Incassi e turismo dopo Lucera Capitale
C’era grande attesa per le performance numeriche di Lucera collegate direttamente all’anno appena terminato in cui la città ha svolto il ruolo di Capitale regionale della Cultura, con una spesa di circa 2 milioni di euro di fondi pubblici, tra risorse di bilancio comunale e regionale. Ora si può fare un raffronto tra la narrazione di chi organizza e gestisce e la realtà dei fatti, tra gli investimenti realizzati e i ritorni non solo economici, ma anche sociali e strutturali, come peraltro viene espressamente richiesto proprio a iniziative di questo tipo.
Il bilancio è analizzabile su due fronti: quello della ricettività turistica vera e propria e anche quello degli incassi legati al pagamento dei biglietti per gli ingressi ai monumenti.
Nel primo caso, i dati secchi riportati dall’Osservatorio regionale sono questi: 20.186 arrivi e 41.266 presenze. Nel 2024 erano stati rispettivamente 15.249 e 29.716, per cui si tratta certamente del risultato migliore degli ultimi cinque anni che coincidono con il governo del sindaco Giuseppe Pitta, insediatosi a fine 2020. Ma rappresentano un elemento oggettivamente soddisfacente?
Nel breve periodo sicuramente sì, ma basta andare di qualche altro anno indietro nel tempo, per vedere che la proiezione è semplicemente tornata ai livelli pre Covid del decennio scorso che si era chiuso nel 2019 con ben 51.656 presenze, mentre gli anni precedenti ancora hanno sempre galleggiato intorno ai 41 mila di media, con una forbice tra i 32 mila (del 2017) e i 49 mila (del 2010).
Singolare il fatto che il mese di agosto, quello delle consuete Feste patronali e che nel 2025 ha ospitato eventi di grosse proporzioni e fortemente sostenuti economicamente, abbia fatto registrare addirittura una flessione rispetto al 2024, passando da 2.317 a 2.145 arrivi e da 4.748 a 4.444 presenze, interessando sia la componente italiana che straniera.
“Sui flussi generati da Lucera Capitale si poteva fare molto di più - ha riferito Vito Maggiore, responsabile dell’hotel Hori, la più grossa struttura ricettiva cittadina – nonostante un riscontro lievemente positivo registrato. Non sta a me analizzare le cause che hanno frenato alcune potenzialità, ma secondo il mio punto di vista è mancato un po’ di coraggio in alcune scelte e soprattutto la capacità di unire intenti e forze, tra i privati e anche tra pubblico e privato, problema che nessuno onestamente riesce a risolvere. Per quanto ci riguarda, abbiamo cercato di contribuire anche direttamente ad alcune situazioni che meritavano il nostro sostegno, in collaborazione con il Comune con il quale ci siamo riconosciuti reciproca disponibilità. Dal punto di vista strettamente numerico, il bilancio alla fine è basso, e questo fa aumentare il rammarico per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, anche perché ho percepito una mancanza di visione a medio-lungo termine. Posso fare l’esempio di Pesaro, però Capitale ‘italiana’ della cultura 2024, dove è stato fatto un progetto organico per il nostro settore, e ho la testimonianza di colleghi che riferiscono di stare lavorando bene ancora oggi, anche a distanza di tempo da quando il titolo non è più della città marchigiana”.
Per quanto riguarda gli incassi dai biglietti per i monumenti, c’è da fare una doverosa ma relativa tara della prolungata chiusura, in vigore da marzo in poi, dell’anfiteatro sottoposto a interventi di riqualificazione e ampliamento dei posti a sedere. In realtà le modalità di accesso disposte dal Comune prevedono soprattutto l’acquisto, ma non obbligatorio, di un pacchetto omnicomprensivo che comprende anche la fortezza svevo-angioina e il museo civico, per cui sarebbe tutta va verificare la reale incidenza al ribasso di chi eventualmente avesse voluto visitare solo il sito romano che nell’anno appena concluso ha ospitato comunque manifestazioni pubbliche, ma sempre con ingresso gratuito, tranne il caso del Torneo delle Chiavi il cui ricavato è finito all’ente stesso.
Alla fine, nelle casse di Palazzo Mozzagrugno sono finiti quasi 39 mila euro, leggermente meno del 2024, più o meno la stessa cifra anche del 2022, mentre l’esercizio migliore è stato il 2023 con 52 mila, presumibilmente spiegabile con la coincidenza dell’introduzione delle modalità di pagamento con carte di credito e bancomat.
Riccardo Zingaro
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