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'Come si sviluppa un territorio'

L’incontro promosso sabato scorso dal Cnr a Biccari, e intitolato “Borghi, comunità, futuro”, è stato intervallato da momenti di dialogo e confronto. Sono intervenuti anche Luigi Fusco Girard, professore emerito dell’Università di Napoli Federico II, Marco Bussone, presidente nazionale dell’Unione Nazionale Comunità ed Enti Montani, Mario De Angelis, presidente nazionale Settore Foreste di Fedagripesca–Confcooperative, Andrea Zanzini, project leader di “Appennino Hub”, Emma Taveri, Ceo di Destination Makers che ha illustrato la sua esperienza di marketing territoriale applicata a Brindisi dove è stato anche assessore fino a poco tempo fa.

“Siamo venuti qui anzitutto ad alimentare le attività già ferventi visibili sul posto – ha introdotto Antonia Gravagnuolo, ricercatrice dell’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale che ha sviluppato l’iniziativa assieme al collega Luca Tricarico dell’Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica Sostenibile, e all'ex sindaco Gianfilippo Mignogna – e poi creare le condizioni per indirizzare meglio percorsi e buone pratiche. Noi pensiamo che i tre capisaldi indicati siano la base di una programmazione e progettazione condivisa, ricorrendo ad azioni che iniziano sempre per ‘r’, come recupero, riuso, riduzione, ripensare. In questi anno abbiamo visto che anche in altri paesi europei molte iniziative sono state incentrate sulla bellezza non solo estetica, indicatore della salubrità di un territorio sano. In Italia, oltre Biccari, gli esempi sono molteplici di come un tema possa essere sviluppato in maniera originale per poi diventare fonte di reddito, attrazione o valorizzazione, dai rifiuti all’agricoltura, dall’artigianato ai servizi socio-sanitari. Le strategie generali che ritornano sempre per creare un ‘borgo circolare’ sono: costruire una comunità energetica autosufficiente, sviluppare una filiera agricola rigenerativa, valorizzare il patrimonio paesaggistico culturale, rafforzare e integrare servizi de prossimità, rendere il luogo accessibile e connesso, incentivare l'imprenditorialità locale e l'attrattività abitativa, promuovere sistemi di governance cooperativa l'economia della condivisione del recupero, rafforzare l’identità territoriale. E i criteri di valutazione devono passare attraverso proprio bellezza, la sostenibilità e l’inclusione”.

Il contributo accademico di Fusco Girard, docente di Economia Ambientale: “Io penso che la dimensione culturale di un territorio debba partire dal basso con i giovani, i quali rappresentano l'energia della società. Io noto un indebolimento di questo fervore, noto meno visione del futuro, perché poi vanno bene tutti i progetti e i propositi, ma la comunità locale deve essere il motore, con un’interazione circolare tra le persone che diventano energia sociale. È nelle comunità che si crea l'idea stessa di noi, le azioni dall'alto vanno bene perché significano soldi e investimenti, ma ci vuole il potenziale dal basso. L’agricoltura è una traccia di lavoro da seguire, ma in generale dobbiamo creare reti per far maturare un'opinione pubblica”.

