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‘Palazzo Sant’Anna non si poteva vendere’

Ci è voluto uno studio approfondito da parte dell'assessore comunale al Patrimonio Sefora Tetta, che in effetti stava lavorando da mesi sul dossier che era sul suo tavolo praticamente dall'insediamento di agosto dell’anno scorso, per fare una “scoperta” che almeno in linea teorica accende una luce completamente diversa sulle sorti e soprattutto sul futuro di Palazzo Sant’Anna.
L’immobile sarebbe sempre stato di competenza e proprietà pubblica e finora in realtà non lo aveva detto nessuno, poiché adesso viene fuori che tutte le compravendite effettuate dal 2002 in poi sarebbero nulle, in violazione a diversi dettati legislativi e normativi in vigore all'epoca della prima alienazione dall'Ipab che lo deteneva come ente morale. 
Tetta ha effettuato un percorso a ritroso arrivando addirittura fino al 1621, anno di costruzione dell'edificio di Piazza Duomo, per ricomporre tutto il puzzle fatto di dichiarazioni, provvedimenti, pronunciamenti e pure sentenze, e ora questa nuova e clamorosa tesi determina automaticamente un cambio di approccio da parte del Comune. 
L’Amministrazione Pitta ha annunciato di aver già messo al corrente delle proprie risultanze legali il ministero della Cultura, perché il nodo della questione è il seguente: si tratta di un fabbricato di valore storico, artistico e architettonico, e quindi automaticamente sottoposto a vincolo diretto, secondo quanto prevede prima la legge 1089 del 1939 e poi il Testo unico in materia di Beni culturali in vigore dal 1999, senza contare l'articolo 1418 del Codice civile che riguarda proprio la nullità dei contratti. 

In buona sostanza, la Soprintendenza avrebbe dovuto esprimere una vera e propria autorizzazione in occasione dell'ormai famosa vendita di fine ottobre 2002 a beneficio della Società Costruzioni Generali di San Severo, quando Palazzo Mozzagrugno a sua volta avrebbe potuto esercitare il diritto di prelazione che in effetti non ha avanzato. E alcun valore avrebbe la successiva rinuncia espressa dal Consiglio comunale in carica ai tempi dell'amministrazione Labbate, "perché è stata soltanto manifestata l'assenza di interesse a un eventuale utilizzo", ha spiegato Tetta, ricordando pure che qualche anno fa sia stato apposto anche il vincolo indiretto sulla facciata, segno evidente della rilevanza del manufatto.
E se a questo punto andasse tutto nella direzione indicata a Corso Garibaldi, con il reale, concreto e diretto coinvolgimento del dicastero e soprattutto del Segretariato regionale per i Beni culturali chiamato a esercitare un ruolo primario nella vicenda, quali risvolti potrebbero scaturire anche nei confronti dell'attuale proprietà della Gng di Pierluigi Ciccarelli? È questione economica ma anche gestionale e politica.

"Questo non è il momento di accertare delle responsabilità che mi pare ci siano e anche abbastanza diffuse – ha commentato il sindaco Giuseppe Pitta durante una conferenza stampa convocata appositamente ieri sul tema – ma è evidente che questa situazione produce delle nullità dal punto di vista giuridico. A ogni modo, ora la partita sale di livello, perché nel nuovo scenario ci sarà lo Stato accanto a noi nella risoluzione di questa controversia su cui tanto si è parlato ma poco si è fatto finora. Grazie al lavoro dell'assessore e della struttura tecnica dell'ente, si apre una strada nuova con una lettura diversa del problema. Questo non significa che il palazzo finirà nel patrimonio comunale perché si tratta di elementi e valutazioni da vedere in seguito, ma almeno sappiamo come muoverci, anche in relazione a una proprietà che non si è mai rapportata con il Comune".

Il riferimento non è casuale, perché se la questione dovrà inevitabilmente passare da un procedimento amministrativo sul quale non si esclude un altro tormentato contenzioso, nel frattempo sarebbe stata data un’accelerazione anche sul piano della messa in sicurezza e salvaguardia del decoro estetico e strutturale del luogo, specie a seguito dei recenti accadimenti che hanno visto la deturpazione di una parte della recinzione ormai vetusta, oltre alla presenza di numerosi rifiuti. Dalla situazione rilevata poco meno di un mese fa, è scattata l’ennesima ordinanza senza che abbia fatto seguito un adempimento da parte del privato, secondo quanto riferito dallo stesso Pitta che ha annunciato un provvedimento esecutivo, ricorrendo a quei 500 mila euro presenti in bilancio già da diversi esercizi finanziari, da utilizzare con un’azione “in danno” della proprietà privata. 

“Il dirigente del settore Opere Pubbliche, Antonio Lucera – ha riferito Pitta – ha firmato un’ordinanza con cui sono stati disposti interventi specifici per la ricostruzione della staccionata e la pulizia di un’area che presenta numerose criticità igienico-sanitarie, anche con la previsione di un nuovo telo da apporre sul prospetto principale. Mancano i dettagli per l’individuazione della ditta esecutrice, e il prossimo passaggio sarà l’affidamento di un incarico a un pool tecnici con dentro almeno un architetto e un ingegnere strutturista, con il compito di progettare il rifacimento della facciata. Ci vuole coraggio per fare operazioni del genere, e noi timore non ne abbiamo mai avuto, sempre con l’obiettivo di trovare una soluzione attesa da quasi 25 anni. Oggi possiamo dire di aver fatto più di chiunque altro, e non escludo nemmeno una nuova segnalazione di carattere penale a seguito della mancata ottemperanza di quanto ordinato il 9 gennaio”.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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