Quei mattacchioni di Fratelli d'Italia
Era il 16 febbraio 2025, una domenica mattina dedicata al primo congresso cittadino di Fratelli d’Italia a Lucera, con l’elezione per annunciata acclamazione del segretario cittadino e contestuale designazione del direttivo. In quella occasione, la cosa più rilevante fu lo screzio con il sindaco Giuseppe Pitta, presente ai lavori ma accusato pubblicamente da Antonio Di Battista di incapacità e inefficienza nel governo della città, dichiarazioni a cui hanno fatto seguito diversi comunicati dello stesso tenore nei mesi successivi.
Sembrava il nemico numero uno da abbattere in ogni maniera, e invece un paio di settimane fa gli stessi meloniani, in buona compagnia, hanno fatto sostanzialmente sapere che proprio Pitta sarebbe stato buono addirittura per guidare la coalizione di centro-destra. Se poi il diretto interessato sia disponibile, lo si dovrebbe vedere nel giro di qualche settimana.
A ogni modo, si tratta di un’inversione a U che non era nemmeno l’ultima nel partito, visto che ora pare sia scoppiata di nuovo la pace in Via Gramsci dove diatribe e divisioni andavano avanti da mesi. Poco fa è stata resa nota da un comunicato congiunto tra dirigenza e gruppo consiliare una “ritrovata coesione e unità di tutte le sue componenti interne, frutto di un percorso politico fondato sul dialogo, sul rispetto reciproco e su una visione condivisa per il futuro della nostra comunità. Abbiamo esercitato con senso di responsabilità e capacità di sintesi il ruolo di partito trainante della coalizione, lavorando con determinazione per favorire una riappacificazione autentica e costruttiva al proprio interno. Un impegno che nasce dalla consapevolezza che solo attraverso compattezza, chiarezza di obiettivi e spirito di squadra sia possibile offrire a Lucera una proposta politica solida, credibile e vincente”.
Ma non erano gli stessi che da un lato avevano chiesto la decadenza di Francesco Russo dalla carica di consigliere comunale e dall’altra era stata presentata una denuncia alla Commissione Nazionale di Garanzia a Roma, con tanto di istruttoria, processo e sentenza? Sì.
Ma non erano gli stessi che alle elezioni regionali di due mesi fa hanno svolto attività separata, sostenendo candidati diversi? Sì.
Quindi, fino a pochi giorni fa una lotta interna durissima, mai vista a tali livelli formali, molto seguita da Luceraweb in tutti i suoi passaggi, è stata cancellata con una comunicazione di 2.365 caratteri. Mancava solo la chiosa finale: “Abbiamo scherzato, ci volevamo solo un poco divertire e far perdere tempo a chi ne doveva dare conto mediaticamente”.
Invece no, fanno sul serio, assumendo un atteggiamento solenne di chi ora è pronto a gettarsi nella campagna elettorale, indirizzata più che altro per mancanza di reciproche alternative. Tutti insieme, ora, hanno proclamato l’intenzione di voler “iniziare a fare politica. Seriamente. E nessuno può tirarsi indietro, alla luce di un panorama politico desolante dove il personalismo la fa da padrone e ci si scontra non su idee e programmi, su quale sia la visione della nostra città per i prossimi cinque anni, ma solo su ‘chi deve stare con chi’ o sulle prebende da distribuire ad alleati ed amici”.
Sarebbe opportuno spiegare meglio di quali prebende e di quali amici e alleati si stia parlando, perché sul ‘chi debba stare con chi’ sembra ormai chiaro che da nessun fronte sarà chiaro fino al giorno della presentazione delle liste. Anzi anche dopo, se poi qualcuno magari volesse ricordare seriamente dove sono andati nel 2020 certi pacchetti di voti tra il primo turno e il ballottaggio.
r.z.
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