E se si parla di agricoltura (e foreste), Biccari può mettere sul tavolo la straordinaria esperienza della cooperativa Ecol Forest, guidata dallo stesso De Angelis, con la gestione del bosco e la creazione del frequentatissimo Parco Avventura. Il fatturato è di 2 milioni di euro, sulla base di 55 mila presenze nell’ultimo anno, magari solo per una visita e un’escursione, e pure oltre mille pernotti nelle case degli alberi. “Dobbiamo misurarci con il progressivo abbandono di certi territori – ha riferito – favorito dalla politica che ha incentivato la corsa alle città. Oggi in Italia ci sono 12 milioni di ettari di boschi, il 38% del totale, più di quanto è destinato all'agricoltura, con una continua sottrazione di servizi e attenzione. 50 milioni di italiani vivono nel 30% del territorio. È così che poi nascono le diseguaglianze con buona pace della Costituzione. E allora ecco che ci vuole una visione, la nostra è la più difficile, perché prevede la multifunzionalità del bosco, una follia per molti, ma noi ci stiamo riuscendo e abbiamo altri investimenti in cantiere, dopo aver dato lavoro a 25 persone, essere stati premiati e certificati Pfc a livello nazionale. Abbiamo creato una connessione tra uomo e natura che peraltro ha un impatto sociale ed economico sulla comunità locale: il nostro cestino del pic-nic è composto da prodotti locali. Possiamo arrivare a oltre 100 mila presenze, ma dobbiamo verificare pure se Biccari è pronta a questo afflusso”. 

“Qui non devo insegnare nulla – ha detto Zanzini – ma posso raccontare che dalle nostre parti abbiamo creato un incubatore di impresa per le Aree interne, ripartendo dalla rianimazione di alcuni paesi, anche piccolissimi come San Leo, dove la riapertura del forno è stata decisiva. Abbiamo capito che si possono fare cose strutturate se poggiate su un’impresa e continuità economica, altrimenti diventano bei discorsi, esperienze straordinarie ma poi sono destinate a finire. E infatti puntiamo sulla formazione, con già 450 esperienze già iscritte e 80 percorsi selezionati, tutte situazioni basate sui luoghi e le rispettive comunità. Perché così le persone si radicano profondamente nei territori in cui vivono e operano, elevano il genius-loci, assumono un ruolo attivo nella co-produzione di valore economico, sociale e ambientale. Non si limitano a fornire servizi, ma partecipano alla costruzione di comunità coese e resilienti, affrontando ferite, mancanze e conflitti e mettendosi in gioco, investimento di sé in quel luogo e non in altri, come animatori di aziende ma anche abitanti. Il valore dell'abitare è centrale, specie in un momento storico in cui c’è maggiore attenzione alla qualità della vita, con nuove visioni ed energie che qualcuno ha importato dopo aver acquisito conoscenze dal mondo che ha vissuto in precedenza. Se avessimo pensato di far riaprire quel forno con gli stessi orari e gli stessi ritmi di lavoro, non sarebbe nemmeno partito, perché ora il pane si fa di giorno, la sera viene dedicato a sé stessi e la notte di dorme. È una nuova antropologia del lavoro giovanile che pretende il diritto al tempo libero rispetto alla vita lavorativa, anche per un migliore equilibrio mentale”.

Tutto questo ha ovviamente bisogno di relazioni ma anche di considerazioni da parte della politica, a tutti i livelli, così come ha affermato Bussone, uno che a Biccari è di casa, perché conosce bene cosa stia avvenendo da anni sul posto: “Questi argomenti sono molto dibattuti con grande coinvolgimento dell'opinione pubblica – ha detto – sebbene sia molto affidato ai racconti dei media locali piuttosto che del mainstream. A ogni modo, sarebbe naturale, ma non scontato, che certe buone pratiche debbano essere tradotte in nuove politiche. L’Italia è all’avanguardia in materia legislativa sui piccoli comuni, ma altri Paesi stanno facendo meglio di noi per superare le frammentazioni. Perché poi c’è il problema delle competenze: nelle regioni, per esempio, ci sono tecnici in grado di comprendere questioni agroforestali vissute ogni giorno da chi sta sul posto e chiede sostegno, magari abolendo confini amministrativi? Oppure introdurre nuovi strumenti di governo per le case vuote. Dovremmo puntare alla costruzione di una nuova democrazia, partendo dai centri minori che conservano opportunità di crescita anche migliori di quelle visibili solo nelle città, c'è tanta ricchezza che deve però essere saldata con i legami delle persone capaci di stare insieme, rinunciando possibilmente a qualcosa di proprio”.

r.z.

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(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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