utilizzato anche per la pulizia delle attrezzature sanitarie e perfino come deposito della biancheria sporca utilizzata nel corso del servizio. Pure la stanza dell’autista-soccorritore e un ambiente unico, privo di aerazione e di luce naturale per l’intera giornata, perché la finestra affaccia su un corridoio interno del nosocomio, mentre quella degli infermieri non dispone di un impianto di climatizzazione autonomo, con il ricorso a stufette personali per riscaldarsi. Anche l’ambulanza è priva di condizionamento, con temperature torride d’estate e molti rigide d’inverno.
Per ovviare a questo scandalo, la soluzione potrebbe essere quella di reperire dei locali alternativi ma fuori dal complesso ospedaliero, ipotesi che però viene contestata da chi ritiene che i due apparati (compreso il pronto soccorso) non possono essere distanti tra di loro, oppure la messa a disposizione di altri vani da parte del Policlinico di Foggia che detiene la proprietà dell’intero “Lastaria”.
Intanto, la Centrale operativa provinciale, a gestione Asl, ha fatto sapere di aver espletato nell’anno appena terminato 77.509 interventi, 5.894 in più rispetto al 2024 (71.615). Più nel dettaglio, la suddivisione è stata tra 8.168 casi classificati come codice rosso, cioè situazioni di immediato pericolo di vita, 53.013 di codice giallo, cioè urgenze con un rapido intervento sanitario, 11.757 codici verdi, cioè per condizioni cliniche stabili ma bisognose di valutazione, 5.571 codici bianchi cioè con bassa criticità.
Naturalmente, il periodo più intenso è stato quello estivo, tra giugno e agosto con quasi 22 mila missioni.
Il direttore Stefano Colelli ha commentato con soddisfazione le performance dell’intero sistema di “Emergenza Territoriale”, riferendo pure che, a proposito della carenza di personale medico, attualmente la pianta organica prevede 129 unità a fronte di una presenza di soli 49 professionisti, 29 nelle postazioni mobili e 20 in quelle fisse medicalizzate.
Un corso di formazione recentemente terminato promette di alleviare il contesto, con l’immissione di forze fresche nel settore, visto che i nuovi abilitati hanno acquisito competenze specifiche in gestione avanzata delle vie respiratorie, shock cardiogeno, manovre di rianimazione cardiopolmonare, accessi venosi, gestione del politrauma, emergenze in ambito ostetrico e ginecologico, gestione delle emergenze nei pronto soccorso, emergenze pediatriche, aspetti medico-legali connessi all'attività di emergenza.
r.z.
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