Biccari caput Monti dauni
Di spopolamento, marginalità e disagi legati alla logistica e ai servizi è pieno il web, i discorsi dei politici e i racconti dei residenti dei Monti dauni, il complesso di 29 Comuni della Capitanata che avrebbero effettivamente bisogno di meno parole e più soluzioni. Ma c’è chi in questi ultimi anni non ha solo parlato, perché poi alcune iniziative concrete le ha messe in atto, costruendo un sistema sociale ed economico che è diventato esempio nazionale di buone pratiche.
E non è un caso che proprio a Biccari sabato scorso sia andato in scena un evento di carattere scientifico, intitolato “Borghi, comunità, futuro”, dedicato ai temi della rigenerazione dei territori periferici, con particolare attenzione a economia circolare, transizione energetica e riuso del patrimonio edilizio come leve per nuove forme di sviluppo e residenzialità. Della portata dell’appuntamento probabilmente non si comprenderà tutto subito, mentre ha mostrato di averlo compreso il Cnr che ha promosso l’incontro scegliendo il borgo anche come riconoscimento del lavoro svolto e animato innanzitutto dall’ex sindaco Gianfilippo Mignogna, il regista dei processi di rigenerazione comunitaria e oggi affermato divulgatore con interventi e pubblicazioni che trattano la materia partendo dai luoghi e dalle persone. Le case in vendita a prezzi bassissimi, la valorizzazione del patrimonio boschivo, la promozione dei prodotti eno-gastronomici, l’accoglienza di stranieri, soprattutto sudamericani, intenzionati ad acquisire la cittadinanza italiana sono pilastri di un percorso che viene studiato da chi vuole capire come si fanno azioni efficaci.
La mattina è stata dedicata agli speech degli ospiti invitati a un appuntamento rivolto agli addetti ai lavori e per di più molto partecipato, nel pomeriggio c’è stato spazio per un workshop di operatori locali, elementi di un laboratorio finalizzato alla restituzione condivisa dei lavori e all’individuazione di azioni prioritarie.
Il risultato finale è stato un elenco di proposte e propositi, tra cui tradurre le compensazioni degli impianti rinnovabili in programmi di innovazione sociale e ripensare le comunità energetiche come vere e proprie fondazioni di comunità, riusare gli immobili abbandonati per nuove attività, potenziare la vocazione sociale dei piccoli comuni con strutture sociosanitarie di prossimità, pianificare e attivare la filiera del legno con risvolti occupazionali, riattivare i pascoli, valorizzare i sentieri e il turismo lento, potenziare i programmi di turismo rurale.
L’iniziativa si è inserita nel quadro del Prin Pnrr C@re – Italian Historic Villages Regeneration Through Circular Ecological Heritage Communities, coordinata da Antonia Gravagnuolo, ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, sviluppata in collaborazione con Luca Tricarico, ricercatore del Cnr nell’Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica Sostenibile.
“Fino a quando avremo attenzioni come questa, fino a quando ci saranno le luci accese di inverno, c’è sempre la speranza di non rimanere sconfitti – ha riferito Mignogna – anche se viviamo una fase molto delicata e difficile, soprattutto perché il Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne non è stato felicissimo. Abbiamo visto passaggi abbastanza discutibili e anche la recente classificazione nazionale dei comuni montani ha creato preoccupazioni che speriamo di scongiurare con un decreto migliorativo di quello che abbiamo visto annunciare. La verità è che non è chiara quale sia la visione politica generale di questi territori e ci aspettiamo un segnale forte anche dalla nuova Giunta regionale. A ogni modo, qui c’è gente che non si arrende e continua a lavorare, immaginando delle traiettorie di sviluppo. L’idea di oggi di mettere insieme esperienze e competenza va proprio in questa direzione, cercando di tirare fuori alla fine documenti programmatici da sottoporre a chi ci governa. Noi pensiamo sempre che queste aree si possono salvare attraverso la persone che le abitano e quindi ascoltiamo cittadini, associazioni e aziende”.
E nell’auspicato sviluppo delle Aree interne un ruolo fondamentale lo svolgono naturalmente i tecnici del settore sotto varie competenze, ma ovviamente la politica deve fare il suo, specie quello che opera dal basso, a stretto contatto con le popolazioni che nello stesso tempo diventano attori e spettatori di certi cambiamenti. Ma se nuovi processi devono produrre nuove politiche, questi temi occupano poi davvero le campagne elettorali locali e trovano rispondenza nella gente? Quanto "spostano" in termini di consenso?
A questa domanda hanno risposto i sindaci di Biccari, Casalvecchio e Troia, rispettivamente Antonio Beatrice, Noè Andreano e Francesco Caserta.
Questo è il sunto della loro posizione condivisa: “Il consenso non arriva principalmente da argomenti come questi, anche perché sono discorsi a lungo termine che comunque sottendono a una visione che ciascuno deve avere per la sua comunità e nel nostro caso per tutti i Monti dauni. È chiaramente più facile fare presa sul rifacimento di una strada o ripristinare la luce davanti all’abitazione, mentre solo più recentemente le persone si stanno accorgendo che la casa accanto alla propria è rimasta vuota, il negozio ha chiuso e ci sono meno servizi di cui fruire. I problemi cominciano allora a sorgere realmente e materialmente, ma il processo educativo e di consapevolezza di destino comune è ancora lungo e complesso”.
Riccardo Zingaro
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